Vincitore del Leone d’oro alla 74° Mostra del Cinema di Venezia, La Forma Dell’Acqua – The Shape of Water è arrivato nelle sale italiane la settimana scorsa.

Noi di Badtaste.it abbiamo incontrato il regista Guillermo del Toro a Los Angeles, ecco la nostra intervista:

Cosa ti ha colpito in particolare de Il mostro della laguna nera che ti ha portato a fare questo film?
Sono arrivato alla conclusione negli ultimi dieci anni che non sono un fan de Il mostro della laguna, ma sono un chierico, sono un evangelista. Sento davvero un legame con questa creatura. Non sono il tipo di fan che tiene le figurine nella scatola. C’è qualcosa di complesso nella sua immagine che lo rende molto intimo per me. Avevo sei anni quando ho visto Julie Adams che nuotava con la creatura sotto di lei e mi sono sentito travolto dall’arte, ho sentito letteralmente la sindrome di Stendhal. Ero un bambino e sono stato travolto da delle emozioni che non conoscevo. Sapevo cosa era l’amore, l’amore in senso romantico, e credevo che il film sarebbe finito con loro che stavano insieme e così non è stato. Il film quindi per me è diventato un film che parla di un’invasione. Questa creatura stava nuotando nel suo habitat, nel suo fiume e quest’uomo arriva e la cattura! Una cosa così ingiusta. Quel mostro è stato con me per anni, da bambino poi ho continuato a disegnarlo tutti i giorni. Lui e il fantasma dell’Opera, li disegnavo sempre. Poi è diventata quasi un’immagine da balletto sincronizzato, come un musical che è rimasto nella mia testa, e me la sono portata dietro tutta la vita, fino a quando nel 2012 ho iniziato a scrivere la sceneggiatura di La forma dell’acqua.

Hai anche dichiarato che la religione cattolica con la quale sei cresciuto ti ha influenzato, anche se ora sei ateo.
In Messico la religione cattolica è molto sentita e glorificata, abbiamo immagini di santi molto forti, soprattutto quelli filippini, che hanno delle fratture esposte, delle ossa scoperte. Mi ricordo da bambino un Gesù nella mia chiesa locale che era rappresentato con delle ossa viola e verdi. Quando ho visto Frankenstein aveva la stessa aria tragica, e ho pensato fosse una sorta di messia. I mostri sono diventati dei marcatori della normalità, nel senso che sono stati uccisi dai cosiddetti normali, e alla mia età non ho ancora capito cosa “normale” voglia dire! Non lo capisco e credo che quello che viene considerato standard sia in realtà distruttivo, perché se essere normale significa essere perfetto allora non è possibile. I mostri per me sono i santi patroni dell’imperfezione e io prego loro tutti i giorni perché siamo tutti imperfetti. Gli standard che ci imponiamo ci distruggono, crediamo che si debba essere bianchi o neri, ma in realtà è possibile vivere solo nel grigio, altrimenti viviamo nella paura. I mostri sono tolleranti, non mentono mai, sono quello che sono. Godzilla non verrà mai a dirci: “Prometto di non distruggere niente!”. No, arriverà e con un colpo di coda distruggerà tutto. Dal primo secondo in cui vediamo i mostri sappiamo cosa sono.

Parlando di standard tu ti sei sempre rifiutato di adattarti a quelli di Hollywood.
A qualsiasi standard! Credo che proporre un film come questo non sia facile, e non lo è mai stato per i miei film. Non è facile proporre di fare una storia su un vampiro medio borghese che vive in Messico, che ha 60 anni e una nipote che lo mette nella scatola delle scarpe. O una storia su una fiaba post fascista ambientata negli anni ’40 in Spagna con una rana gigante…. Fino alla storia su una creatura tenuta nascosta dal governo negli anni ’60 che si innamora della donna delle pulizie. L’unica cosa che si può fare sono i film che ti piacciono, perché nessun altro li farà, e magari per una buona ragione! Ma non cambierò. La cosa diversa con questo film è che lo sento più umano, più fresco, si sente di più l’amore mentre negli altri miei film c’era più un senso di perdita. In questo no, anche se c’è un senso di solitudine che però diventa vitale.

E come è stato non adattarsi agli standard?
Non è una cosa facile, ma sono sempre rimasto fedele a quello che volevo fare da Cronos fino a ora. Come regista sono fedele a me stesso da 25 anni. È una scelta che non rende facile promuovere e vendere i miei film, ma rende facile svegliarmi tutte le mattine.

Hai dovuto tagliare della parti del film o sei riuscito anche in questo caso ad essere fedele alla sceneggiatura originale?
Sì, sono stato fedele, non ho avuto nessun tipo di restrizione. Sembrava che il film dovesse costare 70 milioni invece alla fine è diventato 19.5, stiamo ancora pagando per la post-produzione ma sembra che chiuderemo con 200.000 in più. Un budget di questo tipo per me significa libertà incondizionata.

Cast - The Shape of Water @Alessio Costantino

Perché hai ambientato il film negli anni ’60?
Perché parla dell’oggi, delle minoranze di genere, di maschilismo tossico, di dominazione, di razzismo, di abuso di potere, di divisione, di guerra fredda… di tutto quello che si parla al giorno d’oggi! Ma se l’avessi ambientato nel presente sarebbe bastata una critica per metterlo in silenzio, mentre se ti dico: “C’era una volta nel 1962 una donna che non poteva parlare e una creatura che non aveva mai parlato….” Allora ho la tua attenzione, ascolti, abbassi i tuoi pregiudizi e apprezzi la fiaba.

Ti sei mai preoccupato del fatto che l’immagine di una donna che fa l’amore con una creatura potesse non essere apprezzata dal pubblico?
Non se lo fai nella maniera giusta e lui non è un animale, è un Dio, è un Dio del fiume. Credo che se si mostra che si tratta di amore tra due adulti consenzienti allora non ci sono problemi, quello che trovo orrendo e eccentrico sinceramente è il sesso tra Barbie e Ken (ride). Se l’avessi girato in maniera maliziosa allora sarebbe potuto capitare, ma nel film è mostrato in maniera così spontanea e magica. Quando Elisa e Zelda ne parlano il giorno dopo lo fanno in maniera naturale, non c’è perversione, che poi è sempre negli occhi di chi guarda. Nell’era vittoriana toccare un ginocchio era una perversione più grande dell’intero kamasutra ai nostri giorni! “Oddio, mi hai visto la caviglia!”. Ed è per via della repressione, della divisione che c’è tra le persone.

Come è stato vincere Venezia con un film fantasy/horror?
È stato fantastico, è stata la prima volta. Ed è sempre inaspettato, non sai mai come andrà il film. Fare il regista significa essere esattamente come il capitano di una nave che avvista la terra ferma, convinto di vederla fino al momento in cui si domanda se l’ha avvistata davvero.

Come hai scelto i colori che si vedono nel film?
Il film è fatto con una palette di colori molto semplici. Il blu e il ciano sono per l’appartamento di Elisa che è sempre sott’acqua, pieno di perdite e di macchie. Al di là del corridoio, per ogni personaggio che vive all’aria, c’è il colore oro, quindi gli ambienti per Giles, Strickland e Zelda sono sull’ambrato. Poi il rosso per il cinema che rappresenta la vita e l’amore. Quando Elisa apre la porta del cinema infatti è tutto rosso, le poltrone, il sangue… Dopo aver fatto l’amore anche Elisa inizia un po’ alla volta a vestirsi di rosso. E infine il verde che è il futuro, l’ossessione dell’America per il future, quindi le gelatine, le torte, le macchine, il laboratorio. Tutto quello che dovrebbe essere futuristico è stato pensato per essere verde.

La situazione di Hollywood al momento come si riflette sul tuo lavoro?
Si riflette nel senso che devi sempre garantire un ambiente sicuro. Il personaggio di Michael Shannon nel film è il classico uomo che vuole avere tutto sotto controllo, dominare gli altri, sua moglie, la creatura, Elisa ed è un’immagine senza tempo perché il mondo è manipolato. Non è solo una persona a essere così e non lo sono tutti, è il mondo a essere fatto in questo modo ed è quello che dobbiamo cambiare attraverso le leggi. Nel proprio piccolo si possono cambiare le cose in molti modi, con Crimson Peak ad esempio ho fatto in modo che Jessica Chastain avesse il salario più alto.

Quando hai pensato a come progettare la creatura, come hai fatto per fare in modo di non copiare qualcosa che esistesse già?
Ci abbiamo messo tre anni. La prima cosa che ho stabilito è stato: “Ci sono due creature alle quali non ci ispireremo. Una esiste nel DNA di ogni altra creatura marina ed è il mostro della laguna, e l’altra è Abe Sapien che ho già fatto due volte”. E lui avrebbe anche funzionato in questo film, è pressoché blu, è un personaggio tipico da fumetto, ma volevo fare qualcosa di diverso. Quando fai citazioni non crei, quando rielabori lo fai.

Come è andato il processo creativo? Hai lasciato che ti proponessero le loro idee?
Prova a indovinare! (ride). Ero lì in prima persona, come in altri dipartimenti. Sulle luci non dico nulla ad esempio, ne parliamo ma mi fido totalmente. Sulla creazione della creatura devo dire la mia.

Come hai deciso i nomi dei protagonisti?
Strickland è un nome un po’ dickensiano. Il nome Dalila, secondo nome di Zelda, era funzionale alla storia. Esposito, il cognome di Elisa, significa orfano, invece Giles l’ho scelto perché quando scrivevo la sceneggiatura pensavo a John Hurt che nel film Amore e Morte a Long Island interpretava un personaggio chiamato Giles De’Ath. Hoffstetler invece è per un motivo molto semplice, quando vivevo in Texas c’erano delle zone dove vivevano solo tedeschi e facevano i barbecue migliori. Quando andavo a El Paso passavo davanti a un negozio di alimentari che si chiamava Hoffstetler e il nome mi piaceva molto, mi sembrava il nome più strano che avessi mai sentito e me lo sono segnato sul mio taccuino.

Hai scritto la parte di Elisa pensando a Sally Hawkins?
Sì, ho scritto le parti pensando a lei, a Michael Shannon, Octavia Spencer e Doug Jones. Sally Hawkins per me è una delle attrici migliori e volevo che la protagonista fosse una persona bellissima e luminosa, ma non in una maniera da pubblicità di un profumo. Volevo qualcuno che si può incontrare mentre si aspetta l’autobus, qualcuno che illumina lo schermo appena viene inquadrato.

Cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

La pellicola è ambientata nel 1963 ed è incentrata su una impiegata muta di un laboratorio (Hawkins) che si innamora di un uomo anfibio tenuto prigioniero (Shannon), questa la sinossi ufficiale:

The Shape of Water è una favola ultraterrena ambientata intorno al 1962 sullo sfondo dell’America della Guerra Fredda. All’interno del remoto laboratorio governativo di massima sicurezza dove lavora, la solitaria Elisa è intrappolata in una vita di silenzio e isolamento che viene cambiata per sempre quando lei e la sua collega Zelda scoprono un esperimento segreto.

Il film è uscito nei cinema italiani dal 14 febbraio.