La storia della carriera di Clint Eastwood è la storia del suo grugnito.

Nonostante più della metà dei film da lui interpretati non abbiano il caratteristico suono roco della voce, quei personaggi incattiviti da tutto che parlano senza aprire la bocca, lo stesso quello è il personaggio che più gli è rimasto appiccicato. Dal monco fino a Callaghan passando per Gunny e poi Gran Torino, il vecchio duro che non guarda in faccia a nessuno ha quella parlata.

Partito da Leone e finito dirigendosi e incancrenendo il suo stile, Eastwood ci rinuncia in Il Corriere – The Mule scegliendo una declinazione più mite del suo personaggio che non teme nulla e sembra sempre sapere come avere a che fare con tutti.

Per qualunque altro attore grugnire significa manifestare rabbia, per Eastwood è la porta per un ventaglio di sentimenti e tipi di comunicazione diversa.

Con il grugnito ci fa tutto.

 

 

Questa la sinossi:

Eastwood interpreta Earl Stone, un uomo di circa 80 anni rimasto solo e al verde, costretto ad affrontare la chiusura anticipata della sua impresa, quando gli viene offerto un lavoro per cui è richiesta la sola abilità di saper guidare un auto. Compito semplice, ma, ciò che Earl non sa è che ha appena accettato di diventare un corriere della droga di un cartello messicano. Nel suo nuovo lavoro è bravo, così bravo che il suo carico diventa di volta in volta più grande e per questo motivo gli viene assegnato un assistente. Questi non è però l’unico a tenere d’occhio Earl: il misterioso nuovo “mulo” della droga è finito anche nel radar dell’efficiente agente della DEA, Colin Bates. E anche se i suoi problemi di natura finanziaria appartengono ormai al passato, i suoi errori affiorano e si fanno pesanti nella testa, portandolo a domandarsi se riuscirà a porvi rimedio prima che venga beccato dalla legge… o addirittura da qualcuno del cartello stesso.

 

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