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A 59 anni senza trucco sul red carpet: il coraggio di Pamela Anderson e di altre star conquista Venezia

Pamela Anderson a 59 anni sfila senza trucco a Venezia 2026, riceve l'Award of Courage e parla di epatite C.

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Un velo di fondotinta, un tocco di mascara, un filo di rossetto. Per molte donne sono la quotidianità, una sorta di armatura invisibile che accompagna la giornata. Ma è davvero indispensabile? La domanda non è nuova, eppure alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 ha trovato una risposta visiva potente, incarnata da una delle icone più riconoscibili degli ultimi trent'anni.

Pamela Anderson è tornata sul red carpet della città lagunare con il suo ormai celebre look no make-up, confermandosi ambasciatrice di una filosofia estetica che sta conquistando sempre più spazio: il graceful ageing, l'invecchiamento consapevole e dignitoso. All'ottavo giorno del festival, per presentare Place to Be di Kornél Mundruczó, in cui interpreta Molly, figlia della protagonista, l'attrice ha scelto un abito arancione brillante in raso, lungo e con spalline sottili, completato da una stola fluente che scivolava dalle braccia creando quasi l'effetto di uno strascico.

I capelli, tinti di un biondo platino, erano raccolti in uno chignon con un ciuffo finger waves ingellato e schiacciato sulla fronte, un omaggio allo stile flapper girl degli anni Venti. E il viso? Niente, o quasi. Solo un balsamo labbra per nutrirle e levigarle. A 59 anni compiuti lo scorso primo luglio, Anderson ha dimostrato ancora una volta che si può essere protagoniste senza nascondersi dietro strati di cosmetici.

La scelta non è casuale, né improvvisata. Dal 2023, Pamela ha abbracciato questa nuova estetica au naturel, distaccandosi nettamente dall'immagine da bombshell costruita negli anni di Baywatch, quando era il simbolo per eccellenza di una bellezza artefatta, esagerata, quasi cartoonesca. Quella Pamela Anderson appartiene al passato. Quella di oggi racconta un'altra storia: quella di una donna che ha smesso di rincorrere gli standard imposti e ha deciso di mostrarsi per quello che è.



E non è sola in questo percorso. Sul tappeto rosso dell'ottava serata veneziana, anche Anna Foglietta ha scelto un trucco ridotto ai minimi termini, con i capelli tirati indietro a esaltare un viso pulito e naturale. Alba Rohrwacher, ormai una certezza sui red carpet, ha confermato la sua divisa di scena: blush acceso, rossetto rosso e un bob dalle onde stropicciate. Greta Scarano ha optato per un raccolto à la Grace Kelly e un soft smokey eyes sofisticato. Ognuna, a modo suo, ha scelto di non nascondersi.

Ma il momento più toccante è arrivato poche ore dopo, sul palco dell'amfAR Gala Venezia all'Hilton Molino Stucky sull'Isola della Giudecca. Lì Pamela Anderson ha ricevuto l'Award of Courage, il riconoscimento che l'American Foundation for AIDS Research assegna a chi ha trasformato il proprio impegno personale in una battaglia concreta per la ricerca sull'AIDS. Prima di lei, anche Madonna aveva ricevuto lo stesso premio per il suo impegno contro i pregiudizi e la discriminazione legati alla malattia.

Kyle Clifford, amministratore delegato di amfAR, ha spiegato la scelta con parole nette: "Pamela Anderson non è solo un'attrice eccezionale e iconica, ma si è anche impegnata a sensibilizzare l'opinione pubblica su una serie di cause di grande importanza. Si batte instancabilmente per ciò in cui crede e il suo coraggio è fonte di ispirazione per tutti noi". Nella stessa serata, l'Award of Inspiration è stato assegnato a Marina Abramović.

Ritirando il premio, Anderson ha scelto di parlare di un capitolo doloroso della sua vita: l'epatite C, diagnosticata alla fine degli anni Novanta e resa pubblica nel 2002. "Quando mi fu diagnosticata l'epatite C, non esisteva ancora una cura. Era una condanna a morte", ha raccontato. Una decina di anni dopo è arrivato il trattamento che le ha permesso di guarire, ma non senza un prezzo altissimo. "Mi è costata tutti i risparmi", ha ammesso, aggiungendo di aver provato "un senso di colpa enorme" pensando a chi non avrebbe potuto permettersela.

@vanityfairitalia #PamelaAnderson prende il microfono all'amfar Gala a Venezia e per qualche secondo sembra cercare il punto da cui cominciare: «Ho riflettuto a lungo sul mio discorso, pensando: “Non voglio tornare indietro, voglio andare avanti”». E invece, per spiegare come ci è arrivata, deve tornare alla fine degli anni Novanta, quando le diagnosticarono l’epatite C: «Non esisteva una cura. Era una condanna a morte, così mi disse il mio medico. Probabilmente mi restavano circa dieci anni di vita». Non era tanto l’idea di morire, racconta: «Era la paura di ciò che sarebbe potuto accadere ai miei figli piccoli. Ha stravolto la mia vita». Leggi il discorso integrale nell'articolo di @stefisalta al link in bio🔗 #Venezia83 #VFentertainment ♬ original sound - Vanity Fair Italia



Nel 2015 ha annunciato di essere guarita. "Sono grata di poter dire oggi di essere libera dall'epatite C", ha detto a Venezia. Poi ha aggiunto, con una sincerità rara: "Quel senso di vergogna e di colpa resta con me". Parole che hanno rivelato un'altra dimensione del coraggio: non solo quello estetico, di mostrarsi senza filtri, ma anche quello emotivo, di raccontarsi senza maschere.

Il sostegno di Pamela Anderson alla lotta contro l'AIDS non è nato a Venezia. Il suo impegno è iniziato nel 2005, quando è diventata testimonial del MAC AIDS Fund per il rossetto Viva Glam V, il cui intero ricavato è stato destinato alle persone che vivono con l'HIV. In un solo mese, la campagna ha raccolto circa 1,8 milioni di dollari. L'impegno dell'attrice è proseguito anche fuori dagli Stati Uniti: durante un tour promozionale ad Atene, ha consegnato personalmente un assegno da 30mila euro a un'organizzazione locale.

Tornando all'estetica, il look arancione dell'amfAR Gala ha raccontato perfettamente questa nuova fase. Un abito scenografico, dal colore acceso e vibrante, abbinato a un beauty look completamente naturale. I capelli erano raccolti in una piega morbida e ondulata, con le punte rivolte verso l'interno, che ha dato all'insieme un'allure rétro. Ma il viso, ancora una volta, era senza trucco. Il risultato? Un contrasto riuscito, che ha dimostrato come l'eleganza non abbia bisogno di artifici.

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