Oceania esce oggi nei cinema italiani, e noi continuiamo il nostro reportage dalla visita ai Walt Disney Animation Studios a Burbank qualche mese fa, dove abbiamo incontrato i realizzatori del film.

CREARE LE ISOLE DI OCEANIA

Jessica Julius (senior creative executive), Ian Gooding (production designer), Andy Harkness (art director, ambientazione e colore), Adolph Lusinsky (direttore delle luci) avevano il compito di creare un mondo ispirato dalle Isole del Pacifico e hanno condotto, insieme al loro team, lunghe ricerche visitando le Fiji, le Samoa, Thaiti, Aotearoa e le Hawaii per creare l’immaginaria isola di Vaiana, Motunui, oltre al vasto oceano ed alle isole che caratterizzano l’Oceania, il tutto come se i protagonisti fossero vissuti 2.000 anni fa. Anche il più piccolo dei dettagli può contribuire a dare forma al mondo creato per raccontare questa storia.

In occasione di questo incontro con le geniali menti dietro le quali si nasconde la realizzazione dei paesaggi per Oceania è stato ribadito quanto importante sia, in casa Disney, fare ricerca: inizialmente online e usando gli attuali strumenti moderni e poi con visite nei luoghi in cui ogni film è ambientato. Nello specifico il team ha visitato le Fiji, le Samoa, Tahiti e Moorea, insieme ai registi, ad ottobre del 2011 ed una seconda volta, nel marzo del 2014, con il team che si è occupato della colonna sonora del film, per andare a vedere un tipico festival che si svolge ogni quattro anni in un luogo diverso del Pacifico (quell’anno ad ospitarlo è stata la Nuova Zelanda). Un’occasione durante la quale si riuniscono gli abitanti delle isole del Pacifico per condividere insieme le proprie tradizioni, ballando, cantando e mangiando piatti tipici. Secondo Jessica Julius, nulla come visitare quei luoghi, permette agli artisti di “vedere, sentire, annusare ogni cosa, immergendosi totalmente nella cultura di quei luoghi”. Altrettanto importante è stato incontrare le persone che hanno reso possibile Oceania, in particolare gli esperti dell’Oceanic Story Trust, un gruppo di accademici tra antropologi, archeologi, storici, linguisti, artisti, ballerini, maestri tatuatori e anziani che hanno condiviso con il team di artisti le proprie conoscenze per rendere omaggio alla cultura dei loro antenati. In particolare il primo viaggio nel 2011, ha cambiato molto la visione del progetto iniziale che si aveva per Oceania, a causa della profondità con cui le persone che il team ha incontrato li ha toccati.

village-layout-copy-small

Una delle sfide più grandi è stato per il team riprodurre l’ambiente naturale come sarebbe stata 3000 anni fa, il periodo in cui si svolge la storia, un tempo di cui – ovviamente – non esistono testimonianze fotografiche. Altrettanto importante è stato caratterizzare l’ambiente, in modo che potesse differire da qualsiasi altra isola tropicale, per questa ragione parte del team ha visitato Tetiaroa, un’isola a 60 chilometri da Tahiti, considerata sacra e praticamente disabitata, che ha permesso agli artisti di potersi fare un’idea di come potesse apparire la natura 3000 anni fa in quelle isole. Gli animatori, grazie a questa particolare visita, hanno potuto documentare il genere di piante che crescevano sull’isola o anche come apparisse la sabbia stessa, che non viene rastrellata e pulita a beneficio dei turisti come accade nei molti resort presenti nelle isole più frequentate, ma è contaminata dalle foglie e dai detriti portati dal mare, dando alle spiagge un aspetto più selvaggio e naturale. Ogni particolare è stato studiato nel più piccolo dettaglio per essere poi inserito nel film, dalle palme da cocco al modo in cui le ombre riflesse sulla sabbia si spostano con il sole, come alcuni fiori sboccino la mattina e siano di colore giallo e diventino poi rossi quando si chiudono al tramonto, come la flora che cresce alla base di una montagna sia diversa da quella che si trova sulla cima, a causa delle nuvole che ricoprono quasi costantemente i picchi delle isole. Come la barriera corallina, un elemento che rende diverse queste isole tropicali di origine vulcanica da quelle che si trovano in altri tropici, influisca sul genere di fauna ittica che popola le calde lagune delle isole Polinesiane. Gli artisti hanno imparato l’importanza della luce, apprendendo come i navigatori antichi riuscissero a trovare le isole grazie al riflesso del colore del turchese mare delle lagune sulle nuvole, che invece di rifrangere il blu più scuro dell’oceano, erano caratterizzate da una luce più vivida e chiara, permettendo loro di capire che la terra era finalmente vicina.

I colori nel film sono particolarmente importanti, poiché rappresentano un elemento fondamentale della natura di queste isole

Dopo i primi viaggi, alcuni artisti della Disney hanno scolpito un piccolo modello in creta di un’isola, che sarebbe poi diventata la Motunui di Vaiana, l’hanno fotografata e poi renderizzata in un computer. Anche i colori nel film sono particolarmente importanti, poiché rappresentano un elemento fondamentale della natura di queste isole, come è stato importante diversificare ogni tonalità di colore del mare e del verde della vegetazione. l’oceano tuttavia – in quanto elemento centrale del film – ha una particolare importanza e gli artisti si sono impegnati nel rendere tutto il più realistico possibile, compresa la trasparenza dell’acqua che si infrange sulla battigia. I colori sono talmente saturi e vividi in quei luoghi che gli artisti della Disney si sono posti il problema che il pubblico, nel vedere la rappresentazione della natura in Oceania, potesse pensare che fosse quasi falsata, perché non è facile ricreare una ambiente naturale tanto rigoglioso e dai colori così accesi facendolo sembrare realistico, in questo senso però, gli artisti sono convinti che il fatto che film sia firmato Disney gli verrà in soccorso, perché il pubblico vivrà questa trasposizione quasi come fosse un sogno e lo accetterà di conseguenza. E a chi ha avuto la fortuna di aver visitato quei luoghi, gli autori promettono che quanto vedranno nel film si avvicinerà ai loro ricordi di quei luoghi, più di quanto possa mai fare una foto. Inoltre gli artisti hanno anche spiegato come lavorare a questo film sia significato rimanere in costante contatto con tutti gli esperti dell’Oceanic Story Trust, ai quali sono stati mostrati, man mano, tutti i progressi fatti, per essere certi che il livello del lavoro degli artisti corrispondesse alle loro aspettative.