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Adolescenza e disturbi alimentari: su Prime Video, il film svedese che ha commosso il mondo

Analisi del film svedese di Sanna Lenken sui disturbi alimentari e il rapporto tra sorelle. Un dramma commovente sull'adolescenza e l'anoressia.

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C'è un momento preciso in cui l'infanzia finisce. Non è segnato da una data sul calendario, ma da quella frattura silenziosa che si apre quando scopri che le persone che ami possono soffrire in modi che non capisci, e che tu stesso puoi diventare complice involontario del loro dolore. My Skinny Sister, opera prima della regista svedese Sanna Lenken, disponibile su Prime Video, esplora questo territorio emotivo con una delicatezza rara, costruendo un dramma familiare che si allontana dai cliché per abbracciare la complessità psicologica delle relazioni tra sorelle. Il film, uscito in Svezia nel 2015, nasce da un atto di coraggio personale. Lenken attinge direttamente dalla propria esperienza con l'anorexia, trasformando il trauma in narrazione cinematografica.

Non siamo di fronte a un documentario mascherato o a un pamphlet educativo, ma a un coming-of-age drama che usa il disturbo alimentare come lente attraverso cui osservare le dinamiche familiari, l'invidia fraterna, i primi turbamenti sessuali e quel desiderio disperato di essere visti che caratterizza l'adolescenza. La storia ruota attorno a due sorelle che non potrebbero essere più diverse. Katja, interpretata da Amy Deasismont (conosciuta anche come Amy Diamond, ex enfant prodige del pop scandinavo), ha quattordici anni ed è la stella della famiglia: promettente pattinatrice sul ghiaccio, bella, al centro dell'attenzione genitoriale. Stella, undici anni, è tutto il contrario. Goffa, ancora intrappolata in quel corpo pre-adolescenziale che non sa bene cosa farsene di braccia e gambe, osserva la sorella maggiore con un misto di adorazione e invidia che ogni fratello minore conosce fin troppo bene.

Ma dietro la perfezione apparente di Katja si nasconde una verità che Stella inizia a intravedere: la sorella soffre di un disturbo alimentare che la sta consumando dall'interno. Quando Stella minaccia di rivelare tutto ai genitori, Katja ribatte con un ricatto simmetrico: anche la piccola ha i suoi segreti, piccole trasgressioni che nell'universo di un'undicenne assumono dimensioni enormi. Si innesca così un patto di silenzio tossico, una complicità forzata che lega le due ragazze in una danza pericolosa. Ciò che distingue My Skinny Sister da tanti altri film sui disturbi alimentari è il rifiuto della fretta narrativa. Lenken non corre verso la crisi successiva, non trasforma l'anoressia in un espediente drammatico per generare tensione facile.

La regista si prende il tempo necessario per costruire i personaggi, per farci entrare nel loro mondo fatto di allenamenti sul ghiaccio, cene familiari cariche di non detti, primi baci rubati e notti insonni. Il disturbo di Katja non è spettacolarizzato, ma presentato per quello che è: un meccanismo di controllo in un'esistenza dove la pressione della performance, sportiva ed emotiva, diventa insostenibile. La sceneggiatura mostra un'onestà disarmante nell'affrontare la sessualità pre-adolescenziale, con una franchezza che in Italia potrebbe far storcere il naso ma che è tipicamente europea. Stella non è un'icona di purezza infantile, ma una ragazzina curiosa, confusa, che esplora il proprio corpo e i propri desideri con quella mancanza di filtri che precede l'arrivo della vergogna sociale. Questo approccio non è gratuito: serve a costruire un ritratto completo di un'età in cui tutto è scoperta, dolore e meraviglia insieme.

Il cuore pulsante del film è la relazione tra le sorelle, ritratta con una credibilità rara. Non siamo nel territorio della rivalità cartoonesca o dell'affetto zuccheroso: qui convivono amore genuino, gelosia corrosiva, protezione e manipolazione. Katja usa il proprio disturbo come arma di potere emotivo, Stella oscilla tra il desiderio di salvare la sorella e la tentazione di vederla cadere dal piedistallo. È un ritratto spietato e tenero allo stesso tempo, che chiunque abbia fratelli riconoscerà immediatamente. Per chi cerca un film che parli di adolescenza senza condiscendenza, di disturbi alimentari senza voyeurismo, di famiglia senza retorica, My Skinny Sister è una scoperta preziosa. Un'opera che ricorda come il cinema nordico sappia raccontare l'intimità domestica trasformandola in narrazione universale, dove il particolare diventa specchio in cui tutti possiamo riconoscerci.

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