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200 ore di torture ad Harvard: la vera storia dietro il film con Russell Crowe prossimamente su Netflix

Prossimamente su Netflix, il film che esplora gli esperimenti psicologici ad Harvard che potrebbero aver creato Ted Kaczynski. Cast con Crowe e Tremblay.

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Netflix si prepara a scuotere il panorama del true crime con Unabomber, un thriller psicologico diretto da Janus Metz che arriverà sulla piattaforma il 25 settembre 2026. Non si tratta dell'ennesima rivisitazione delle gesta criminali di Ted Kaczynski, il terrorista domestico che tra il 1978 e il 1995 uccise tre persone e ne ferì altre 23 con pacchi bomba spediti per posta. Questa volta, la narrazione scava più a fondo, fino alle radici psicologiche di una delle menti più complesse e disturbate della storia criminale americana. Il film, scritto da Sam Chalsen e Nelson Greaves, si concentra su un capitolo oscuro e spesso trascurato della vita di Kaczynski: gli esperimenti psicologici condotti su di lui quando era ancora uno studente ad Harvard University. Jacob Tremblay interpreta il giovane Ted, mentre Russell Crowe veste i panni di Henry Murray, il controverso professore di psicologia che orchestrò quegli studi.

Shailene Woodley completa il cast principale nel ruolo dell'agente FBI Joanne Miller, un personaggio apparentemente originale creato per le esigenze narrative del film. Accanto a loro, Annabelle Wallis interpreta la psicoanalista Christiana Morgan, con Alexander Ludwig, Steven Ogg e Marc Menchaca in ruoli di supporto. Il trailer ufficiale, diffuso da Netflix, non lascia spazio a dubbi sul tono del film: teso, claustrofobico, disturbante. La narrazione si muove su due linee temporali parallele. Da un lato, la fine degli anni Cinquanta, quando un Kaczynski appena sedicenne entra nelle aule di Harvard come prodigio della matematica. Dall'altro, i primi anni Novanta, quando l'FBI stringe il cerchio attorno all'Unabomber, ancora ignara dell'identità del terrorista che tiene in scacco l'America.

La scelta di concentrarsi sugli esperimenti di Murray non è casuale. Tra il 1959 e il 1962, Kaczynski partecipò a uno studio che oggi suonerebbe come una violazione etica su larga scala. Murray, psicologo di formazione junghiana, aveva sviluppato un metodo per testare la resilienza dei sistemi di credenze individuali sotto stress estremo. Il giovane Ted fu istruito a elaborare e descrivere le sue convinzioni più profonde, i suoi valori fondamentali, la sua visione del mondo. Poi, sistematicamente, quelle credenze venivano smontate, ridicolizzate, attaccate in sessioni che miravano a spezzare psicologicamente il soggetto. Kaczynski subì duecento ore di questo trattamento. Duecento ore in cui veniva attaccato personalmente, psicologicamente demolito. L'obiettivo dichiarato era comprendere fino a che punto un essere umano potesse mantenere integre le proprie convinzioni sotto pressione.

Nella pratica, significava distruggere metodicamente l'identità di ragazzi vulnerabili in nome della ricerca scientifica. Il fatto che Kaczynski fosse stato ammesso ad Harvard a soli 16 anni rendeva la sua situazione ancora più particolare: un adolescente matematicamente geniale, ma emotivamente ancora in formazione, sottoposto a una forma sofisticata di tortura psicologica. Anni dopo, lo stesso Kaczynski avrebbe minimizzato l'impatto di quegli esperimenti sulle sue azioni successive. Eppure, gli studiosi e gli psicologi forensi hanno continuato a dibattere sul ruolo che quel trauma giovanile potrebbe aver giocato nella formazione della sua ideologia anti-industriale e nella scelta della violenza come strumento di comunicazione. Il film di Metz sembra propendere per una connessione diretta: il trailer costruisce un filo rosso evidente tra il giovane distrutto psicologicamente nelle aule di Harvard e l'uomo che, decenni dopo, avrebbe costruito bombe nella sua capanna nel Montana.

Unabomber non è il primo tentativo di portare sullo schermo la storia del terrorista. Nel 2017, la serie Manhunt: Unabomber aveva già esplorato la caccia all'uomo, con Paul Bettany nei panni di Kaczynski. Nel 2022, Ted K di Tony Stone aveva adottato un approccio quasi documentaristico, intimo e claustrofobico. Questo nuovo film di Netflix, però, promette un focus diverso: non tanto sulle bombe o sulla cattura, quanto sulla genesi psicologica del terrore. È un'operazione che interroga la responsabilità istituzionale, il confine tra ricerca e abuso, il prezzo umano dell'ambizione accademica. Il film arriva in un momento in cui il true crime continua a dominare le classifiche di streaming, ma anche in cui cresce la consapevolezza critica attorno all'etica di questi racconti. Come si rappresenta un criminale senza glorificarlo? Come si esplora la violenza senza spettacolarizzarla? Come si racconta il trauma senza sfruttarlo?

Unabomber sembra consapevole di questo equilibrio precario, scegliendo di concentrarsi non tanto sul "cosa" Kaczynski ha fatto, ma sul "perché" potrebbe essere arrivato a farlo. Resta da vedere se il film saprà davvero mantenere le promesse del trailer. Se riuscirà a costruire un ritratto complesso, sfumato, che non ceda alla tentazione della semplificazione o della giustificazione. Ted Kaczynski è morto nel 2023, in carcere, senza mai esprimere vero pentimento per le sue azioni. La sua eredità intellettuale, controversa e disturbante, continua a circolare in certi angoli di internet, dove il suo manifesto anti-tecnologico trova ancora lettori affascinati. Netflix punta chiaramente su un prodotto di qualità, con un cast stellare e una regia autoriale. Il 25 settembre 2026 non è lontano. E con esso, la possibilità di riaprire un dibattito mai davvero chiuso: quanto siamo responsabili dei mostri che creiamo.

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