Adam Driver e Jon Hamm in questo film su Prime Video che smonta le torture della CIA dopo l'11 settembre
Questo film con Adam Driver racconta la vera storia dell'inchiesta di Daniel Jones sulle torture della CIA post 11 settembre. Un thriller politico da 6700 pagine.
Ci sono storie che il potere vorrebbe seppellire. Rapporti che finiscono in cassetti polverosi, verità che vengono classificate come "troppo scomode" per essere condivise. The Report, il film diretto da Scott Z. Burns e prodotto da Steven Soderbergh e disponibile su Prime Video, racconta proprio una di queste storie: quella di Daniel Jones, funzionario del Senato americano che ha passato sei anni della sua vita a ricostruire cosa è davvero accaduto nelle stanze della CIA dopo l'11 settembre 2001. Adam Driver interpreta Jones con una intensità trattenuta, quasi claustrofobica. Niente esplosioni emotive, niente scenate da grande schermo. Solo un uomo che setaccia montagne di documenti, cerca la verità tra migliaia di pagine classificate e scopre che le tecniche di interrogatorio "avanzate" usate dalla CIA non erano altro che torture. Torture inefficaci, per giunta. E sistematicamente travisate dall'agenzia stessa per giustificarne l'utilizzo.
Ma la vera battaglia di Jones non è solo contro la CIA. Quando il Comitato di Intelligence del Senato, guidato dalla senatrice Dianne Feinstein (una Annette Bening composta e determinata), cerca di pubblicare le 6700 pagine del rapporto finale, si scontra con muri di gomma eretti sia dall'agenzia sia dalla Casa Bianca. Jon Hamm interpreta Denis McDonough, capo di gabinetto del presidente Obama, che si fa portavoce di una linea politica che preferisce guardare avanti piuttosto che fare i conti con il passato. Anche le amministrazioni che si dichiarano più trasparenti, sembra suggerire il film, hanno scheletri nell'armadio che preferiscono non far vedere. Driver, già brillante quando esplode nei panni di Kylo Ren o nelle sue prove comiche, dimostra qui una versatilità ancora più raffinata. Osservarlo mentre elabora silenziosamente informazioni, mentre lotta per mantenere il controllo mentre elenca fatti agghiaccianti con voce ferma, è ipnotico. Non è un film sul personaggio Daniel Jones in quanto uomo: è un film sull'atto stesso di investigare, di cercare la verità anche quando nessuno la vuole sentire.
The Report è volutamente asciutto, quasi documentaristico. Chi si aspetta colpi di scena alla Jason Bourne rimarrà deluso. Qui la tensione nasce dal montaggio di prove, dalle riunioni dove si discute cosa pubblicare e cosa omettere, dalla lenta presa di coscienza che l'inefficacia delle torture era nota fin dall'inizio ma è stata occultata per giustificare scelte politiche già prese. È un film che parla di responsabilità istituzionale, di come i governi dovrebbero rispondere delle proprie azioni anche quando cambia l'amministrazione. Questa scelta stilistica è sia il punto di forza sia il limite del film. Lo rende meno accessibile al grande pubblico, meno "digeribile" rispetto a thriller più convenzionali. Ma è proprio questo rigore formale che permette al messaggio di emergere con chiarezza cristallina: la supervisione democratica conta, la trasparenza conta, e mettere per iscritto la verità conta, anche se nessuno la leggerà mai.