Le notizie sono due: la Berlinale avrebbe finalmente deciso di rimpiazzare Dieter Kosslick, alla direzione da 17 anni; la scelta sarebbe ricaduta su un italiano.

Ci sono tutti questi condizionali perché la notizia l’ha data Bz Berlin, solitamente molto affidabile e perché non è stata smentita nè confermata da Monika Grütters, il ministro della Cultura che intende annunciare il nome del nuovo direttore questo Venerdì.

Il nome italiano è quello di Carlo Chatrian, critico cinematografico, responsabile delle retrospettive di Locarno fino al 2013 e da quell’anno direttore del festival svizzero. Non è ancora chiaro esattamente in quale ruolo sarebbe stato preso, visto che Kosslick stesso aveva suggerito per il futuro del festival di dividere il suo ruolo in due diverse figure. Di certo, visto il profilo di Chatrian, il suo dovrebbe essere un ruolo artistico e non amministrativo (che si sospetta possa andare per la prima volta ad una donna). Molto menzionato è il dettaglio secondo cui Chatrian non parli tedesco.

Dopo il cambio ai vertici del Sundance e quello alla guida della Quinzaine è la terza nomina di un festival di prima fascia che abbiamo visto quest’anno, anche se Kosslick rimarrà in carica fino alla fine del prossimo festival (quello cioè a cui si suppone stia lavorando ad ora) e allo stesso modo Chatrian sarà impegnato fino ad Agosto con quest’edizione di Locarno. E non sarà l’ultima nomina visto che ovviamente Locarno dovrà annunciare il successore di Chatrian.

La nomina alla Berlinale arriva qualche mese dopo che 79 registi tedeschi hanno redatto e pubblicato una lettera aperta richiedendo una nuova partenza per il festival. La loro richiesta era proprio di sostituire Kosslick, prendendo al posto suo una personalità di alto profilo capace di rilanciare il festival. Non è mistero infatti che Berlino vive anni di difficoltà. Nonostante abbia il secondo mercato più importante d’Europa (il primo ovviamente è quello di Cannes), il festival è un colabrodo. Per essere uno dei più importanti del mondo ha un concorso largamente al di sotto di qualsiasi standard artistico, è poco frequentato dalle star della regia e della recitazione, spesso snobbato dagli americani, e vive della luce che gli arriva da qualche scoperta nelle sezioni parallele.

Messo in ginocchio dalla presenza del Sundance prima di lui e di Cannes dopo, ha faticato moltissimo a ritagliarsi un’identità vera negli ultimi anni, vittima anche di selezioni di film tedeschi improponibili e di una certa indecisione nell’abbracciare la via del cinema d’autore duro e puro.

Impossibile dire ad ora che direzione imprimerà Chatrian che nei suoi anni a Locarno ha mostrato grande continuità con la storia di quel festival, mescolando sia film duri e puri (nei suoi anni il Pardo D’oro l’ha vinto Lav Diaz) sia blockbuster americani in Piazza Grande. Berlino sarà per lui davvero un altro paio di maniche, un incarico che in molti definiscono “da incubo” viste le difficoltà, ma che considerata la potenza del mercato che si svolge nei medesimi giorni ha evidentemente anche molte leve interessanti da poter sfruttare.