Tanti auguri, Christopher Nolan, oggi più che mai.

Compie 50 anni uno dei registi più chiacchierati, attesi e stimati degli ultimi… giorni, mesi, e anni.

Tre linee temporali, come quelle raccontate nei suoi film, che ci aiutano a spiegare come l’industria cinematografica sia arrivata ad aspettare l’uscita (speriamo) imminente del suo ultimo film Tenet, come un nuovo inizio per la settima arte.

Anni

Diciannove, per la precisione, gli anni del giovane Christopher Nolan al momento della trasmissione del suo primo cortometraggio sul canale televisivo PBS. Un inizio promettente, ma non sufficiente per lanciarlo nell’olimpo.

La vera tappa, fondamentale per l’inizio della carriera, ma poco nota, fu l’incontro e il sodalizio creativo con la produttrice Emma Thomas. Christopher la incontra all’University College di Londra, che anche lui frequenta. Da lì a poco Emma Thomas diventerà sua moglie e insieme fonderanno la casa di produzione Syncopy Films. È grazie a questo incontro che Nolan inizia a lavorare sul suo primo lungometraggio: Following. Un noir a basso budget che contiene già gran parte delle ossessioni e dei temi del regista. Basti pensare al nome del ladro “Cobb”, che con il suo operato criminale non vuole arricchirsi ma influenzare le vite delle persone, proprio come il protagonista di Inception. Ma soprattutto vi è in Following un primo accenno alla struttura non lineare della narrazione che permetterà al successivo Memento di aprire, seguendo la strada già indicata da Pulp Fiction, l’era post moderna del cinema.

Da anni Christopher Nolan è interprete di un cinema puro, quasi nostalgico, ma allo stesso tempo avanti di anni. Pochi come lui riescono infatti a unire le sperimentazioni e le tematiche d’autore, con la gestione di grosse produzioni, budget stratosferici e successi commerciali.

Mai un flop.

E mai, fino ad ora, un colpo sicuro. Persino la sua opera che, sulla carta, avrebbe offerto un incasso certo, all’epoca faceva tremare gli executive. La trilogia di Batman, che di fatto ha cambiato le regole e l’approccio al cinecomics, arrivava dopo una lunga crisi. Il personaggio era stato ridotto a un semplice pretesto per vendere giocattoli, dopo l’insuccesso di Batman & Robin e stava perdendo il suo contatto con il grande pubblico.

 

christopher nolan anne hathaway

 

Come detto di recente da Sam Mendes, in un’intervista con Roger Deakins, l’arrivo di Nolan sul genere del cine-fumetto non ha solo ha rilanciato il crociato di Gotham; ha contribuito ad attirare l’attenzione dei registi-autori “di serie A” verso il genere, aprendo nuove possibilità espressive per i supereroi.

Ecco le parole di Mendes:

Penso che Il Cavaliere Oscuro sia stata la migliore espressione dell’ansia post 11 settembre e delle preoccupazioni condivise da tutti tutti sul terrorismo. Ascoltando il meraviglioso discorso pronunciato da Michael Caine “alcune persone vogliono solamente vedere il mondo bruciare” tutti nella sala hanno pensato “è esattamente quello che stiamo vivendo dopo il 9/11”.

La realtà entra nel suo cinema, per trasformarsi, come in un sogno, in altro.

Da anni il regista dialoga con due interlocutori: il pubblico e l’industria. Il suo lavoro sul set è mirato a due cose: la realizzazione del miglior prodotto possibile (come è ovvio) e ottimizzare lo stile produttivo di Hollywood.

L’industria cinematografica cerca spesso le soluzioni più comode. Nolan mai.

Un esempio? Mentre la CGI prendeva piede e offriva soluzioni semplici a problemi (visivi) complessi, la sua casa di produzione Syncopy, investiva il budget in effetti speciali pratici. Mentre il 3D era la prima leva di ottimizzazione dei guadagni, i suoi film si affidavano a schermi sempre più grandi e dettagliati.

Un approccio realistico che diventerà poi la cifra stilistica della sua direzione delle scene.

Il suo è uno stile molto riconoscibile, ma difficile da descrivere. Ciò che per primo balza all’occhio è un rigore formale, recentemente diventato per molti troppo freddo e artificiale, ma che, nelle sue migliori espressioni, è un grande tentativo di immersione totale nella storia. Le sue inquadrature sono quasi sempre ad altezza occhi, non adotta soluzioni visive impossibili, angoli di ripresa non raggiungibili dall’occhio umano. La cinepresa si muove sui set del regista come un personaggio. Chi guarda è al centro dell’azione. Il montaggio non cede mai alla tentazione della frenesia, ma prende il ritmo di un battito di ciglia. Il tutto fatto senza perdere un giorno di riprese o sforare il budget.

 

Christopher Nolan

 

Mesi


Da qualche mese sia gli appassionati che i detrattori stanno guardando a Christopher Nolan come alla “stella polare” per il cinema di domani. I suoi film-puzzle, così all’avanguardia nei primi anni 2000, sono ora una delle soluzioni essenziali per mantenere il pubblico in sala. The Prestige, Inception, Interstellar, sono qualcosa di più che semplici narrazioni (più o meno) lineari. Sono esperienze quasi interattive. Lo spettatore viene chiamato al centro, come in un videogioco, affronta mondi complessi come in una serie tv, con tutta la sintesi del cinema. Per Nolan la riuscita del film si lega alla partecipazione attiva di chi guarda.

Il finale di Inception cambia sulla base di cosa si è guardato nelle due ore precedenti. Interstellar è una grande avventura nelle possibilità del cosmo, ma è anche la storia di un padre e di una figlia. Il Cavaliere Oscuro è, a ben guardare, un film su due filosofie opposte; sta a noi scegliere quale sostenere.

Come scrivevamo tempo fa il regista viene spesso paragonato a Kubrick. Molti gli affibbiano status di erede del Maestro. Così non è. 

Per fare breve un ragionamento lungo (che vi invitiamo a leggere qui) pensiamo infatti che ci sia una grande differenza di approccio: Nolan vuole mostrare a tutti quali cose pazzesche l’1% della popolazione può essere in grado di fare. Kubrick vuole raccontare quali cose pazzesche il 99% della popolazione è costretta a subire e nella maggior parte dei casi non riesce a vincere, finendone uccisa o più spesso impazzita, fuori testa, in lacrime, depressa.

C’è però un grande punto in comune con Kubrick, che sappiamo essere, per sua ammissione, una grande ispirazione del regista: ovvero l’uso dei generi. Ci sono delle ovvie preferenze per la fantascienza e il thriller surreale, ma la filmografia di Nolan non può essere ricondotta a un solo genere. Gli stili del cinema sono solo un mezzo per continuare un discorso pienamente autoriale che scorre verticalmente in tutto il suo corpus di opere. Una materia plasmata che non limita la narrazione ma, nelle sue intenzioni, la supporta.

 

Tenet: John David Washington e Christopher Nolan

 

Giorni

 

Da giorni si parla di Christopher Nolan come colui che potrebbe dare una svolta immediata alla situazione di stagnazione del cinema dovuta alla chiusura per l’emergenza sanitaria. Fermo sostenitore dell’esperienza di sala, Nolan ha dovuto rimandare più volte l’uscita del suo nuovo colossal Tenet.

Di recente la distribuzione sembra avere trovato una soluzione. A fine agosto l’opera arriverà in oltre 70 paesi, tra cui l’Italia, rinunciando all’uscita in contemporanea worldwide su tutti i mercati, compreso quello degli Stati Uniti.

L’arrivo in sala di Tenet, fortemente voluto dal suo creatore, è una scelta rischiosa e coraggiosa sul fronte incassi. La sua distribuzione potrebbe però decretare l’inizio della ripresa delle normali attività dell’esercizio. I cinema infatti, in assenza di prodotto, hanno ritardato molte aperture, entrando in un loop attendista molto dannoso per i conti delle strutture. A un colossal come Tenet viene delegato il compito, non facile, di riportare in sala un pubblico a digiuno da molti mesi.

Christopher Nolan potrebbe quindi salvare il cinema, o per lo meno dargli la spinta giusta al momento giusto. 

Se questa situazione fosse un film, sarebbe facile accusare la sceneggiatura di essere troppo “costruita”. E invece è solo l’ironia della situazione. Perché pochi come lui, in questi anni, hanno combattuto così tanto per difendere l’esperienza di fruizione di fronte ad un grande schermo. Perché, a ben guardare, l’intera filmografia di questo autore, che oggi attraversa mezzo secolo, parla soprattutto del cinema stesso.

Registi di sogni, maghi che si rendono immortali replicando sé stessi, ricordi come bobine montate al contrario… tutto parla del cinema.

Ed è proprio l’ossessione per lo spazio e per il tempo a rendere Nolan l’espressione più pura di un cinema essenziale. I fotogrammi catturano il susseguirsi di istanti e di luoghi. Li lanciano su un telo bianco, li rendono immortali. Ecco perché in questi anni, mesi e giorni Christopher Nolan non ha mai smesso di essere simbolo di un’arte che rischia di scomparire: perché attraverso la pellicola, strumento da lui molto amato, ci ricorda che c’è solo un mezzo per arrivare a fermare ciò che è accaduto ieri e renderlo oggi. È il cinema: arte immateriale fatta ancora oggi da un oggetto molto “materiale” come la cellulosa della pellicola in cui sono imprigionati i sogni di chi la dipinge.

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