È stato presentato oggi fuori concorso al Festival di Venezia Il Re, il film di David Michôd tratto da Enrico IV ed Enrico V di William Shakespeare, con protagonista Timothée Chalamet: il testo è stato liberamente adattato dallo stesso Michôd con Edgerton e arriverà nelle sale e poi su Netflix dal 1 novembre.

Oggi abbiamo avuto l’opportunità di incontrare insieme a un gruppo ristretto di giornalisti David Michôd, Timothée Chalamet, Joel Edgerton e Lily-Rose Depp. Noi di BadTaste.it abbiamo chiesto al regista e agli interpreti una domanda che vi riportiamo qui di seguito:

La grande battaglia e i combattimenti sono forse l’aspetto sul quale avete avuto più margine di libertà, pur essendo il film solo lontanamente basato sulle opere di Shakespeare Enrico IV ed Enrico V. Come avete lavorato a questi passaggi così importanti sul piano cinematografico?

Michôd: La battaglia di Azincourt è stata difficilissima. Quello che sapevo è che solitamente nei film ambientati nel medioevo o poco dopo come questo non si capisce nulla nelle scene di battaglia. Ecco quindi che per me e per noi tutti era importantissimo che la battaglia e l’azione fossero molto comprensibili: sin dalla sceneggiatura abbiamo deciso di proporre i vari punti di vista, per capire le posizioni. Iniziamo dal punto di vista di Joel Edgerton, poi ci spostiamo su Timothée, poi di nuovo su Joel, poi perdiamo quest’ultimo e vediamo Timothée entrare in scena… Se non avessimo avuto questi punti di vista avremmo perso un importanti aspetto narrativo. A livello esecutivo, invece, non ho voluto utilizzare droni o giraffe: volevo che ritraessimo il punto di vista umano, girando ad altezza d’occhio, in modo che fosse un’esperienza immersiva. Oltre a quello, beh… ci siamo preparati a lungo per quelle scene, e girarle è stato orribile, l’ho odiato. Poi però nel montaggio ci siamo divertiti tantissimo… ma vi assicuro che le riprese sono state un’inferno!

Edgerton: Abbiamo discusso a lungo sulla battaglia, ma anche delle altre scene d’azione, l’assedio e i combattimenti. Tutti questi momenti hanno un punto di vista specifico. Quelli da ringraziare, in realtà, sono i costumisti e gli scenografi, oltre agli stunt: creano un mondo incredibile con il loro lavoro. Hanno un compito mastodontico che ci permette di concentrarci su questi punti di vista singoli. Per la scena della battaglia abbiamo usato oltre 300 comparse con l’armatura, moltiplicandole poi in digitalmente per rendere tutto ancora più epico. Non sapevamo esattamente come sarebbero andate le cose, abbiamo lavorato duramente per pensare alle strategie da adottare basandoci su eventi storici. Per girare quella scena ci abbiamo messo quasi tre settimane.

Chalamet – David era ossessionato, sin da prima dell’inizio delle riprese, dal fatto che le battaglie o i duelli fossero già visti, troppo hollywoodiani. Pensate che abbiamo lavorato per oltre un mese con i coreografi, salvo sentirci dire da David che sembravamo “troppo coreografati e poco realistici”. C’è una scena in cui Joel rimane immischiato in una folla di soldati: si dice che in quella battaglia siano morte più persone affogando nel fango che in altro modo. Forse sarebbe stato più cinematografico combattere con la spada, ma la massa di soldati era l’effetto importante da dare.

Michôd – È anche l’unica scena in cui abbiamo usato una gru, ma quell’inquadrura l’hanno utilizzata nel trailer e il pubblico ha iniziato a dire che stavamo copiando Game of Thrones!

Edgerton – Quel giorno sul set stavo quasi per affogare, è assurdo se penso che non indossavo nemmeno qualcosa di troppo pesante. Quattro ore, c’era il panico e la necessità di sopravvivere, eravamo esauriti… se penso a com’è stata la battaglia vera… non mi sarei mai immaginato nulla di simile!

Ecco il resoconto del resto della conferenza:

Una domanda per Timothée Chalamet e Lily-Rose Depp: in conferenza avete parlato del potere in questa storia. Potete farci un esempio in cui, come celebrity, il vostro potere ha fatto la differenza?

Depp – Non so, penso che non sia qualcosa legato all’essere celebrità, il punto è avere una voce e usarla, dipende anche dalla gente, per esempio se vuole ascoltarti.

Chalamet – La mia eserienza cinematografica è stata particolare: ho iniziato con film indipendenti che non vedeva nessuno, poi ne ho fatto uno che è diventato popolarissimo (Chiamami col tuo Nome). Non mi sento di parlarne con cinismo, ma noto di avere una grande cassa di risonanza per dire qualcosa di importante: posso dare visibilità a cause importanti.

Il film propone immagini molto particolari, come avete ricostruito il periodo e quali pittori avete preso come riferimento per costruire queste luci e questi chiaroscuri?

Michôd – Non posso parlare a nome del mio direttore della fotografia, ma personalmente non ho guardato dei quadri, all’epoca non c’erano dei pittori che produssero opere che potevamo prendere come riferimento per questo film. L’arte dell’epoca era abbastanza “primitiva”, se vogliamo ci siamo basati in parte sul rinascimento nel senso che la luce potrebbe ricordare alcuni quadri ad olio. Ma ho approfittato della libertà concessa dalla mancanza di veri riferimenti: ho cercato di costruire un altro mondo, volevo che il mondo in cui è ambientato il film sembrasse quasi alieno, non solo nell’aspetto ma anche nel linguaggio, nella musica, nelle interpretazioni… Sean Harris, che interpreta William, per esempio ha recitato quasi trattenendosi, come se si reggesse i calzoni, tutto incurvato e muovendosi in maniera strana. È proprio quello che volevo sembrasse il film: non troppo strano, ma abbastanza da far sì che si notasse.

Timothée, com’è stato interpretare un eroe per una volta non muscolare, ma coraggioso e determinato, un eroe anomalo?

Chalamet – Il mio Enrico non è un combattente come potrebbe essere il gladiatore o un personaggio di Troy. È un personaggio credibile, non una rockstar o un cazzone, ma un guerriero realistico, e penso che sia positivo proporre una figura simile, anche fragile se vogliamo, in un’epoca in cui vediamo il machismo esposto come riferimento anche per i leader del mondo, quasi con una mascolinità tossica.

Cosa hai ritrovato di te stesso nel personaggio?

Chalamet – Penso la sua umanità. Ovviamente io recito, ma mi rendo conto che il prendere decisioni… è comunque una posizione molto umana quella del re. Non esiste una “miseria reale”, la miseria è umana, è una condizione in cui ci troviamo tutti. Sono decisioni difficilissime da prendere, e tutte a caro prezzo. È un giovane con così tanto potere e che non sa cosa sta facendo… oggi ci sono persone che fanno questo lavoro e non hanno per forza le virtù per farlo.

Nell’Enrico V Caterina dice che le lingue degli uomini sono piene d’inganni. Lily-Rose, pensi sia vero? È un caso, secondo te, che sia una donna ad aprire, alla fine, gli occhi a Enrico?

Depp – È quello che mi ha attratto del film. Lei viene da una famiglia in cui serpeggia la pazzia, e sua madre è una figura fortissima… E anche sua sorella era stata regina d’Inghilterra… Mi attraeva molto il fatto che fosse così determinata. Esprime una grande forza in un mondo e in un’epoca in cui le donne non potevano farlo, e questo mi sembra importante.

Timothée, quali sono stati i tuoi riferimenti in termini di recitazione? Ti sei ispirato a Olivier e Branagh per la parte?

Timo – Quando ho firmato l’accordo con Netflix sapevo già che avrei fatto questo film, e non sarebbe stato furbo guardare le interpretazioni di chi mi ha preceduto. Il vero riferimento per me è stato il conflitto nel trovare la propria identità e la propria strada quando si è giovani, figuriamoci poi se si è potenti. Detto questo, il nostro Enrico V è molto diverso dalle altre versioni, anche perché il film è liberamente se non vagamente ispirato a Shakespeare…

Michôd – Esatto, è stato solo il punto di partenza: un giovane ragazzo che diventa re e va in Francia. Non ho mai incoraggiato nessuno di voi a vedere quei due film, non si trattava della stessa storia, anzi erano personaggi molto diversi dai nostri.

Chalamet – Comunque i miei attori di riferimento sono Joaquin Phoenix, Greta Gerwig, e Heath Ledger… sono tutti attori che prendo come guide, ho visto The Master tantissime volte: c’è una scena pazzesca in cui si fa una scommessa sul rispondere alle domande senza sbattere gli occhi, e per me è una vera masterclass di recitazione, l’ho rivista mille volte. Ho incontrato Joaquin qui a venezia e gli ho detto “ciao”, ero veramente gasatissimo. Non vedo l’ora di vedere Joker…

 

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