Qualche giorno fa vi abbiamo segnalato che a causa delle dichiarazioni di Crystal Yifei Liu (che peraltro è cittadina americana) a sostegno della polizia di Hong Kong e delle sue azioni contro i manifestanti, si è scatenata spontaneamente sui social network una campagna di boicottaggio di Mulan, pellicola Disney della quale l’attrice è protagonista.

Ora Variety segnala come, nonostante Twitter e Facebook lunedì abbiano rimosso centinaia di account cinesi falsi che diffondevano propaganda a sostegno del governo, sia in corso una campagna a sostegno dell’attrice e del film spinta per lo più da account giudicati “sospetti”, con l’hashtag #SupportMulan. L’hashtag in questione ha fatto il suo debutto sabato dopo essere stato rilanciato dal canale televisivo di stato cinese CCTV, assieme allo slogan: “Difendi la giustizia, sostieni Mulan”. Il canale cinese ha trasmesso su Twitter (che è bloccato in Cina, quindi chiaramente l’intenzione è quella di rivolgersi all’estero) un messaggio in inglese affermando che “un gruppo calunnioso di persone con interessi particolari sta invitando le persone a boicottare un film che celebra la vita e il sacrificio di una donna coraggiosa. È un’ispirazione per le ragazze di tutto il mondo: mostrate il vostro supporto con #SupportMulan. Le ragazze hanno bisogno di Mulan, il mondo ha bisogno di Mulan!”.

Variety afferma di aver identificato moltissimi account, all’interno di quel topic, che corrispondono palesemente a bot filo-governativi e che diffondono disinformazione sulle dimostrazioni a Hong Kong utilizzando immagini del film d’animazione del 1998, rilanciando poster del nuovo film live action o immagini del viso dell’attrice. Un esempio su tutti segnalato dal sito è quello di un utente creato il mese scorso e seguito da soli 4 account che pubblica messaggi con hashtag #SupportMulan nei quali accosta i manifestanti ai membri dell’ISIS.

La situazione sta insomma diventando sempre più controversa, e a tratti ironica: la dittatura comunista difende gli interessi di un gigante americano nel bel mezzo della guerra commerciale tra i due paesi, intervenendo su social network che sono oscurati in Cina. La Disney non ha ancora rilasciato dichiarazioni sulla vicenda, né ha commentato le dichiarazioni del Global Times, quotidiano cinese che afferma che l’azienda “non può permettersi le conseguenze del mancare di rispetto ai sentimenti del popolo cinese, in quanto se rimuovesse l’attrice dal film perderebbe 1.4 miliardi di potenziali spettatori”.

Vi terremo aggiornati.

 

 

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