In vista dell’uscita di Ready Player One, prevista per il 28 marzo nel nostro paese, dedichiamo la rubrica Bad School per l’intero mese di marzo al regista Steven Spielberg, con un film rappresentativo per ogni decennio ogni settimana. Iniziamo con gli anni settanta con Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, proprio in occasione del quarantesimo anniversario dell’uscita italiana di questo capolavoro.

Cymbal-Banging Monkey Toy

Il piccolo genio non è una scimmietta ammaestrata che batte i piatti dell’intrattenimento di massa al comando degli studios. Ha terrorizzato tutti filmando dal basso un mostro degli abissi (è da lì che veniamo come specie umana) ed ora è pronto a invitarci a fare un salto in alto a livello esistenziale e politico (è lì che andremo per salvarci dall’estinzione?). Alcuni dei colleghi movie brat con cui è cresciuto pensano che sia troppo scolaretto (soprattutto l’altezzoso Brian De Palma) ma il cocco di Syd Sheinberg e Jerry Lewis è pronto con Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo a seguire la sua musica prendendo sempre più il controllo della macchina cinema, come il suo collega artisticamente più vicino George Lucas. Con questa quarta regia per il cinema l’enfant prodige reduce dal trionfale box office de Lo Squalo (1975) si occuperà di marketing, sfonderà il budget come un bravo studio director NON dovrebbe fare ricordando più Eric Von Stroheim ed Orson Welles che non George Stevens o Frank Capra, inserirà nello script degli struggimenti personali fortissimi (genitori, religione, politica), disegnerà una terza via nell’immaginario collettivo tra la fantascienza intellettuale di Kubrick (2001: Odissea Nello Spazio) e la space opera fantasy di Lucas (Guerre Stellari) e, infine, assumerà come attore un regista francese emblematico della Nouvelle Vague (François Truffaut) concretizzando sullo schermo quella passione cinephile per il cinema europeo che David Newman e Robert Benton avevano potuto usare SOLO come riferimento per i più colti nella sceneggiatura di Gangster Story (1967) di Arthur Penn. La scimmietta che batte i piatti a comando è presente in Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo come giocattolo animato dagli alieni ed è presa in prestito dalla prima inquadratura di Gioventù Bruciata (1955) di Nicholas Ray quando James Dean la incontra ubriaco per strada. Chi inizia le riprese del suo quarto film il 16 maggio 1976 è, invece, un 29enne per niente addomesticato.
Si chiama Steven Spielberg.

When You Wish Upon A Star

Come tanti capolavori della Storia Del Cinema anche la lavorazione di Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo è ricca di false partenze e intuizioni principali, o finali, completamente sbagliate che Spielberg corregge in corso d’opera o al fotofinish grazie a nervi saldi, collaboratori salvifici e anche un po’ di fortuna. Va bene prendere la canzone When You Wish Upon A Star di Ned Washington e Leigh Harline presente in Pinocchio (1940) come ispirazione emotiva (Spielberg è come il Generale Joseph W. Stilwell di 1941 – Allarme A Hollywood: adora senza remore Walt Disney) ma metterla alla fine sui titoli di coda dopo la partenza degli extraterrestri gentili fa ridacchiare assai il pubblico americano di fine anni ’70 ai primi test screening. Interessante. È come se Spielberg volesse con quella scelta citare il Kubrick de Il Dottor Stranamore – Ovvero: Come Ho Imparato A Non Preoccuparmi E Ad Amare La Bomba (1964) quando il geniale newyorchese mise Ross Parker e Hugh Charles cantati da Vera Lynn con We’ll Meet Again (una canzone del 1939 su un testo audiovisivo del 1964) nella chiusa del suo film. Spielberg vorrebbe fare una cosa simile: prendere da un altro medium una canzone notissima del 1940 per usarla come epilogo di un film del 1977. Ma in Kubrick il senso di applicare Vera Lynn a quelle soffici detonazioni riprese in campo lungo è giustificato dal profondo contrappunto ironico (non ci incontreremo mai più, tra esseri umani, dopo una terza guerra mondiale atomica perché saremo probabilmente tutti morti), mentre Spielberg di questo gioco postmoderno non ne ha assolutamente bisogno per la fine del suo film di fantascienza. Se ne accorge a quei test screening, lo capisce e opta selezionando anche per l’epilogo musicale un ottimo John Williams strumentale. Si dirà: ha preferito il sentimento diretto alla doppia lettura intellettuale come suo solito. Non è vero. Come ha ricordato Gabriele Niola con il suo saggio proprio sulla magistrale chiusa della pellicola, Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo è tutt’altro che un film naïve dove il cuore prende il sopravvento sulla ragione. È uno Spielberg anni ’70. Quello più sottile, adulto, feroce e sofisticato.

Incontri & Scontri

Come potrebbe un ebreo che si vergogna di esserlo come Steven Spielberg in quei turbolenti anni ’70 apprezzare la sceneggiatura di un calvinista che si vergogna di non esserlo fino in fondo come il tormentatissimo Paul Schrader? È scontato che quando Steven legge il copione di Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo affidato al buon Paul… poi inorridisca. Senso di colpa del protagonista? Imperscrutabilità aliena? Ambiguità morale nel finale? Spielberg rifiuta non perché sia naïve ma perché ha le idee molto, molto chiare. Il suo eroe Average Joe viene da una coppia piccolo-borghese in crisi (sua moglie lo tradisce come la mamma di Spielberg tradì e lasciò il papà), ha imparato a non fidarsi troppo del governo (il Watergate è ancora fresco come trauma per quella generazione di giovani nordamericani), è favorevolmente aperto a chi viene da un altro pianeta (leggi: e se i sovietici non fossero così male come invece ci ripete la propaganda Usa ogni giorno?), ama i suoi figli ma è pronto ad abbandonarli (il regista, anni dopo, commenterà che quella scelta è legata al fatto che all’epoca lui non fosse ancora padre), forse si innamora di un’altra donna ma è pronto a lasciarla immediatamente per andare nello spazio (c’è qualcosa di più importante del nostro privato borghese? Dibattito tipico dei ’70 proveniente dai fine ’60). In un mondo in cui arte (musica) & tecnologia (computer) si uniranno per permetterci di comunicare con gli alieni, il nostro bagaglio di bisogni egoistici è meno importante di un futuro extraterrestre sognato, poi avvistato e infine incontrato in chiave nettamente internazionalista e collettiva (c’è un francese che conta parecchio nel film, andremo in India e anche dalle parti della Mongolia e persino Cina maoista) rispetto a quello che accadrà con E.T. quando l’alieno verrà vissuto meno in chiave collettiva e più intima e familistica (il famoso riflusso ideologico degli ’80).

Conclusioni

Il film che esce in Italia il 3 marzo 1978 è dunque un tipico Spielberg anni ’70. Adulto, autoriale (è una delle sue poche regie che lo vede anche accreditato come autore solista della sceneggiatura dopo il licenziamento di Schrader), politicamente conflittuale verso il suo paese (dopo che la Nasa gli ha scritto un dossier di 20 pagine in cui gli spiega per filo e per segno perché non vuole collaborare al film, Spielberg è ancora più motivato a farlo), sentimentale senza evitare il conflitto, dolce senza dimenticare lo spavento.
Lo Squalo è il simbolo di un subconscio mostruoso che ci avrebbe inghiottito all’ingiù nelle acque più profonde senza ragione, anima e senso. Tutt’ora uno dei film più terrificanti della Storia Del Cinema.

Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo è la speranza politica verso un futuro di tecnologia condivisa a livello globale con la faccia rivolta all’insù. Tutt’ora… uno dei film più costruttivi, solari e intelligenti di sempre.

 

 

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