Storia della televisione: Generation Kill
Un altro grande drama bellico targato HBO, Generation Kill è l'ennesima perla firmata da David Simon
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War is the motherfuckin answer
L'intreccio è ridotto al minimo, le concessioni al puro svolgimento sono poche, e così il senso stesso dell'opera si svela poco a poco. Il senso di Generation Kill è quello di narrare il paradosso di un'avanzata immobile, in cui la stessa ambientazione desertica rigetta sulle spalle dei soldati le aspettative di una soluzione, una svolta, anche solo un senso negli accadimenti. Band of Brothers, data la sua prospettiva storica, ma anche il diverso contesto bellico, poteva giocare su una narrazione più compiuta, maledettamente epica, su un sacrificio che aveva un senso perché diventava strumento di un percorso già tracciato. Dall'addestramento fino al covo del nemico, la percezione degli eventi non ammette conflittualità.
Generation Kill è invece rigidamente ancorato ad una visione presente che non elabora perché forse non c'è nulla da elaborare. È parente stretto di Redacted di Brian De Palma, ma anche dell'Over There andato in onda su FX pochi anni prima, è un "deserto dei Tartari" in movimento, in cui la frustrazione è rappresentata dall'orizzonte sabbioso e dall'impossibilità, per i soldati, di sparare un colpo (ma questa si sbloccherà presto). E non c'è gloria da ricercare, non perché il male non esista, anzi, ma perché la serie rifiuta quella rigidità che invece era così facile identificare in altri conflitti, in cui l'intervento era più chiaro, più legittimo. Per avere una dimensione immediata della distanza, basta confrontare la partita di baseball che chiude Band of Brothers e quella di football che chiude Generation Kill.