Pandemia

Trailer truccati e depistaggi digitali per impedire che lo spettatore più arguto (anche ai limiti di Sherlock Holmes come Mirko D’Alessio) potesse prevedere troppo dalle clip promozionali, attesa spasmodica, toto morti definitive tipo Trono di Spade (Visione era stato stritolato per sempre o Shuri poteva fare il backup?), molteplici ipotesi per recuperare quel 50% del pianeta cancellato da Thanos in Infinity War, registi con lunghe battute in primo piano (Joe Russo) in cui confidano al circolo di autoanalisi tentativi maldestri di nuove storie d’amore in un mondo del 50% più single, davanti a un comprensivo Captain America. A chi fare il funerale? Forse Vedova Nera non lo voleva? Ci sarà una spiegazione circa questo sgarbo in futuro? Katherine Langford? E quel suono metallico sui titoli di coda? Qualcuno sta provando ad indossare di nuovo una certa “corona di ferro” magari invitato da Nick Fury a un funerale dopo aver incontrato Tony Stark qualche anno prima? Abbiamo appena vissuto un film che vuole chiudere, e chiude, 11 anni e 22 film di MCU che immediatamente i realizzatori ci stuzzicano stimolando nuove congetture riguardo il futuro. Che strategia dello spettacolo. La fine e subito un nuovo inizio. E che onestà con lo spettatore in mezzo a contratti prosaici, registi licenziati, divergenze creative e fallite occasioni di solo movie diventate nel tempo quasi molestie sessiste nei confronti della sterilizzata e senza possibilità di procreare Natasha Romanoff. I Russo Bros hanno bisogno chiaramente di una vacanza. Si sono dichiarati pronti ad adattamenti di nuovi scrittori à la Edward Bunker (Cherry di Nico Walker) dopo, immaginiamo, aver lavorato h24 a pianeti decisivi dell’Universo Marvel come Captain America – Winter Soldier (2014), Captain America – Civil War (2016) e Avengers – Infinity War (2018). Non era facile arrivare ad Avengers – Endgame visto il carico di aspettative venutosi a creare dopo la fine dei titoli di coda del film precedente. Soprattutto nel mondo dei fan del fantastico di oggi, così colti ed esigenti, si temeva che Endgame non avrebbe potuto reggere il confronto. Ma questa finta chiusa della Fase 3 (quella ufficiale arriverà il 2 luglio con Spider-Man: Far From Home) sarebbe stata comunque “ineluttabile” per citare una delle parole preferite del cattivone. Quindi complimenti a tutti perché queste 3 ore sono eccezionali, e fin qui da prendere in considerazione come Miglior Film all’Oscar 2020 dopo l’exploit 2019 Black Panther, per la qualità di intrattenimento popolare seriale riproposto ai massimi livelli da Hollywood a 17 anni da Il Signore Degli Anelli – Il Ritorno Del Re (2003). Entriamo nel film.
Se Infinity War produsse in tutto il mondo eros per Thanos, questo film è un premio al primo Avenger reclutato da Nick Fury nel lontano 2008.

Tony Award

Chi puoi schierare come Team Endgame per provare anche solo a giocartela dopo l’artisticamente vittoriosa sconfitta di Team Infinity? Chi puoi enfatizzare per contrastare quel meraviglioso Thanos, così grosso da mortificare Hulk, così dio da traumatizzare Thor, così guerriero da obbligare Doctor Strange, Iron Man, Mantis, Drax, Spider-Man e Star-Lord a montargli sopra per sfilargli il guanto ricreando il gruppo scultoreo del Laocoonte (nostro Bad Movie al riguardo) e così profondo in scrittura da sacrificare tutto, come un degno superuomo nietzchiano deve fare, per superare il nichilismo passivo e portare avanti la sua visione ecologica del futuro alla Greta Thunberg solo un pochino più gretta? Chi poteva raccogliere il guanto della sfida di Thanos? Ma Tony Stark ovviamente, il playboy strafottente che andava a vendere armi in Afghanistan (Iron Man fu il primo film Marvel a citare una vera guerra voluta dagli Stati Uniti, tuttora in corso), migliorava in caverna vicino a un attore di origini persiane, si impiantava un nuovo cuore, amava una donna più forte di lui, iniziava il reclutamento Avenger ma prima non resisteva all’idea di pronunciare la tipica frase finale non tra sé e sé come vorrebbe tradizione, ma in piena conferenza stampa davanti al mondo intero: “Io… sono… Iron Man”. Il più grande azzardo Marvel (chi faceva già il giornalista all’epoca ricorda lo scetticismo di tutte le testate internazionali attorno all’ex tossico Robert Downey Jr.) ripagato, negli anni, dal più grande successo in termini di adesione tra attore e personaggio, tanto che il figlio d’arte non ha potuto più eccellere in nessun altro film da quel 2008. Endgame schiera i suoi campioni Tony Stark & Robert Downey Junior, contro la star in motion capture più fascinosa e interessante di sempre dopo Gollum, alfiere del filone da XXI Secolo vi-stermino-quasi-tutti-ma-per-il-bene-dell’umanità già visto ne L’Esercito delle 12 Scimmie, Kingsman Secret Service e Inferno da Dan Brown.
Partendo da questo schema, la strada è in discesa.

“Sei gemme, tre squadre, una possibilità”

A tutto Tony fin dall’inizio. Insegna a Nebula a giocare a football con le mani (che meraviglia l’incontro della tetra teatralità della dizione di Nebula dentro il quotidiano grazie all’idea, di James Gunn, di mischiare le voci di Clint Eastwood e Marilyn Monroe per far parlare la guerriera con viso da bambola). Vuole trasmetterle il senso del gioco (Lui: “Divertita?”, lei guardinga: “Divertita”), poi si accascia già quasi una prima volta, riceve l’aiuto di Captain Marvel (bravo a destarsi con quella lentezza davanti alla luce), arriva esangue sulla Terra (la prima cosa che dirà scendendo dall’astronave è di aver perso il “figlioccio” Spider-Man), si stacca la flebo, litiga con Captain America (ricordiamo attraverso la sua ira il punto per niente banale alla base dello scontro di Civil War) e scappa a fare una figlia con Pepper Pots rintanandosi nel bosco. Passano cinque anni. Il 50% rimasto in vita è al 100% fuori di testa. Dal borghese gay (il ruolo del regista Joe Russo) a Cap (rimugina sul tempo non vissuto con Peggie) ai padroni del mondo ancora scombussolati. Come si fa a non capire quanto incredibilmente scioccante sia stato Thanos per gente che aveva avuto a che fare con Loki in Avengers (2012) e quel trombone inutile di Ultron nel sequel del 2015? È stato la prima vera debacle di una vita da supereroi sia quando ti picchiava sia quando gli riesci a tagliare la testa mentre si sta scusando con Nebula. Vorrei vedere, se sei un dio semplice e perbene come Thor, che poi dopo vai fuori di testa. Dopo questi prologhi così pieni di gravitas e piccole delizie pop (cambio di acconciature per signore e non) perfetti per un universo tragico quanto vuoi ma sempre abitato da persone che si scambiano mail con procioni, il film diventa un’avvincente avventura indietro nel tempo. Tony, eclissatosi dopo quell’inizio formidabile nello spazio ed ancora convinto che quella visione in Age of Ultron fosse stata un sogno, risolve il problema del time warp facendo parte con Cap delle famose tre squadre nella New York del 2012, Asgard del 2013 e Vormir del 2014.

Frivolo ottimismo

Se non ci fosse questa speranza e voglia lo stesso di scherzare (“Mangia più insalata” dice la mamma a Thor in mezzo a lacrime e commozione quando lui torna a trovarla decisamente sovrappeso) ci troveremmo dentro un orribile film dell’universo DC Comics prima che Wonder Woman, Aquaman e Shazam!, rifacendosi al MCU di Kevin Feige & Co., risollevassero il livello qualitativo di quel marchio cinematografico. Questi Avengers sono ragazzi serissimi che non si abbattono facilmente (che precisione il pacato stoicismo di Captain America) ma se uno di loro incontra suo padre nel passato nel bel mezzo di un delicatissimo recupero, è pronto anche a farsi quattro chiacchiere con tenera ironia sul nome da dare a un figlio. Capita proprio a Tony e prima che arrivassero i Russo Bros. questo equilibrio così perfetto in casa Marvel nei film Avengers… proprio non ce lo ricordavamo. Robert Downey Junior è il migliore a passare dalla commozione al sarcasmo, nello spazio di un secondo netto. Fa parte del carattere di Tony quello di nascondere, per senso di autocritica e anche autoironia, i sentimenti più nobili. Con la figlia, ovviamente, tutto questo crolla e quindi: “Ti amo 3000”. Tanto non c’è nessun adulto che lo può vedere, tranne la maestosa e sempre regale Pepper Pots. Viaggi nel tempo: è la prima volta che dopo la milionesima volta in nemmeno cinque anni in cui si citano teoria quantistica e Ritorno al Futuro di Robert Zemeckis dentro un film con quantum leap… lo si fa in modo critico e ironicamente conflittuale (non c’è continuità temporale tra passato e presente ma dimensioni a sé stanti secondo la Marvel) distaccandosi dalla dipendenza cinematografica che abbiamo con il capolavoro zemeckesiano. Lo si fa con grazia (Scott Lang ha comunque imparato a memoria tutte le regole di Ritorno al Futuro I e II), rispetto e furbizia (presentando una diversa idea di viaggio nel tempo, prima ci ricordano molto bene quella che gran parte degli spettatori cui si rivolgono conosce già).

Conclusioni

Il senso preciso di ogni Avengers movie è vedere il rapporto, emotivo o grafico, tra vari personaggi magari vissuti precedentemente in delle avventure soliste con loro protagonisti. Quello che conta è l’interazione. Fece furore Hulk che strapazzava improvvisamente Loki in Avengers (rapporti di forza; ciò che impressionò assai in Infinity War con il vero ingresso di Thanos) mentre è veramente efficace in termini emotivi l’abbraccio tra Tony Stark e Peter Parker all’inizio della battaglia finale in questo Endgame, oltre a tutte le combinazioni marziali tra l’apparentemente onnipotente Thanos e tutti gli altri Avengers in un diverso contesto temporale e strategico per quell’ineluttabile sterminatore, che alla fine sembra essere più dispiaciuto che altro nonostante i bravissimi sceneggiatori gli abbiano messo in bocca parole più meschine del solito su noi terrestri (“Caparbio, irritante, piccolo pianeta!”). Ma non dimenticate mai le gerarchie: questo doveva essere il film di Tony. Va bene Bruce Banner in versione Hulk intellettuale (ma quanto è dolce e a lungo andare funzionale come idea?), fanno molto ridere sia il Rocket più responsabile che il Thor più panzone, duettano alla grande le coppie Clint Burton (protagonista di una scena geniale con sparizione di moglie e figli da filone dramma di cronaca nera declinato in chiave fantastica) & Vedova Nera o Nebula (con Tony la regina dello show) + Gamora. È impressionante come ognuno anche dei minori abbia sempre battuta e faccia giusta. Captain Marvel è così universale da essere distaccata e sbrigativa, Wanda non vedeva l’ora di massacrare Thanos visto quanto aveva pianto la fine di Visione. Anche Doctor Strange, pallido come la morte, è sensazionale. Aveva detto a Tony che aveva visto 14,000,605 possibili esiti dello scontro con Thanos. Ce ne sarà stato uno cinematograficamente più bello di Endgame? Impossibile.
Il più bello lo abbiamo finalmente visto.
MaTony… era arrivato per primo anche in quel caso.