Avatar 4, Cameron ha deciso di rivelare la trama: ecco quando

Il futuro della saga passa da una scelta precisa del suo autore, tra controllo creativo e realismo industriale

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C’è un momento preciso, nelle grandi saghe contemporanee, in cui il racconto smette di appartenere solo allo schermo e inizia a vivere in uno spazio più fragile: quello delle ipotesi, delle promesse, dei “se”. Avatar è arrivato esattamente lì. Non perché manchi una visione, ma perché per la prima volta quella visione viene raccontata come qualcosa che potrebbe non compiersi del tutto. Mentre Avatar - Fire and Ash è ancora nelle sale e continua la sua corsa al box office globale, James Cameron ha iniziato a parlare del futuro della saga in termini insolitamente cauti. Non c’è l’enfasi dell’annuncio, non c’è la sicurezza granitica che aveva accompagnato i capitoli precedenti. C’è, piuttosto, una consapevolezza nuova: Avatar non è più un progetto che procede per inerzia. Ogni film deve guadagnarsi il diritto di esistere.

Cameron non lo nasconde. Anzi, lo dice apertamente. Ma lo fa scegliendo con attenzione cosa mostrare e cosa no. Perché, ed è questo il punto centrale, la trama di Avatar 4 esiste già, è stata pensata, strutturata, integrata in un disegno più ampio. Eppure non verrà raccontata. Almeno non ora. Nel corso delle sue recenti dichiarazioni a Entertainment Weekly, il regista ha lasciato intendere che la storia dei prossimi capitoli non è qualcosa da anticipare, spiegare o usare come leva promozionale. Avatar non è una saga che vive di cliffhanger verbali o di teaser narrativi. È un mondo che, per Cameron, ha senso solo se può essere vissuto nel modo per cui è stato concepito: al cinema, come esperienza immersiva e totale.

È solo più avanti, entrando nel merito del futuro del franchise, che arriva la frase destinata a far discutere. “Non so se la saga andrà oltre questo punto”, ha ammesso Cameron. “Spero di sì. Ma ogni volta che usciamo dimostriamo la sostenibilità economica…”.

Ed è qui che la prospettiva cambia.

Perché Cameron aggiunge subito dopo: “Se per qualsiasi motivo non riuscissimo a realizzare il 4 e il 5, terrò una conferenza stampa e vi dirò cosa avevamo intenzione di fare. Che ne dite?”. La trama di Avatar 4, quindi, verrà rivelata solo a una condizione precisa: se il film non verrà mai realizzato. Non prima. Non in parte. Non sotto forma di anticipazione. Solo nel caso in cui la storia non possa più diventare cinema. È una scelta che dice molto più di quanto sembri. In un’industria che tende a trasformare ogni idea in contenuto accessorio, Cameron fa l’opposto: protegge la trama dal consumo prematuro. La considera un’esperienza, non un’informazione. Raccontarla senza immagini, senza messa in scena, senza il contesto per cui è stata pensata, significherebbe svuotarla.

Avatar 3 - Lightstorm Entertainment

Il contesto produttivo resta sullo sfondo, ma è impossibile ignorarlo del tutto. Fire and Ash sta ottenendo risultati solidi, ma Avatar è un franchise dai costi enormi, che richiede una sostenibilità costante per giustificare una pianificazione a lungo termine. Cameron lo sa e non lo nega. Ma invece di usare la trama come garanzia o come arma di rassicurazione, sceglie di fare il contrario: la tiene chiusa, come qualcosa che verrà consegnato solo se il viaggio dovesse interrompersi. Lo stesso approccio emerge quando parla dell’eventuale espansione dell’universo narrativo. “C’è così tanta cultura, retroscena e dettagli secondari in questi personaggi che sono stati sviluppati”, ha spiegato. “Mi piacerebbe fare qualcosa che arrivi a quel livello di dettaglio minuzioso. Ma non esiste più un modello di business per questo. La gente non legge. Comunque, potrebbe essere utile avere una documentazione canonica di tutto ciò che doveva essere”.

Anche qui, nessuna promessa facile. Solo l’idea che, se il cinema non potrà più contenere tutto, allora sarà necessario lasciare una traccia. Non per espandere il brand, ma per chiuderlo con coerenza. Avatar 4 resta fissato, almeno ufficialmente, al 2029. Ma più della data conta la condizione posta dal suo autore. La storia verrà raccontata solo se non potrà più essere mostrata. È una posizione rara, quasi controcorrente, che va letta come una dichiarazione di poetica prima ancora che come una strategia.

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