Alien: attori all'oscuro di ciò che giravano e altre curiosità che non conosci sul film cult di Ridley Scott
Scopri 7 segreti su Alien di Ridley Scott: dal design di Giger a Sigourney Weaver, retroscena inediti sul capolavoro del 1979 che ha rivoluzionato la fantascienza horror.
Quando Alien arrivò nelle sale nel 1979, nessuno immaginava che quel film avrebbe ridefinito per sempre il genere della fantascienza horror. Ridley Scott confezionò un'opera che ancora oggi, a distanza di oltre quattro decenni, continua a terrorizzare e affascinare generazioni di spettatori. Ma dietro la perfezione visiva e narrativa di questo capolavoro si celano storie, curiosità e retroscena che persino i fan più accaniti potrebbero non conoscere.
Ma chi indossava effettivamente il costume dell'iconico xenomorfo? La risposta sorprende molti: Bolaji Badejo, un graphic designer nigeriano alto oltre due metri che Ridley Scott notò per caso in un pub di Londra. Non era un attore, non aveva esperienza di set, ma possedeva esattamente la fisicità che il regista cercava. La sua altezza innaturale e i movimenti sinuosi trasformarono il design di Giger in qualcosa di terribilmente reale, conferendo alla creatura un'eleganza predatoria che nessun effetto speciale avrebbe potuto replicare.
Sul fronte del cast principale, la storia di Sigourney Weaver merita un capitolo a parte. Prima di Alien, Weaver era sostanzialmente sconosciuta al grande pubblico. La sua carriera si era sviluppata sui palcoscenici di Broadway, lontano dai riflettori hollywoodiani. Il ruolo della tenente Ellen Ripley rappresentò il suo debutto cinematografico da protagonista, una scommessa che si rivelò vincente in modo straordinario. La sua interpretazione le valse un BAFTA come miglior attrice debuttante e inaugurò una carriera stellare.
La scena più famosa del film, quella dell'alieno che esplode dal petto di Kane, fu girata mantenendo il cast all'oscuro dei dettagli. Gli attori sapevano che sarebbe accaduto qualcosa, ma non l'intensità degli effetti pratici. Le loro reazioni di shock genuino, il disgusto visibile sui volti, non erano recitazione ma autentiche risposte umane a qualcosa di veramente disgustoso che stavano vedendo per la prima volta. Questo approccio registico conferì alla scena un realismo che nessuna prova avrebbe potuto creare.