Disney e Fox sono ormai diventate una cosa sola grazie all’operazione multimiliardaria diventata ufficiale il 20 marzo di quest’anno.

Realtà come gli studi cinematografici Twientieth Century Fox, Fox Searchlight Pictures, Fox 2000 Pictures, gli studi televisivi Fox Family, Fox Animation, Twientieth Century Fox Television, FX Productions, Fox 21, i canali televisivi FX Networks, National Geographic Partners, Fox Networks Group International, il gigante televisivo internazionale Star India e le quote nella piattaforma streaming Hulu, in Tata Sky e in Endemol Shine Group saranno sussidiarie di The Walt Disney Company.

Vi avevamo già spiegato che, come avviene in casi di unione di colosso del genere, c’è uno spiacevole rovescio della medaglia rappresentato: i licenziamenti. E in questo specifico caso si parlava di circa 7500 tagli.

Grazie all’articolo pubblicato da MilanoToday apprendiamo ora quanti sono i posti a rischio nella divisione nazionale della major.

Milano, Disney licenzia i dipendenti: rischiano il posto in 61. La società americana ha annunciato una riduzione del personale: nelle scorse ore ha comunicato ai sindacati di categoria il licenziamento di 61 persone nella sede di Milano di via Ferrante Aporti in cui attualmente lavorano 206 dipendenti. Nello specifico rischiano il posto 48 impiegati e 13 dirigenti dell’azienda, tutti prevalentemente impegnati nel marketing e nella vendita dei diritti di immagine, come reso noto da Slc-Cgil“.

L’articolo prosegue spiegando che la decisione è stata presa nonostante il buono stato di salute della compagnia, viene solo citata una flessione degli utili.

Ora dirigenza e sindacati hanno fino a 75 giorni di tempo per giungere a un qualche genere di compromesso.

Disney: tutto quello che c’è da sapere sulla fusione multimiliardaria con la Fox!

Si tratta di un accordo colossale, uno dei più grandi di sempre, e porta con sé un consolidamento che cambierà il volto di Hollywood per sempre: la 20th Century Fox era una delle “Grandi Sei” major cinematografiche (Warner, Universal, Sony, Paramount, Disney e Fox), che ora scendono a cinque.

“È un momento storico e straordinario per noi,” ha dichiarato mesi fa in un memo Bob Iger, vero architetto dell’operazione insieme a Rupert Murdoch. “Combinando la ricchezza dei contenuti creativi e dei talenti della Disney e della 21st Century Fox creeremo la preminente compagnia d’intrattenimento globale, ben posizionata per guidare un’era incredibilmente dinamica e trasformativa”

L’annuncio del takeover era stato nel 2017 con un’offerta che poi è salita agli attuali 71.3 miliardi di dollari in cash e azioni dopo il rilancio di Comcast (che alla fine ha “ripiegato” sulla piattaforma satellitare Sky). Nel corso di questi due anni Disney ha lavorato per ottenere il via libera dalle varie commissioni antitrust americana, europea, cinese e sudamericana (la più recente dal Brasile e dal Messico). L’approvazione è arrivata a condizione che Disney venda 22 reti regionali sportive negli USA, le reti sportive in Brasile e Messico e venda le sue quote in Lifetime e History in Europa.

Per ricevere l’ok degli azionisti la Disney ha anche promesso un risparmio di due miliardi di dollari all’anno: non è ancora chiara la portata dei licenziamenti che seguiranno la fusione di certe aree della Fox e della Disney, si parla di una forbice tra le 4.000 e le 10.000 persone in tutto il mondo. Quello che è certo è che ora la Disney ha una library di contenuti ancora più vasta e avrà la possibilità di controllare la creazione, la distribuzione e lo sfruttamento di contenuti in maniera ancora più salda.

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