Allarme degli esercenti sull’operazione Netflix–Warner: Unic e Anec chiedono tutela delle sale

Unic e Anec preoccupate dall'operazione Netflix-Warner Bros.

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Le trattative tra Netflix e Warner Bros. Discovery hanno immediatamente sollevato un acceso dibattito nel settore cinematografico. In Italia, l’Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), guidata dal presidente Mario Lorini, ha colto l’occasione delle Giornate Professionali di Cinema di Sorrento per riportare al centro la questione della centralità delle sale e della cosiddetta “cronologia dei media”, cioè la finestra temporale che regola l’uscita dei film prima in sala e poi sulle piattaforme.

Secondo l’associazione, l’operazione rischia di produrre “danni irreversibili” a tutta l'industria cinematografica, riducendo la disponibilità di contenuti e indebolendo ulteriormente l’esclusività delle uscite in sala. Un tema che non riguarda solo l’Italia, ma l’intero panorama europeo, come dimostrano le prese di posizione della Unic (Unione Internazionale dei Cinema), che rappresenta circuiti e associazioni di 39 Paesi.

L'allarme di Anec e Unic: esercenti preoccupati dall'operazione Netflix-Warner Bros.

Già in apertura della manifestazione di Sorrento, Lorini - come riporta l'Ansa - ha sottolineato la necessità di “[...] Tutelare l’uscita cinematografica e il riequilibrio della filiera, con particolare attenzione al ripristino della cronologia dei media”. La posizione italiana si inserisce in un quadro più ampio. La presidenza Unic, per voce del presidente Phil Clapp e della Ceo Laura Houlgatte, ha diffuso un comunicato molto chiaro: “Esprimiamo profonde preoccupazioni rispetto all’operazione e ai suoi potenziali, devastanti effetti sulla disponibilità di contenuti, sulla diversità dell’offerta e sulla tenuta economica delle sale e dell’intera industria in Europa”.

Il riferimento è anche a precedenti operazioni di concentrazione, come l’acquisizione della Fox da parte di Disney, che aveva già ridotto la varietà dei contenuti disponibili. Il cuore della questione è la centralità della sala cinematografica. Secondo Unic e Anec, la “[...] Sparizione di una major all’interno di un gruppo guidato da un operatore che in passato ha mostrato scarso interesse verso lo sfruttamento in sala” potrebbe ridurre in modo significativo il numero di film disponibili e indebolire ulteriormente l’esclusività delle uscite. La nota dell’Unic sottolinea come l’esclusiva cinematografica sia “]...] Un pilastro che garantisce sostenibilità, varietà e valore culturale all’esperienza cinematografica e inoltre occupazione e vivibilità del territorio”.

Lorini, a nome dell’Anec, condivide pienamente tali timori, ricordando che “[...] Sinora i vertici Netflix hanno manifestato di non aderire al modello di business incentrato sulla centralità della sala, portando in sala solo per periodi limitati i suoi film, pochi giorni prima dell’uscita in piattaforma e solo per farli concorrere ai premi dell’industria”. Questa strategia, che privilegia lo streaming, viene vista come una minaccia diretta: “Un’offerta ridotta, che ha al centro lo sfruttamento streaming, non potrà che portare danni irreversibili all’industria del cinema e alla chiusura di sale con forti ripercussioni a livello occupazionale”.

Image credit: Canva

In Italia, la riflessione sulle "window" si intreccia con altre criticità. Il comparto attende certezze sul recupero dei tagli previsti in manovra finanziaria, sulla stabilizzazione dei tempi di attuazione delle misure e sugli incentivi in favore delle sale. Il presidente Anec, Mario Lorini, ha ribadito: “Riteniamo fondamentale che eventuali operazioni di concentrazione nel mercato globale dell’audiovisivo vengano valutate con la massima attenzione, riaffermando il nostro impegno nel difendere la centralità della sala e nel collaborare con istituzioni, partner industriali e organismi europei affinché la diversità dei contenuti, la pluralità degli operatori e una corretta valorizzazione dell’esclusiva cinematografica restino elementi imprescindibili per il futuro del settore”.

Lorini ha inoltre rivolto un appello diretto al Governo: “Chiedo al Ministro della Cultura Alessandro Giuli e alla sottosegretaria Lucia Borgonzoni di promuovere un confronto istituzionale per avviare un più ampio dibattito a livello europeo”. La questione non riguarda solo l’Italia. L’Unic ha messo in guardia sull’impatto che l’operazione potrebbe avere sull’intero continente. La riduzione della diversità dei contenuti e la concentrazione del potere nelle mani di pochi operatori rischiano di compromettere la sostenibilità delle sale, che in molti Paesi rappresentano ancora un presidio culturale e sociale. Il timore è che, con l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Netflix, si ripeta quanto già accaduto con Disney e Fox: meno titoli disponibili, meno varietà, e un indebolimento del ruolo delle sale come luogo privilegiato di fruizione.

Cover image courtesy of the official Netflix and Warner Bros. account on X

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