Storia della televisione: The Sopranos
La parabola umana di Tony Soprano, personaggio chiave della storia della televisione, in The Sopranos, forse la migliore serie mai realizzata
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Se il primato in questione può essere oggetto di dibattito (qualcuno gli preferirà The Wire o altre), il valore assoluto della serie della HBO è indiscutibile. Si tratta di un'opera totale e immane eppure così imperniata sulle sue individualità, una serie altissima nei riferimenti eppure godibile come poche altre, erudita eppure leggerissima. I Soprano scompone le categorie del genere gangster per farne materiale da grande romanzo americano. Senza un crollo, senza la minima flessione, nelle sei stagioni e ottantasei episodi complessivi ha utilizzato in modo impeccabile i simboli e le forme del racconto per narrare le incrinature nascoste di un intero modello di pensiero. Esistenzialismo e sogni, postmodernismo e identità culturale: il tutto, forse, per raccontare l'esigenza e la libertà di potersi sentire infelici, o almeno insoddisfatti.
Tony Soprano (James Gandolfini), boss della malavita nel New Jersey, viene colto da attacchi di panico. Finisce presso lo studio di una psicanalista, la dottoressa Jennifer Melfi (Lorraine Bracco), con la quale inizia a confrontarsi circa i propri timori personali e la difficoltà di rispondere in modo adeguato alle aspettative che il suo ruolo imporrebbe. La stessa idea di andare in terapia appare assurda e imbarazzante a chi occupa una posizione di potere e non dovrebbe lasciar trasparire alcun segno di debolezza o fragilità. Mentre le sedute occupano parte della vicenda, seguiamo Tony al di fuori dello studio in relazione alla sua famiglia, o meglio alle sue due "famiglie".
Conosciamo quindi la moglie Carmela (Edie Falco) e i due figli Meadow e A.J. Carattere forte la prima, il che spesso la porta a scontrarsi con il marito Tony. Meadow (Jamie-Lynn Sigler) vive invece un progressivo percorso di presa di coscienza delle attività del padre, e anche questo provoca degli attriti. A.J. (Robert Iler) è il figlio problematico, sospeso a metà tra un senso di ribellione e la difficoltà ad uscire dall'ombra del genitore, con cui condivide parte delle difficoltà personali. Proprio il personaggio di Anthony Junior verso la fine della serie si fa portavoce di alcuni riflessioni esistenzialiste legate indirettamente al malessere del padre.

I'm like King Midas in reverse. Everything I touch turns to shit
Matthew Weiner, creatore di Mad Men, avrebbe applicato bene la lezione appresa mentre collaborava allo show. Lo stesso Don Draper, in altra epoca, in altro contesto, contiene in sé il fantasma di aspirazioni soffocate e terrori nascosti. La ricerca della felicità filtrata attraverso percorsi prestabiliti, la necessità di compiacere un sistema di valori, e antivalori come in questo caso, in cui l'individuo non esiste più, ma vale solo per il ruolo che rappresenta. Quella di Gary Cooper allora diventa una narrazione mitica, tipicamente americana, che si impone sul reale e che non lascia scampo perché, semplicemente, non può essere soddisfatta.
Come un lungo romanzo televisivo che perpetua e richiama se stesso, questa idea viene ribadita in molti prodotti, da Bojack Horseman a Halt & Catch Fire: spettacolo, mercato, criminalità, nulla sfugge. Ne consegue che Tony Soprano, al di là delle sue qualità individuali, è una figura simbolica. Rappresenta un'America senza identità, senza punti di riferimento, che collettivamente è sotto psicanalisi, ma tiene il tutto segreto. Tony è l'uomo del Novecento, e forse del Duemila, disgregato e spaventato. È Zeno in conflitto con se stesso, acuto nel definire il resto del mondo, ma bloccato nella negazione di sé. È un Edipo contemporaneo, mai guarito dal legame con la madre Livia. È un Charles Foster Kane alla perenne ricerca della sua slitta.

La scrittura di David Chase e degli altri autori riesce a conciliare un'idea di racconto quotidiano con un intreccio che riesce ad essere affascinante senza dover mettere alle corde lo spettatore. C'è l'idea di raccontare una determinata identità culturale attraverso stereotipie, manie e rituali normali come il consumo del cibo (quanti sandwich divorati nelle stagioni!). Si racconta un codice di comportamento che invade tutto nei rapporti, dalla moralità, al linguaggio alla sfera sessuale (anche qui, il sesso orale è ammesso ma deve rimanere un affare privato). Il contesto risente molto della lettura di Scorsese, soprattutto quello di Quei Bravi Ragazzi (il criminale in accappatoio sul pianerottolo), ma riesce anche ad andare oltre, raccontando aspirazioni, metafore, sogni perfino.
Emblematico l'episodio Pine Barrens, tra i più noti della serie, scritto da Tim van Patten e Terence Winter. Una puntata che si focalizza sul tentativo di sopravvivere di Paulie e Christopher in mezzo ad un bosco innevato. La minaccia esterna, mai manifesta, è quella di un gangster russo che potrebbe o non potrebbe essere sopravvissuto ad uno scontro. Le sorti di quel personaggio non si scopriranno mai. Ora, in questo spazio di indecisione, che per qualunque narrazione coerente sarebbe impensabile, si cela la forza di un racconto postmoderno, estremamente sperimentale e libero da legami. I personaggi in scena, e noi con loro, attendono di essere ripagati dall'apparizione di un personaggio che non giungerà mai. Una riflessione che si lega inevitabilmente con lo storico e dibattuto finale della serie (seguono spoiler sul finale).
You probably don't even hear it when it happens, right?
I Soprano è postmoderno nel senso che si è guadagnato, tramite una forma e un contenuto impeccabili, il diritto di emanciparsi da quelle strutture del racconto che tanto disperatamente andiamo cercando, salvo poi lamentarci di una eccessiva omogeneità. Chase avrebbe voluto estendere ancora lo schermo nero, chiudendo tutto con il semplice logo della HBO, ma l'emittente rifiutò una soluzione così drastica. In cambio abbiamo alcuni secondi di schermo nero, un vuoto che prende in contropiede lo spettatore nel momento di massima vulnerabilità, tanto da portarlo a credere ad un guasto di qualche tipo.
Invece di staccare subito sui titoli di coda, abbiamo il vuoto e il silenzio. Eppure si tratta del silenzio più rumoroso della storia della televisione. La serie, nel momento più intenso di narrazione, stacca per concentrarsi su un approccio stilistico. Nel fare questo crea uno spazio di indecidibilità che contiene tutte le soluzioni possibili, tutti i percorsi narrativi percorribili, che sceglie ogni finale senza vincolarsi a nessuno. L'unica risposta possibile arriva a livello metanarrativo, e nemmeno questa è risolutiva. Quindi, tornando alla domanda centrale che dopo dieci anni continua a tenere banco, Tony Soprano è vivo o è morto? Entrambe.