Avatar: Fuoco e Cenere, due nuove foto mostrano i Na'vi traditi da Pandora

Avatar: Fuoco e Cenere presenta i Mangkwan, il clan delle ceneri che ha perso la fede in Eywa. Immagini esclusive rivelano il lato oscuro di Pandora.

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Quando James Cameron ti promette un capitolo più oscuro e complesso, è meglio prenderlo sul serio. Avatar: Fuoco e Cenere, il terzo film della saga che ha ridefinito il cinema spettacolare, arriva nelle sale questa settimana portando con sé una promessa ambiziosa: mostrare un lato di Pandora che nessuno si aspettava. E due nuove immagini esclusive, presentate in anteprima da Screen Rant, confermano che questa volta il regista canadese non sta scherzando.

La prima immagine esclusiva cattura un momento di tensione palpabile. Jake Sully e Neytiri, ormai genitori segnati dagli eventi traumatici di La via dell'acqua, si trovano faccia a faccia con un membro del clan Mangkwan in quello che appare essere un insediamento Na'vi mai visto prima. Le loro espressioni sono guardinghe, quasi difensive. Non c'è il calore dell'accoglienza tribale cui siamo abituati, nessun gesto di saluto rituale. Solo diffidenza.



L'ambiente circostante racconta una storia di sopravvivenza in condizioni estreme. Le strutture organiche sono tessute con materiali che evocano un realismo vissuto, lontano dall'estetica lussureggiante delle giungle di Pandora o dai paradisi marini del secondo film. Ogni dettaglio visivo suggerisce una comunità forgiata dalla perdita, dalla responsabilità e da conflitti irrisolti. Cameron, maestro del worldbuilding, continua a dimostrare che ogni angolo del suo universo ha una storia da raccontare.

Ma è la seconda immagine a lasciare davvero senza fiato. Varang, leader del clan Mangkwan interpretata da Oona Chaplin, domina lo schermo con una presenza magnetica e inquietante. Il suo volto è decorato con audaci pitture rosse, un copricapo elaborato di piume la incorona, e tutto il suo aspetto comunica una cosa sola: questo è un popolo che ha dovuto reinventarsi per sopravvivere. Accanto a lei, in un paesaggio ricoperto di cenere, compare una figura fin troppo familiare: l'avatar del colonnello Miles Quaritch, l'antagonista interpretato da Stephen Lang che continua a perseguitare la famiglia Sully anche dopo la morte.

Un'immagine esclusiva di Avatar: Fuoco e Cenere - 20th Century Fox



L'estetica del clan delle ceneri segna una netta rottura con quanto visto nei capitoli precedenti. Dove i clan forestali celebravano la vita rigogliosa e quelli oceanici la fluidità dell'acqua, i Mangkwan portano i segni di un ambiente ostile, di condizioni estreme che hanno plasmato non solo il loro aspetto, ma la loro filosofia. Cameron stesso ha descritto questo popolo come moralmente complesso, rifiutando di relegarli al ruolo di semplici cattivi. E guardando Varang, si capisce perché.

Nel trailer di Avatar: Fuoco e Cenere, la leader del clan racconta la loro origine tragica: un'eruzione vulcanica devastò la loro terra, e quando gridarono aiuto, Eywa non rispose. Immaginate il peso di quella rivelazione. Per i Na'vi, Eywa non è una divinità astratta, ma una presenza tangibile, un network neurale che connette ogni forma di vita su Pandora. Cosa succede a un popolo quando scopre che questa connessione può spezzarsi? Quando la fede viene tradita dal silenzio?

Un'immagine esclusiva di Avatar: Fuoco e Cenere - 20th Century Fox



Questa è la domanda che Avatar: Fuoco e Cenere sembra voler esplorare, spostando il franchise in un territorio tematicamente più maturo. Non più solo la lotta del bene contro il male, dell'indigeno contro il colonizzatore. Ora Cameron ci chiede di confrontarci con qualcosa di più sfumato: il trauma collettivo, la perdita di identità spirituale, le scelte difficili che la sopravvivenza impone. I Mangkwan non attaccano perché sono malvagi, ma perché hanno imparato che la forza e l'adattabilità contano più della preghiera.

Fonte / ScreenRant.com
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