Boyfriend on Demand: perché vedere la nuova serie coreana che fa impazzire i fan
Boyfriend on Demand è la serie coreana Netflix con Jisoo delle Blackpink che esplora fidanzati virtuali e intelligenza artificiale. Recensione e riflessioni.
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Nell'era degli iperconnessi, c'è ancora spazio per le relazioni reali. O forse no. È questa la domanda provocatoria che lancia Boyfriend on Demand, la nuova serie coreana che sta scalando la classifica dei titoli più visti su Netflix. Una rom-com che nasconde, sotto la superficie zuccherina del genere, una riflessione inquietante sul futuro delle relazioni umane.
Novecento modelli di ragazzi. Cinquanta ore per ciascun modello. Un mese di prova gratuita. L'esperienza è totalmente immersiva, capace di stimolare tutti i sensi: tatto, gusto, vista, udito. L'intelligenza artificiale alla base del software analizza i dati dello smartphone e dei social network dell'utente per costruire partner e scenari personalizzati fino al dettaglio più intimo. Una manager virtuale, interpretata da Yoo Inna, guida Mirae attraverso questa galleria di possibilità romantiche infinite.
Dove la serie diventa interessante è nella linea narrativa del gioco di ruolo virtuale. Sebbene trattata superficialmente e strumentale al romance, offre spunti notevoli sulle applicazioni reali di un Tinder virtuale e sulla sua influenza sulla vita quotidiana. Per Mirae, l'app diventa uno strumento di crescita personale: la rende più aperta mentalmente, più spigliata, fino ad aiutarla a trovare l'amore nella vita reale proprio grazie alla sicurezza acquisita in quella virtuale.
La serie coreana sceglie volutamente di non demonizzare la tecnologia. L'app non viene mai presentata come un male assoluto, ma come uno strumento neutro. E qui sta forse la lezione più importante: come qualsiasi altro strumento, quello che conta davvero è chi lo impugna e come sceglie di usarlo. La domanda finale che la serie lascia in sospeso è forse la più disturbante: quando la realtà virtuale diventerà indistinguibile da quella reale, avrà ancora senso la distinzione. E se la risposta fosse no, saremmo pronti ad accettarlo.