Siamo nel “periodo delle classifiche”. Forse ve ne sarete accorti dalle 100.000 chart apparse sui vostri social e anche grazie a quelle già pubblicate sulle pagine di BadTaste.

A cui ora si va ad aggiungere pure la mia.

Fortunatamente, come già avvenuto negli anni scorsi, il mio compito in quanto fiero esponente della categoria “Uomo della strada” è quello di condividere con voi la mia top-ten, in ordine rigorosamente casuale e non d’importanza o di release, dei dieci migliori blockbuster, dei film “pop” che mi hanno colpito maggiormente. Insomma, non verrà menzionato alcun lungometraggio appartenente alla corrente del neo realismo uzbeko perché, pasafrasando il Sommo Stephen King, “sono l’equivalente giornalistico di un Big Mac”.

Largo alle danze.

 

Edge of Tomorrow

Tom Cruise. Sorriso splendido splendente come nella canzone della Rettore, faccia da schiaffi e codardo fino al midollo. Poster boy della guerra contro i micidiali alieni “Mimic” che si ritrova scaraventato, parecchio controvoglia, sul campo di battaglia.edge of tomorrow.jpg

E a vivere. E a morire. E a ripetere costantemente l’iter. Game over. Continue? Insert coin.

Forse il miglior film in quanto a riproposizione cinematografica delle dinamiche videoludiche, delle scene d’azione splendidamente dirette da Doug Liman e un Tom Cruise che, per almeno metà film, veste i panni di un tizio che sta agli antipodi dell’eroe coraggioso e tutt’ d’un pezzo.

E poi lei. Emily Blunt in versione “Full Metal Bitch”.

Edge of Tomorrow doveva essere il flop dell’anno. E, invece, è uno dei trionfatori del 2014.

 

Cattivi Vicini

La grande tradizione della commedia americana brutta, sporca, cattiva, ma soprattutto intelligente degli Harold Ramis e dei John Landis vive ancora grazie a quel manipolo di allegri cazzoni noti come Seth Rogen, Evan Goldberg, Nick Stoller, James e Dave Franco.

Cattivi Vicini unisce due grandi tradizioni della cinematografia a stelle e strisce, le frat house comedy e le pellicole a base di vicini di casa più o meno bizzarri, con un collante fatto di gag esilaranti che passano dallo slapstick VM 18 a un fantastico dibattito fra Zac Efron e Seth Rogen incentrato sul miglior Batman cinematografico.

 

Godzilla

Se non ci fosse la Legendary Pictures bisognerebbe inventarla.

Nel 2013 ci ha deliziato con Pacific Rim, lo splendido monster movie da 180 milioni di dollari di budget che, insieme a I Croods della DreamWorks Animation, è stato l’unico blockbuster del 2013 non basato su un franchise pre-esistente.

Quest’anno abbiamo potuto scoprire come l’affidare la rinascita cinematografica del re dei Mostri a un regista, Gareth Edwards, che prima di questo film aveva diretto l’apprezzato Monsters impiegando solo 500.000 $ (cifra che sul set di Godzilla sarà stata spesa probabilmente solo col catering), sia stata particolarmente azzeccata.

Edwards ha consegnato alle platee un Gojira più in forma che mai protagonista di un’avventura dal sapore fortemente spielberghiano.

 

Interstellar

Chi mi segue sui social sa bene quanto io, nolaniano di ferro, fossi estremamente scettico nei riguardi del nuovo progetto del filmmaker britannico.

Viaggi spazio temporali, wormhole, salvezza del genere umano. Pensavo che Nolan stesse per gabbarmi con una supercazzola come e più del conte Mascetti di Amici Miei.

Ma alla fine i concetti sopra esposti si sono solo rivelati essere il corollario di una storia che, tolto il Interstellargrandeur dell’IMAX e della splendida partitura musicale di Hans Zimmer, è tutta basata sull’amore di un uomo per sua figlia. In quello che si è rivelato come il film più umano, caloroso del solitamente algido autore inglese.

Certo, Christopher Nolan non è Steven Spielberg e manca quella capacità di andare dritto al nocciolo della questione con quella pragmaticità tipica del cinema americano.

Ma d’altronde al buon Nolan vogliamo bene anche perché è un nerd cervellotico, o no?

 

The LEGO Movie

Il 20% della mia top ten dei migliori blockbuster del 2014 è occupata da Phil Lord e Chris Miller. Inevitabile. The LEGO Movie poteva essere uno dei più smaccati esempi di marchette cinematografiche della storia della settima arte.

Quando già nel titolo compare il nome di una multinazionale il sospetto può anche – lecitamente – esserci.

Ma se un film è diretto da Phil Lord e Chris Miller e la multinazionale citata fa divertire da più di mezzo secolo coi suoi mattoncini colorati “bambini e bamboni” di ogni età, è altrettanto lecito aspettarsi una mossa Kansas City. E infatti con la sua esilarante, frenetica narrazione figlia di due registi con un evidente sindrome da deficit dell’attenzione e iperattvità, col suo inaspettato e profondo messaggio finale, col suo spirito “rivoluzionario e anti-corporativo” che gli è valso gli strali polemici di Fox News che lo ha definito “un film anti capitalista”, The LEGO Movie è il film più bello che la Pixar non ha mai fatto.

 

Grand Budapest Hotel

Sì, ok.

Ve lo concedo.

Non è un blockbuster nel senso stretto del termine. Ma – e grazie al cielo aggiungerei – i 170 milioni di dollari incassati dalla pellicola di Wes Anderson popolata da un cast che definire di Serie A sarebbe riduttivo, lo proiettano di diritto fra i “pop movies” del 2014.

Il signor Gustave e il suo lobby boy resistono, come fulgidi barlumi di civiltà, in un Europa ormai prossima al collasso sotto il giogo della barbarie nazista. In un racconto per immagini in cui gli stilemi abituali del cinema di Anderson raggiungono lo zenit assoluto.

 

Paddington

Il miglior film per famiglie di questo 2014. British fino al midollo (e, difatti, si tratta di un orsetto sconosciuto ai più qui nella penisola), una lettera d’amore a una delle capitali più belle del mondo, ma soprattutto un lungometraggio con una sceneggiatura a prova di bomba e dei personaggi con cui si entra subito in sintonia.

E, per una volta, una menzione d’onore al doppiaggio italiano: Francesco Mandelli, chiamato a fare le veci dell’originale voce di Paddington Ben Whishaw, è notevole e contenuto.

 

X-Men: Giorni di un Futuro Passato

Forse, in senso assoluto, non è il miglior cinecomic Marvel dell’anno. Quantomeno perché nel 2014 la concorrenza dei lungometraggi Made in Disney/Marvel è stata davvero agguerrita. Di certo era quello che attendevo con più curiosità per via dell’importante cast e del ritorno di Bryan Singer dietro la macchina da presa.

Poi volevo scoprire – e non ero di certo il solo – come la sceneggiatura del film avrebbe “azzerato” le brutture di X-Men: Conflitto Finale e della prima incursione solitaria di Wolverine al cinema. Giorni di un Futuro Passato non è di certo esente da difetti, ma si tratta sicuramente di un interessante reset per il franchise della 20Th Century Fox.

Poi potrei parlare anche della scena in cui Xavier, Wolverine e Quicksilver fanno scappare Magneto dal Pentagono, ma sarebbe quasi superfluo.

 

22 Jump Street

L’avevo detto. Il 20% di questa top ten appartiene a Phil Lord e Chris Miller. Con 22 Jump Street i due 22 jump street bannerdanno vita a uno dei sequel più metacinematografici e “consapevoli di sé” che si siano mai visto. E la coppia Channing Tatum/Jonah Hill è anche più in forma che nel precedente capitolo. Un delirio di
comicità che culmina con una sequenza di titoli di coda che, come si suol dire, vale da sola il prezzo del biglietto.

 

L’Amore Bugiardo – Gone Girl

Un thriller? Una satira ficcante sul mondo dei media? Un memento sui “pericoli” della vita di coppia?

L’Amore Bugiardo – Gone Girl di David Fincher è tutto questo e molto di più, perché è la stessa storia di Nick e Amy a insegnarcelo: non esiste una sola, assoluta verità. Il regista di Denver ci consegna la sua opera più solida, diretta e recitata da un cast in stato di grazia in cui il sorriso di Ben Affleck – che ti fa venir voglia di prenderlo a pugni in faccia – viene battuto solo dalla performance stellare di una Rosamund Pike meritevole di Oscar.