6 milioni di dollari e un incubo febbrile: su Prime Video, il cult di Cameron diventato leggenda
Questo film, di James Cameron passò da film indipendente da 6,4 milioni di dollari a franchise leggendario. Storia di un capolavoro nato da un incubo febbrile.
Nel 1984, un regista sconosciuto realizzò un minuscolo film di fantascienza indipendente con un budget risicato di 6,4 milioni di dollari, e avviò quello che sarebbe diventato un franchise da blockbuster. Quel film era Terminator (disponibile su Prime Video), e quel regista era James Cameron. Una storia che dimostra come visione, ingegno e un pizzico di follia possano trasformare un incubo letterale in un impero cinematografico. La fantascienza è tradizionalmente un genere ostico per il cinema indipendente. Richiede idee ambiziose e spettacolo visivo che normalmente necessitano dei capitali e delle risorse di un grande studio. Tutti i film sci-fi più iconici, da Star Wars a Matrix fino a 2001: Odissea nello spazio, sono stati produzioni costose backed da major hollywoodiane. Low-budget e fantascienza raramente si mescolano con successo.
Nello sviluppo di Terminator, Cameron escogitò un espediente narrativo che servì sia come gancio per il pitch che come utile tecnica di riduzione dei costi. Inviando Kyle Reese e il Terminator indietro nel tempo, Cameron evitò le spese per set post-apocalittici ed effetti visivi elaborati, fatta eccezione per un paio di flashback chiave che arricchivano il personaggio di Reese, presentati come disturbi post-traumatici del soldato del futuro. Non puoi realizzare un vero film di guerra futuristica con meno di 10 milioni di dollari, ma puoi certamente fare un thriller grintoso ambientato nel presente, con protagonista un cyborg indistinguibile da un normale essere umano, cattivo alito compreso. Così, proprio come Pulp Fiction, Terminator trasmette la sensazione di un film ad alto budget, la portata e l'ambizione di una grande produzione, pur essendo stato realizzato con risorse limitate.
Il film originale di Terminator non è nemmeno lontanamente grande ed esplosivo come i suoi sequel, ma risulta comunque altrettanto elettrizzante. Il ritmo incessante dell'inseguimento gatto-e-topo ti tiene incollato allo schermo dal momento in cui il Terminator punta il suo sistema di mira su Sarah fino al momento in cui lei lo riduce in frantumi. Le sequenze d'azione sono su scala più ridotta rispetto ai sequel, ma rimangono grandi, ambiziose e ricche di stunts mozzafiato, come una motocicletta che sfreccia attraverso il fufumo di bombe a tubo esplose. Terminator veicola un'astuta storia ammonitrice sui pericoli dell'intelligenza artificiale attraverso la lente di uno slasher fantascientifico. Ora che l'IA è qui per restare, è troppo tardi per l'ammonimento, ma Terminator risulta più rilevante che mai.