Oggi è il giorno di The Laundromat al Festival di Venezia, dove il film di Steven Soderbergh con Meryl Streep e Gary Oldman è stato presentato in Concorso. Abbiamo incontrato i due attori, che fanno parte di un cast ricchissimo (come da tradizione per Soderbergh) composto tra gli altri da Jeffrey Wright, Antonio Banderas, Sharon Stone, David Schwimmer, James Cromwell, Matthias Schoenaerts.

Tutti insieme, portano in scena la pungente commedia scritta da Scott Z. Burns (basata sul libro di Jake Bernstein) che svela i “segreti” alla base dello scandalo dei Panama Papers, emerso nel 2016 grazie a un leak di documenti che ha scosso le potenze di tutto il pianeta. In Italia la pellicola arriverà in un numero selezionato di cinema e poi dal 18 ottobre su Netflix.

Mr Oldman, per lei è più soddisfacente, a livello artistico, partecipare a un progetto come questo che ha delle radici nella realtà o preferisce progetti di intrattenimento e fantasia?

Ho avuto la fortuna, nella mia carriera, di interpretare tantissimi personaggi diversi. Ed è sempre bello essere in grado di trasmettere un messaggio. Personalmente preferisco interpretare personaggi reali, perché c’è molto più materiale su cui basarsi nella costruzione dell’interpretazione. So che sembra strano, ma non è riduttivo. In questo caso è stata una via di mezzo: certo, interpreto il vero Jürgen Mossack, ma è anche una via di mezzo con un personaggio immaginario. Non è un’interpretazione realistica. Il film è progettato per essere narrato dal mio personaggio e da quello di Antonio Banderas, e insieme rompiamo la quarta parete. In questo modo, mi sono trovato ad avere i piedi in entrambe i mondi.

Tornerebbe a lavorare nel Wizarding World?

Nel caso di Harry Potter, mi chiedono sempre cosa c’è dall’altra parte del velo, e io rispondo sempre… Batman! Comunque, direi che ho già dato su quel fronte.

La prima e l’ultima sequenza del film colpiscono moltissimo a livello tecnico: sono entrambi piani sequenza, nella prima succedono molte cose per Gary Oldman, nell’ultima succedono a Meryl Streep. Quant’è stato difficile preparare queste sequenze sia a livello di interpretazione che tecnico?

Oldman: Nel mio caso è stato più semplice, rimango nel mio personaggio per tutta la scena, un unico piano sequenza senza tagli. Come attori, il minimo da fare è imparare le battute, le persone forse non si rendono conto che in film come questi ci sono intere pagine di battute da imparare a memoria. Il regista ti chiede sempre di fare cose diverse, rigirando le stesse scene, e quindi è bene sapere tutto assolutamente a memoria. In questo senso, trovo che i piani sequenza siano più semplici perché sono più lineari.

Streep: Io ho adorato il mio piano sequenza finale, ma è stata una delle scene più difficili del film. Non avevo idea che avremmo girato così: le mie scene erano tutte concentrate in un unico blocco e la sera prima ho scoperto che avremmo fatto questa parte in questo modo. Un aspetto difficilissimo è stato il dover recitare la lettera di John Doe: è la vera lettera, scritta dalla persona che ha effettuato il leak dei Panama Papers, ed è scritta in un linguaggio molto particolare che non sembra certo un dialogo. Mi sono dovuta impegnare a renderlo un dialogo pur senza cambiare nulla, e nel frattempo dovevo effettuare delle trasformazioni e interagire con l’ambiente circosatnze. Non è stato affatto semplice. Una delle trasformazioni è stata proposta da me, quindi è come se mi fossi complicata da sola la vita! L’abbiamo rigirata tantissime volte, volevamo che fosse perfetta, che non vi fosse una parola fuori posto tra quelle scritte da John Doe, una persona coraggiosissima che ha cambiato il mondo. Ci sono persone che hanno perso la vita a causa di queste indagini, quindi ho sentito questo discorso come un compito in loro onore, dovevamo fare un film divertente e che intrattenesse ma anche che raccontasse una storia molto cupa e oscura.

A quanto sembra gli Stati Uniti non esportano solo democrazie ma pure truffe economiche. Cosa c’è che non va, secondo voi, nella società americano, che crea sempre questa specie di bolla speculativa?

Streep: In realtà il nostro film rivela qualcosa su due tizi non americani che prendono soldi dai cinesi, dai presidenti di Islanda e Malta, da Bruce Lee, persino da Kubrick… il film mostra che siamo tutti sulla stessa barca. L’avarizia ha permesso questa collusione mondiale. Le persone intelligenti e potenti in tutto il mondo hanno tramato per preservare il loro potere. Tutti no, pur non sapendolo, abbiamo soldi investiti nel sistema che ha supportato questa frode.

Questa vedova che cerca giustizia è il cuore morale del film, e lei l’ha paragonata ai genitori dei ragazzi uccisi a Parkland. È come se volesse dare voce ai tanti che non hanno giustizia contro un apparato sfuggente fatto da scatole cinesi…

Streep: Penso che tutti noi quando vediamo persone appassionate tendiamo a fidarci. Nel mondo ci sono persone morali, si tratta di fare delle scelte. Io stessa beneficio delle leggi che hanno dato la possibilità a queste persone di perpetrare questi crimini, ma non mi interessa mantenere questo diritto. Voglio che chi viene fregato da questo sistema venga liberato, e l’ironia è che queste persone spesso sostengono lo stesso sistema che le opprime e che si approfitta di loro. Il mio personaggio non è diverso da mia madre, o dalla gente in cui sono nata: persone che vivono la loro vita, vanno in chiesa, pensano ci sia giustizia, e quando vedono un’ingiustizia cercano di abbatterla.

Oldman: E infatti siamo portati a empatizzare con questi personaggio.

Streep: Sì, è un personaggio creato da Soderbergh e Scott Z. Burns, che hanno capito che per far sì che il pubblico segua un film come questo bisogna basarsi su persone vere. Il mio personaggio è un amalgama di persone vere.

Quanto conta nella scelta dei film che fate il fatto che abbiano un tema importante dal punto di vista sociale?

Oldman: Penso che il materiale originale, lo script, sia tutto. È così che scelgo i miei ruoli, ed è così che controllo la mia carriera. Non mi offrono qualsiasi ruolo, quindi quando mi arriva qualcosa sulla scrivania si tratta sempre di vedere lo script e capire che regista è coinvolto, in base a quello poi decido cosa faccio. Ho fatto film di spie, maghi, thriller, ma quando arriva un film come questo vedo l’opportunità di fare qualcosa di importante. Vorrei ce ne fossero di più.

Streep: La stessa cosa per me. A volte mi vengono proposti film ottimi, ma che non ritengo adatti a me. Quando mi trovo davanti a un film come questo e come Mamma Mia, la domanda che mi pongo è sempre: sarà utile? Potrà fare qualcosa? Porterà gioia o avvelenerà il mondo? Ho avuto tantissime possibilità di fare cose che mi hanno soddisfatto, ma quando ho iniziato ad avere figli mi sono resa conto che ogni cosa che faccio conta, lascia sempre un segno, e quindi devo scegliere con molta attenzione.

Signora Streep: ogni volta che fa un ruolo come questo ci stupisce, volevo sapere quanto sfida se stessa nel suo lavoro?

Streep: Non vedo il mio lavoro come un compito o una medicina da prendere. Ovviamente amo la sfida, amo aprire la mia mente e imparare a pensarla diversamente. Invecchiando pensi di sapere tutto, e invece mi piace aprire la mia mente.

Oldman: Per esempio, non so come hai approcciato la Tacther, ma…

Streep: …beh ne abbiamo parlato, io e te!

Oldman: Non so se vi rendete conto che avete davanti per la prima volta due primi ministri inglesi! Il punto è che nell’interpretazione l’elemento fisico è uno degli aspetti più difficile. Quando mi trovo davanti a un rischio, quello che penso è: camminerò sul filo, se cadrò precipiterò a terra e mi farò malissimo. Ma questo fa parte dell’eccitazione che ti convince a lavorare al meglio davanti a un grande rischio, a una sfida.

 

 

La sinossi ufficiale di The Laundromat:

Quando la sua vacanza idilliaca prende una piega inattesa, Ellen Martin comincia a fare ricerche su una polizza assicurativa falsa, per ritrovarsi in un giro infinito di loschi traffici, riferibili a uno studio legale di Panama specializzato nell’aiutare i cittadini più ricchi del mondo ad accumulare fortune ancora più grandi.
Gli affascinanti – ed elegantissimi – soci fondatori Jürgen Mossack e Ramón Fonseca sono esperti nel trovare soluzioni seducenti, attraverso società fittizie e conti offshore, per aiutare i ricchi e potenti a prosperare. Ci mostreranno che il problema di Ellen è solo la punta dell’iceberg dell’evasione fiscale, delle tangenti e di altre assurdità con le quali i super ricchi sostengono il sistema finanziario corrotto del mondo. Il film – un adattamento di Secrecy World: Inside the Panama Papers Investigation of Illicit Money Networks and the Global Elite del reporter investigativo e vincitore del premio Pulitzer Jake Bernstein – sfreccia attraverso un caleidoscopio di comiche deviazioni in Cina, Messico, Africa (via Los Angeles) e Caraibi, fino all’incidente dei Panama Papers del 2016, occasione in cui i giornalisti fecero trapelare i documenti segreti criptati dei clienti di alto profilo di Mossack Fonseca.

Consigliati dalla redazione