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18% contro 98%: il biopic con Dennis Quaid che ha polarizzato critica e pubblico è approdato su Netflix

Reagan: il film su Netflix co Dennis Quaid divide critica (18%) e pubblico (98%).

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Reagan, il biopic dedicato al quarantesimo presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, è appena approdato su Netflix dopo una corsa cinematografica che ha generato più discussioni che incassi. Diretto da Sean McNamara su sceneggiatura di Howard Klausner, il film vanta un cast di tutto rispetto guidato da Dennis Quaid nel ruolo del protagonista, affiancato da Mena Suvari, Amanda Righetti, C. Thomas Howell e Penelope Ann Miller. La pellicola racconta la straordinaria parabola di Reagan, partendo dalla sua carriera hollywoodiana come attore per arrivare alla Casa Bianca, attraversando decenni di storia americana che hanno segnato profondamente il ventesimo secolo.

Uscito nelle sale americane il 30 agosto scorso, Reagan ha vissuto un'esistenza cinematografica peculiare. Al botteghino mondiale ha raccolto appena 29,3 milioni di dollari, una cifra tutt'altro che entusiasmante che testimonia una difficoltà evidente nel conquistare il grande pubblico in sala. Eppure, la distribuzione ha concesso al film un periodo di esclusiva teatrale relativamente lungo prima del debutto digitale, più esteso persino di quello riservato a produzioni più blasonate come The Wild Robot.

Ma è nella ricezione critica che Reagan ha scritto una delle pagine più singolari della stagione cinematografica. Su Rotten Tomatoes, la piattaforma di aggregazione recensioni più influente del settore, il film presenta uno scarto abissale tra il giudizio della critica e quello del pubblico. Il Tomatometer, che misura l'approvazione dei critici professionisti, si ferma a un imbarazzante 18 percento. Di contro, il Popcornmeter, che riflette il gradimento degli spettatori comuni, schizza al 98 percento. Una polarizzazione quasi senza precedenti che racconta molto più di una semplice divergenza di gusti.

L'ipotesi più accreditata per spiegare questa spaccatura tra critica e pubblico chiama in causa proprio la dimensione politica. Reagan non è semplicemente un film biografico: è un'opera che celebra una figura ancora oggi venerata da una parte consistente dell'elettorato conservatore americano, mentre l'altra metà del paese ne contesta l'eredità politica. La critica cinematografica, tradizionalmente più progressista, sembra aver bocciato il film tanto per i suoi meriti artistici quanto per la sua prospettiva politica. Il pubblico che invece ha riempito le sale era evidentemente composto da spettatori già predisposti positivamente verso il soggetto, pronti a perdonare eventuali difetti formali in nome dell'omaggio a un presidente-icona.

Il film si basa sul libro di Paul Kengor e vede coinvolti nella sceneggiatura anche Jonas McCord oltre al già citato Klausner. Sean McNamara, regista con una lunga carriera alle spalle ma raramente acclamato dalla critica d'autore, ha confezionato un prodotto che parla chiaramente a un pubblico specifico, senza cercare il consenso trasversale. Una scelta coraggiosa in un'industria che tipicamente privilegia il più ampio appeal possibile.

Resta da vedere se la disponibilità su Netflix amplificherà la portata di Reagan o se rimarrà un fenomeno di nicchia, amato da una base ristretta ma appassionata. In un panorama cinematografico sempre più frammentato, dove i gusti del pubblico si dividono lungo linee non solo estetiche ma anche ideologiche, Reagan rappresenta un caso di studio affascinante su come la politica permei ormai ogni aspetto della cultura popolare, cinema compreso.

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