FILM

Stan Lee torna a parlare grazie all’IA: cosa succederà davvero ai fan Marvel?

A quasi otto anni dalla sua morte, la voce e l’immagine di una delle figure più amate della Marvel tornano a disposizione del pubblico attraverso l’intelligenza artificiale. Un progetto che promette di avvicinare ancora una volta Stan Lee ai suoi fan, ma che solleva anche interrogativi tutt’altro che semplici.

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Stan Lee potrebbe tornare a parlare. Non attraverso un film inedito, una registrazione dimenticata o un nuovo cameo recuperato dagli archivi, ma grazie all’intelligenza artificiale. La notizia, annunciata nel maggio 2026, riguarda una collaborazione tra Stan Lee Universe ed ElevenLabs, società specializzata nelle tecnologie vocali e generative. L’accordo permette di portare sulla piattaforma la voce e l’immagine digitale del leggendario autore Marvel, scomparso nel 2018.

È una di quelle notizie che sembrano uscite direttamente da una storia di fantascienza. Eppure è già realtà. La voce ricostruita di Lee è disponibile su Eleven Reader e sull’Iconic Marketplace di ElevenLabs, mentre la sua likeness, cioè la rappresentazione digitale del suo aspetto, viene utilizzata attraverso specifici strumenti creativi. Non si tratta quindi soltanto di conservare vecchie registrazioni, ma permettere alla tecnologia di generare nuovi contenuti utilizzando una versione autorizzata dell'identità di Stan Lee.

La parte forse più suggestiva del progetto riguarda proprio la voce. ElevenLabs spiega di aver costruito la replica utilizzando registrazioni professionali di Stan Lee, cercando di riprodurne il timbro, l'energia e il modo inconfondibile di raccontare una storia. La voce è stata resa disponibile sia nell’ecosistema della società sia nell’app Eleven Reader. E c'è un progetto particolarmente curioso. Si chiama Stan Lee Book of the Month Club e prevede la pubblicazione di classici della letteratura letti proprio dalla voce artificiale del creatore di Spider-Man. Il primo titolo scelto è L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, inserito nel progetto a partire da giugno 2026. L'iniziativa prevede inoltre ulteriori opere di pubblico dominio nel corso dei mesi successivi.

Ma perchè questa scelta? Stan Lee è stato per tutta la vita un narratore prima ancora che un semplice autore di fumetti. La sua capacità di parlare direttamente al pubblico, di presentare i personaggi e di trasformare il rapporto con i lettori in una sorta di conversazione continua è diventata parte integrante della sua immagine pubblica. Adesso quella voce può tornare a raccontare storie. Ma non è più la voce biologica dell'uomo che l'ha pronunciata. È una ricostruzione digitale ottenuta attraverso l'intelligenza artificiale.

La collaborazione non si ferma all'audio. ElevenLabs ha annunciato anche strumenti che consentono di utilizzare la rappresentazione digitale di Stan Lee all'interno di contenuti generati dall'intelligenza artificiale. Per gli utenti, l'esperienza è pensata soprattutto in chiave personale e non commerciale, mentre gli eventuali utilizzi commerciali della sua immagine sono soggetti a licenza attraverso Stan Lee Universe. È un dettaglio importante, perché chiarisce che non siamo di fronte a una sorta di archivio digitale completamente libero. L'immagine, la voce e gli elementi distintivi associati a Stan Lee sono infatti gestiti nell'ambito dei diritti detenuti da Stan Lee Universe. In altre parole, un fan potrà vivere un'esperienza virtuale ispirata a Stan Lee, ma un'azienda che volesse utilizzare la sua immagine per una campagna pubblicitaria dovrà seguire un percorso differente e ottenere le autorizzazioni necessarie.

La domanda più interessante, però, è un'altra: perché questa operazione appare allo stesso tempo così naturale e così inquietante? Stan Lee è una delle figure che hanno maggiormente contribuito a trasformare il fumetto supereroistico americano. Insieme a disegnatori e autori come Jack Kirby e Steve Ditko partecipò alla nascita e allo sviluppo di personaggi destinati a diventare icone mondiali: Spider-Man, i Fantastici Quattro, Hulk, Iron Man, gli X-Men, Daredevil e gli Avengers sono solo alcuni dei nomi associati alla rivoluzione Marvel degli anni Sessanta.

Il suo contributo non riguardò soltanto la creazione di supereroi. Lee contribuì a renderli più umani, imperfetti, alle prese con problemi personali e conflitti interiori. Peter Parker, per esempio, non era soltanto un ragazzo dotato di poteri straordinari: era anche un adolescente con difficoltà, responsabilità e insicurezze. Questa capacità di parlare al pubblico ha reso Stan Lee una celebrità anche al di fuori delle pagine dei fumetti. Negli ultimi decenni della sua vita il suo volto è diventato inseparabile dalla Marvel, anche grazie alle numerose apparizioni cinematografiche nei film ispirati ai suoi personaggi. Ora l'intelligenza artificiale prova a compiere un passo ulteriore: trasformare il ricordo in una presenza digitale.

Un tributo o qualcosa di più inquietante? Ed è proprio qui che cominciano le domande. Da un lato, l'operazione può essere interpretata come un modo moderno per conservare l'eredità di un personaggio straordinario: la collaborazione è autorizzata da Stan Lee Universe e nasce con l'intento dichiarato di mantenere vivo il rapporto tra l'autore e il suo pubblico. Dall'altro, esiste una questione impossibile da ignorare: Stan Lee non può più decidere che cosa dire, come dirlo e soprattutto quali nuovi progetti accettare. La sua voce artificiale può leggere un libro che non aveva mai registrato. La sua immagine può comparire in una situazione che non ha mai vissuto. E, per quanto tutto questo avvenga nell'ambito di un accordo autorizzato, resta una distanza enorme tra preservare un'eredità e creare nuove performance attribuibili digitalmente a una persona che non c'è più. È un problema destinato a diventare sempre più attuale. Oggi riguarda Stan Lee; domani potrebbe coinvolgere attori, musicisti, scrittori e altre celebrità scomparse.

La tecnologia ha già dimostrato di poter ricreare una voce. La vera sfida, adesso, è capire quale limite vogliamo darle. E forse c'è un'ultima ironia. Stan Lee ha costruito gran parte della propria fortuna creativa immaginando mondi nei quali la realtà poteva essere continuamente reinventata. Oggi è la tecnologia a reinventare lui. Solo che, questa volta, non siamo dentro un fumetto. Siamo nel mondo reale.

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