Dopo alcune polemiche che hanno accompagnato il periodo precedente all’uscita di Ghost in the Shell, nuove accuse di whitewashing piovono sull’adattamento in live-action di Death Note targato Netflix. A difendere il progetto è Roy Lee, uno dei produttori, che in un’intervista a Buzzfeed ha dichiarato di non comprendere a che titolo vengano mosse le accuse riguardo il casting. Come dichiarato da Lee:

Potrei capire le critiche se la nostra versione di Death Note fosse ambientata in Giappone e avesse come protagonisti personaggi con nomi giapponesi o origini nipponiche. La nostra è un’interpretazione di quella storia in una cultura differente, dunque è ovvio che ci siano dei cambiamenti. Ad alcuni piaceranno, ad altri no… ma uno dei personaggi principali è asiatico, un altro è afroamericano e tre sono caucasici.

Nel cast troviamo Lakeith Stanfield nel ruolo di L, mentre Masi Oka interpreterà un ruolo ancora misterioso. Lee, intanto, invita i fan ad attendere con pazienza prima di giudicare il film. Secondo il produttore, l’ambientazione è stata cambiata per rendere l’adattamento più familiare al pubblico americano o comunque di lingua inglese.

La storia di Death Note ruota attorno a uno studente che trova un quaderno con poteri soprannaturali, il Death Note, che gli permette di uccidere chiunque lui voglia semplicemente scrivendo sulle pagine il nome di quella persona e pensando al suo volto. La serie di misteriose morti che ne deriva attira l’attenzione dell’Interpol e di un agguerrito detective.

Diretto da Adam Wingard da uno script di Jeremy Slater, l’adattamento vede nel cast Nat Wolff, Keith Stanfield, Margaret Qualley, Paul Nakauchi, Shea Whigham e Willem Dafoe.

Creato da Tsugumi Ohba e Takeshi Obata, l’opera ha generato negli anni diversi anime, un film live-action giapponese e uno spin-off manga.

Fonti: CBM, Buzzfeed