2014

Se per il cartone La Bella Addormentata del 1959 la Disney si ispirò a Jane Russell, ieri l’unica strega Malefica in un fantasy dal vivo poteva essere solo Angelina Jolie. Perché? Era sempre stata leggermente sregolata, scandalosa (vi ricordate il gossip circa il rapporto incestuoso col fratello?), promiscua (non risparmiava dettagli circa il suo rapporto fisico con il secondo marito Billy Bob Thornton), precoce (sposata e già divorziata col Sick Boy di Trainspotting a soli 24 anni d’età), con immagine già in tenera età di altera antagonista sociale (vinse l’Oscar per Ragazze Interrotte). E poi sembrava una strega già da giovane con quei lineamenti scuri e marcati dell’Est europa per via del sangue slovacco per parte di papà Jon Voight. Nella rilettura live action che la Disney decise di fare, dopo che l’animazione dava protagonismo ai “cattivi” già da 4 anni con l’inizio della saga di Cattivissimo Me, si scelse la strega come sfortunata pasionaria ecologista troppo sofisticata per non irritare maschi fascisti di un Medioevo fantastico assai oscurantista. Ecco che allora il suo incantesimo contro la figlia del Re fu giustificato da un tradimento del vile reggente, ex fidanzato di quella ragazza tutta vestita di nero. Malefica, bella in modo sovrumano e con due corna affusolate come il corpo mozzafiato, avrebbe cresciuto la bimba del traditore con attenzioni insospettabili (“Buonanotte bestiolina” le sussurrava ogni sera con crescente affetto). Anche se alla regia c’era “solo” un bravo scenografo che non diede alla pellicola una qualità registica particolare, Maleficent anno 2014 aveva cuore, ironia (“Io non amo i bambini” diceva la star con tutto il mondo nella realtà che rideva a crepapelle perché tutti sapevamo che con il marito Brad Pitt era arrivata a sei-figli-sei). Era un gradevole fantasy metafora di un’eterna lotta al femminicidio.

Il film ebbe successo, soprattutto in Italia dove addirittura fece di più che in Francia e Germania.

Il tema di fondo era: la violenza maschile è realmente malefica.

2019

È cambiato tutto. Angelina Jolie si è separata da Brad Pitt, il Me Too è all’ordine del giorno da quasi due anni e il femminile è entrato prepotentemente dentro il racconto fantastico da protagonista assoluto dopo il successone nel 2017 di Wonder Woman per la Dc Comics (821 milioni di dollari nel mondo) e nel 2019 di Captain Marvel per il MCU (1.128 milioni ww). Che fare con il sequel di quel film tratto da La Bella Addormentata capace di tirar su 758 milioni di dollari? Affidare completamente la faccenda non solo a Maleficent ed Aurora, la quale è anche cresciuta nel tempo, ma addirittura arrivare al triangolo strategico che vede coinvolte tre star, tre attrici, tre età della donna, hollywoodiana e non. Andiamo a conoscere meglio il terzetto benefico in Maleficent – Signora del Male:

  • Malefica: sono passati cinque anni dopo la pace tra il popolo incantato della brughiera di cui lei è formalmente a capo ed il reame di Ulstead. La troviamo placidamente intenta ad osservare il suo regno ed immersa estaticamente nella natura, quando Fosco la va ad avvertire che Aurora vuole sposarsi. È più tranquilla o solo più vecchia e stanca? La Jolie è bravissima nel comunicare questa perdita di tensione. Qualcosa di furioso si riaccende nel suo sguardo quando la figlioccia le comunica che dovrà di nuovo avere a che fare con gli umani. Aurora vuole che la madrina conosca papà e mamma del suo sposo al secolo Regina Ingrith e Re Giovanni. Guardate che dolce la preparazione della cena per farli incontrare con Malefica che deve imparare a memoria le battute, incapace di fare conversazione formale (small talk). E che bravo che è il regista Joachim Rønning, una volta messe allo stesso tavolo Ingrith e Malfica, ad aumentare proporzionalmente la tensione durante il pasto. È la scena più bella del film così come è assolutamente convincente il viaggio di Malefica nella storia del suo popolo quando incontrerà il mentore Conall. Di nuovo abbiamo la sensazione di questo peso gigantesco sulle sue ali. Tornerà ad essere la vittima della crudeltà umana oppure capirà attraverso Conall come sia necessario, anche se è difficile, non sprofondare nuovamente nell’autocommiserazione? Nella parte del film in cui Malefica ascolta questo suo simile illustrarle la storia del loro popolo comune, torna bambina sfruttando lo stupore per non perdere la speranza in un domani dove cambiare non vorrà dire per forza arrendersi.
  • Aurora: è la potenza della giovinezza, convinta del proprio amore e non più subordinata né a Malefica né alla mamma dello sposo Ingrith. Aurora vuole proiettarsi in una coppia e non sente ragioni né da una parte né dall’altra. La Fanning riesce a trasmettere la fermezza circa l’indipendenza del suo personaggio in modo perfetto, chiarendo il fatto fin dai primi minuti che la sua principessa può realmente andare fino in fondo nella questione dell’isolamento della coppia (lei e Filippo) rispetto a rancori e traumi di generazioni di vecchi sempre pronti a coinvolgerla in battaglie che non sono mai state le sue.
  • Ingrith: la scena della cena, l’abbiamo già digitato, vale il prezzo del biglietto. Ma più pensiamo ad Ingrith, più ci sembra ovvia la conclusione che questo sequel sia nettamente superiore al primo film. Non abbiamo più bisogno del maschio fascista. Ora le donne sono così forti che possono combattersi tra di loro e infatti Ingrith sono anni che porta avanti dentro il Castello una sua personale visione divisiva della politica dell’Ulstead schiavizzando elfi rinnegati e avendo indottrinato un’assistente che sembra in tutto e per tutto l’aiutante di un cattivo di 007 per quanto è efficacemente caricaturale nella sua cattiveria. Ci riferiamo al personaggio di Gerda e a quanto ci ha fatto paura lungo tutta la durata della pellicola soprattutto quando si mette a suonare l’organo come un’invasata. Gerda è una killer (lode a Jenn Murray: letteralmente fantastica), Sicofante un prigioniero, il Re Giovanni il più grande degli ingenui e Ingrith una tostissima leader nascosta con idea politica diciamo non conciliante (uccidere tutte le creature magiche) più abile di Lucrezia Borgia a manipolare e/o avvelenare i suoi avversari (in questo caso anche il marito) per poi far ricadere la colpa sui propri nemici (leggi: Malefica). “L’ho fatto per l’Ulstead” la sentiremo urlare alla fine di Maleficent – Signora del Male come un politico qualsiasi di oggi lesto a nascondersi dietro il supposto desiderio di una nazione ben lontana dalle trame di palazzo.

Maleficent – Signora del Male: conclusioni

Interessante la battaglia finale di Maleficent – Signora del Male, con i giardini alla francese del Castello invasi dalle caotiche orde di creature alate del popolo della brughiera. Jolie e Pfeiffer, pur con pochissimo spazio realmente condiviso dentro le scene del film, sono antagoniste quasi divine ma anche la Fanning splende nel mezzo. È un trio magnifico. Ultraquarantenne ormai oltre il semplice ruolo di star cinematografica (Jolie), ventenne rampante già veterana (Fanning), sessantenne (Pfeiffer) pronta a diventare la nuova Meryl Streep post Il Diavolo Veste Prada. I maschi sono tutti ancillari in questo film, dal marito di Ingrith a Fosco, al principe Filippo. L’idea vincente è passare dal femminicidio del primo capitolo al women power di questa seconda avventura dove la donna è così potente da poter permettersi anche di sbagliare e diventare spregevole come in passato era stato lo Stefano di Sharlto Copley.

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