Boyfriend on Demand: perché vedere la nuova serie coreana che fa impazzire i fan

Boyfriend on Demand è la serie coreana Netflix con Jisoo delle Blackpink che esplora fidanzati virtuali e intelligenza artificiale. Recensione e riflessioni.

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Nell'era degli iperconnessi, c'è ancora spazio per le relazioni reali. O forse no. È questa la domanda provocatoria che lancia Boyfriend on Demand, la nuova serie coreana che sta scalando la classifica dei titoli più visti su Netflix. Una rom-com che nasconde, sotto la superficie zuccherina del genere, una riflessione inquietante sul futuro delle relazioni umane.

La protagonista è Mirae, interpretata da Jisoo delle Blackpink, una editor 29enne che lavora per un'agenzia di webtoon, i fumetti online coreani. La sua vita è un tetris perfetto di ore: dieci in ufficio, due di trasferta, sei per dormire, due per lavarsi e prepararsi. Il resto. Beh, il resto semplicemente non esiste. Non c'è tempo per l'amore quando devi seguire costantemente un'autrice insicura e petulante, famosa per aver creato l'ennesimo fumetto romantico su un chaebol, il classico rampollo di famiglia ricca e arrogante che si innamora della ragazza della porta accanto. Come se la pressione lavorativa non bastasse, Mirae deve anche vedersela con Kyeongnam, il collega glaciale interpretato da Seo Inguk, l'eterno vincente che la mette in ombra a ogni progetto. Finché un amico non le propone di testare la sua ultima creazione: un'app rivoluzionaria che offre fidanzati virtuali.

Novecento modelli di ragazzi. Cinquanta ore per ciascun modello. Un mese di prova gratuita. L'esperienza è totalmente immersiva, capace di stimolare tutti i sensi: tatto, gusto, vista, udito. L'intelligenza artificiale alla base del software analizza i dati dello smartphone e dei social network dell'utente per costruire partner e scenari personalizzati fino al dettaglio più intimo. Una manager virtuale, interpretata da Yoo Inna, guida Mirae attraverso questa galleria di possibilità romantiche infinite.

Poster di Boyfriend on Demand, fonte: Netflix



All'inizio, ovviamente, la protagonista trova l'intera faccenda patetica e ridicola. Ma poi qualcosa cambia. Il primo appuntamento virtuale la conduce in ambienti dalla luce smarmellata, dove viene corteggiata dalla versione digitale proprio del chaebol del suo webtoon, l'impossibilmente bello e sexy Siwoo. Imbarazzo iniziale a parte, Mirae scopre che essere costantemente ammirata, corteggiata, riempita di attenzioni non è solo gratificante: provoca scariche di dopamina che curano stress, fatica e insonnia.

Dove la serie diventa interessante è nella linea narrativa del gioco di ruolo virtuale. Sebbene trattata superficialmente e strumentale al romance, offre spunti notevoli sulle applicazioni reali di un Tinder virtuale e sulla sua influenza sulla vita quotidiana. Per Mirae, l'app diventa uno strumento di crescita personale: la rende più aperta mentalmente, più spigliata, fino ad aiutarla a trovare l'amore nella vita reale proprio grazie alla sicurezza acquisita in quella virtuale.

La serie coreana sceglie volutamente di non demonizzare la tecnologia. L'app non viene mai presentata come un male assoluto, ma come uno strumento neutro. E qui sta forse la lezione più importante: come qualsiasi altro strumento, quello che conta davvero è chi lo impugna e come sceglie di usarlo. La domanda finale che la serie lascia in sospeso è forse la più disturbante: quando la realtà virtuale diventerà indistinguibile da quella reale, avrà ancora senso la distinzione. E se la risposta fosse no, saremmo pronti ad accettarlo.

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