Il regista Johnny Kevorkian, dopo The Disappeared con protagonisti Harry Treadaway e Tom Felton, è tornato alla regia con il thriller sci-fi Awaits Further Instructions, presentato al Trieste Science+Fiction Festival insiema al protagonista Sam Gittins (qui potete leggere la nostra recensione del film.

Il filmmaker e l’attore ci raccontano, in questa intervista, qualche curiosità legata al lungometraggio e ai prossimi progetti su cui stanno lavorando.

Da dove è nata l’idea del film che ha degli elementi un po’ vintage pur risultando aderente alla realtà contemporanea?
Johnny Kevorkian: La storia è stata ideata e scritta da Gavin Williams, che ha presentato in passato anche dei cortometraggi proprio qui al festival di Trieste. L’idea è stata sua e me l’ha proposta dopo aver visto il mio film The Disappeared per chiedermi se fossi interessato alla regia. Ho letto la sceneggiatura e ho reagito dicendo ‘Wow, è folle e non ho visto niente di simile’. Ho pensato che sarebbe stato molto interessante pur essendo difficile da realizzare perché ci sono molti elementi da creare, gli effetti speciali, tante idee da gestire.

Come è stato scelto il cast, visto che le relazioni tra i personaggi sono così importanti nella storia?
Kevorkian: È stato fondamentale trovare gli interpreti giusti perché devono sembrare una vera famiglia, anche se hanno dei rapporti così complicati e disfunzionali. Devi credere che abbiano un legame di quel tipo, anche se sono molto diversi tra loro. Era importante compiere le scelte corrette, a prescindere dall’aspetto fisico. Si può capire se gli attori funzionano in una situazione del genere durante le audizioni, in base a come le persone parlano, si comportano…

Come ti sei preparato al ruolo e hai creato quel feeling con gli altri interpreti?
Gittins: Siamo stati davvero fortunati perché abbiamo avuto a disposizione del tempo per provare. Siamo quindi andati nella casa usata come set come se fossimo una famiglia, ci siamo conosciuti, abbiamo lavorato insieme per circa una settimana prima di iniziare le riprese. È stato realmente importante riuscire ad avvicinarsi nel modo utile a sembrare una famiglia nella finzione.

Gli spazi sono ovviamente molto importanti, in che modo hai lavorato per trasmettere quella sensazione quasi claustrofobica?
Kevorkian: Abbiamo creato le tre scenografie in uno studio cinematografico e nel disegnare ciò che doveva essere costruito siamo stati molto attenti a come avremmo potuto spostare i muri per far muovere la telecamera e far sembrare più grandi gli spazi. Nonostante si tratti di una casa di famiglia ho fatto costruire le scenografie molto più grandi, in modo da non farla sembrare eccessivamente piccola sul grande schermo. Poi abbiamo lavorato bene con l’illuminazione, sull’utilizzo dei colori. Per novanta minuti si è all’interno di una casa, di un posto solo, si vede la stessa stanza eppure deve trasmettere la sensazione di qualcosa di diverso, di originale mentre la storia si evolve. La prima scena deve distinguersi dalla ventesima, deve essere diversa e riflettere l’evoluzione compiuta dalla storia.

Quale è stata la scena più difficile da girare?
Gittins: Vedendo il film magari potrebbe non sembrare così, ma le scene più difficili da girare erano quelle in cui eravamo semplicemente seduti a parlare normalmente perché quando lavori su un certo livello di intensità ti abitui e poi devi girare questi momenti più quotidiani e semplici, come salutare tua madre. Guardavo Abigail Cruttenden o un’altra delle persone con cui ho lavorato per quattro settimane, urlando o vedendo morire i loro personaggi, ed è così complicato semplicemente dire ‘Ciao mamma!’. È davvero strano!
Kevorkian: Sono le cose più banali le più difficili!
Gittins: Sì, quei piccoli dettagli e battute che per qualche motivo sembravano invece complicate.
Kevorkian: Anche per me era lo stesso: era così complicato girare tutto, complesso anche a livello tecnico, che poi le cose più elementari ti fanno venire dubbi sul modo in cui è giusto girarle.

Durante l’incontro con il pubblico hai svelato che Cronenberg ha influenzato molto il tuo lavoro, ci sono state altre fonti di ispirazione alla base del progetto?
Kevorkian: Gli uccelli di Hitchcock per me è sempre una grande fonte di ispirazione come La mosca di Cronenberg, La cosa di Carpenter e Ai confini della realtà, amo quella serie e gli elementi misteriosi. Il film potrebbe far parte proprio di quel franchise.

Potrebbe anche inserirsi un po’ in Black Mirror
Kevorkian: Sì! E ho tratto ispirazione anche dagli episodi dello show. Mi piace comunque avere dei progetti a cui fare riferimento, anche se alla fine il film parla di una famiglia e di situazioni che potrebbe accadere in ogni nazione del mondo, non ci sono reali elementi che identifichino dove si trovano i personaggi. Non sappiamo molto del contesto in cui si svolgono gli eventi.

La televisione diventa un personaggio chiave nella storia, in che modo avete ideato il design dei messaggi che vengono trasmessi sullo schermo e la trasformazione dell’oggetto?
Kevorkian: Quella è stata la parte della sceneggiatura che leggendola mi ha fatto pensare ‘O mio dio, come riusciremo a girarla?’ perché era davvero complicato. Per fortuna ho avuto un ottimo concept e production designer con cui avevo già collaborato in passato e l’ho coinvolto anche in questo progetto. Abbiamo lavorato molto, scartando tante idee prima di avvicinarsi all’idea che avevo in mente, fino a quando siamo arrivati a un design che mi ha fatto pensare ‘Questo è esattamente quello che voglio vedere’. Nella fase successiva abbiamo dovuto cercare di far funzionare nella realtà quello che avevamo disegnato sulla carta, quindi siamo andati da Dan Martin, un esperto di effetti speciali che ha un grande talento ed esperienza, e ha iniziato a fare dei test, sperimentare un po’ per fare in modo che visivamente funzionasse all’interno del contesto creato per il film. È stato un lungo e complicato lavoro, ma al tempo stesso è divertente, è un processo grandioso!

In fase di montaggio avete cambiato o eliminato qualcosa?
Kevorkian: Sì, abbiamo tagliato molte scene perché alcuni passaggi non funzionavano, non aiutavano la storia a procedere. Sulla pagina sembravano utili, ma poi non erano in realtà necessarie. Abbiamo perso un po’ di scene, tuttavia nulla a cui fossi particolarmente legato.

Siete già al lavoro su altri progetti?
Gittins: Ho un film in uscita nel 2018, scritto e diretto da Michael Elkin, con Rutger Hauer e Luke Mably, e ho recentemente girato un lungometraggio in Italia. Si tratta di un progetto sci-fi diretto da Ciro Sorrentino, intitolato Time Perspectives, e spero di poterlo presentare proprio qui a Trieste tra un anno!

Quindi ami i film di fantascienza?
Gittins: Sì, adoro i film di genere: Shining, Gli uccelli, il franchise di Cloverfield sono tra i miei preferiti. E poi amo le serie fantascientifiche.

Kevorkian: Potrei prossimamente lavorare a una serie televisiva, di cui non posso rivelare molto. È un progetto di genere horror/sci-fi e potrebbe essere il mio prossimo progetto, ma in realtà non ho ancora nulla di certo o di deciso.