American Crime Story: il cast parla delle riprese nella vera villa di Versace
Il produttore esecutivo e i protagonisti di American Crime Story parlano della suggestiva esperienza delle riprese nella villa di Gianni Versace a Miami
"La serie si apre con l'omicidio di Versace," ha dichiarato il produttore esecutivo Brad Simpson in un'intervista all'Hollywood Reporter, "e abbiamo preso questa decisione per due motivi. Il primo è legato al fatto che chiunque conoscesse questo caso e il fatto che Versace fosse stato ucciso appena fuori dalla porta della sua villa. Abbiamo pensato che, invece che aspettare otto episodi per arrivarci, sarebbe stato meglio arrivare dritti a quel punto, che poi avrebbe portato avanti la narrazione. Questa stagione sta procedendo a ritroso."
Anche per Martin, la scena è stata molto coinvolgente. "È stato molto cupo. Molto pesante e molto cupo, perché abbiamo girato consecutivamente il ritrovamento del corpo e l'interrogatorio in cui l'FBI tartassa Antonio di domande, senza alcuna pietà. Ma ho amato profondamente quest'esperienza, perché la missione che c'era dietro era molto importante. Racconto questa storia, perché la gente deve conoscerla."
L'assassinio di Gianni Versace [qui la recensione del primo episodio] segna una cesura ben definita rispetto alla prima stagione di American Crime Story, incentrata sul caso O.J. Simpson; in quel caso, la maggior parte delle location erano infatti state ricreate in teatro di posa, contrariamente a quanto avvenuto con questo secondo arco di episodi.
Per Darren Criss (interprete dell'omicida Andrew Cunanan in American Crime Story), girare nelle reali location in cui i fatti ebbero luogo ha costituito l'aspetto più impressionante della lavorazione della serie, poiché ha consentito all'attore di avere accesso agli stessi ambienti che, invece, furono preclusi al bramoso Cunanan.
"Ho potuto aggirarmi liberamente. Io, Darren, ho attraversato le porte per arrivare in una stanza dotata di piacevole aria condizionata in un'afosa giornata d'estate," ha detto Criss. "Andrew non è mai riuscito a entrarci, il che ha un significato simbolico: non ci è mai entrato né letteralmente né metaforicamente. Io ero lì, vestito con i suoi stessi abiti, rimettendo in scena ciò che l'avrebbe definito per sempre in opposizione alla famiglia Versace, e passeggiavo per la loro villa. È stato strano, per me. Surreale, ma al contempo molto reale. Era quasi come stare in una chiesa, perché Versace è onnipresente in quella casa. Mi sono trovato a rivolgere una preghiera silenziosa a Gianni, chiedendogli perdono, non da parte di Andrew, ma credo nella speranza che ci desse fiducia nel raccontare questa storia e che credesse al nostro tentativo di creare qualcosa di luminoso da tutta quell'oscurità."
Fonte: Hollywood Reporter