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Baz Luhrmann e il capolavoro musicale Netflix durato solo una stagione (e ingiustamente dimenticato)

Scopri la serie Netflix di Baz Luhrmann sulla nascita dell'hip-hop costata 120 milioni di dollari, cancellata dopo soli 11 episodi. Storia di un flop annunciato.

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Nella vastissima biblioteca di Netflix, tra i successi planetari e i flop dimenticati, esiste una categoria particolarmente crudele: quella delle serie che avrebbero potuto essere grandi, ma che il destino, o meglio le logiche imperimperscrutabili dello streaming, ha stroncato sul nascere. The Get Down appartiene a questo limbo, e probabilmente ne rappresenta l'esempio più doloroso e inspiegabile.

Creata da Baz Luhrmann, il visionario regista australiano che ha trasformato Moulin Rouge, Il grande Gatsby e Romeo + Giulietta in spettacoli visivi travolgenti, The Get Down aveva tutte le carte in regola per diventare un fenomeno culturale. Ambientata nel Bronx della metà degli anni Settanta, la serie racconta la nascita simultanea di due movimenti musicali destinati a ridefinire la cultura popolare globale: l'hip-hop e la disco. Un'epoca di fermento creativo, disagio sociale e trasformazione urbana, raccontata con la pompa visiva e l'energia cinetica che solo Luhrmann sa mettere in scena.

Il protagonista è Ezekiel "Books" Figuero, interpretato da Justice Smith, un adolescente ambizioso e poetico che sogna di diventare un grande MC. La versione adulta di Books è affidata a Daveed Diggs, la stella di Hamilton, mentre il suo flow viene prestato nientemeno che da Nas, uno dei più grandi rapper della storia. Già questo triangolo creativo bastererebbe a segnalare le ambizioni del progetto, ma il cast di The Get Down è semplicemente stellare.

The Get Down - Netflix

Shameik Moore, che di lì a poco avrebbe dato voce a Miles Morales in Spider-Man: Un nuovo universo, interpreta Shaolin Fantastic, il migliore amico carismatico e imprevedibile di Books. Yahya Abdul-Mateen II, prima di diventare una delle facce più richieste di Hollywood, veste i panni di Cadillac, il re della disco locale, un personaggio che trasuda fascino e ambiguità. E poi ci sono Jimmy Smits, Jaden Smith, Giancarlo Esposito (l'indimenticabile Gus Fring di Breaking Bad), Kevin Corrigan, Julia Garner, Eric Bogosian e Mamoudou Athie nei panni di Grandmaster Flash in persona, il leggendario DJ e pioniere dell'hip-hop.

Eppure, nonostante questo arsenale di talenti e un budget faraonico di 120 milioni di dollari per una sola stagione, The Get Down è stata cancellata dopo appena undici episodi. Una stagione e mezzo, tecnicamente, ma il risultato non cambia: uno degli show più costosi e ambiziosi mai prodotti da Netflix è stato spento prima ancora di poter mostrare il suo vero potenziale.

La serie era tutto ciò che Luhrmann aveva promesso: esuberante, colorata, musicalmente elettrizzante. Ogni frame traboccava di dettagli, le coreografie erano mozzafiato, le scenografie ricostruivano con accuratezza quasi maniacale la New York in bancarotta e creativa degli anni Settanta. The Get Down non si limitava a raccontare la nascita dell'hip-hop, la celebrava come un'epopea, trasformando block party e sfide di freestyle in momenti di puro cinema. Era un musical urbano, un affresco sociale, una lettera d'amore a un'epoca irripetibile.

The Get Down - Netflix

A differenza di molti film di Luhrmann, spesso criticati per essere troppo caotici o sovraccarichi, The Get Down aveva teoricamente tutto il tempo necessario per sviluppare i suoi personaggi e il suo mondo. Il formato seriale avrebbe dovuto permettere una narrazione più stratificata, capace di approfondire le dinamiche di quartiere, le rivalità musicali, le tensioni razziali e sociali che attraversavano il Bronx. E in quei primi undici episodi, la serie dimostrava esattamente questa promessa: personaggi ben scritti, archi narrativi coinvolgenti, una colonna sonora da brividi.

Eppure qualcosa è andato storto. I costi di produzione erano troppo alti, le riprese complesse, i tempi dilatati. Luhrmann, perfezionista fino all'ossessione, non è esattamente un regista che lavora in economia o su scadenze rigide. Netflix, nel 2017, non era ancora la macchina da contenuti inarrestabile che sarebbe diventata di lì a poco, ma già mostrava quella tendenza a cancellare senza pietà i progetti che non portavano risultati immediati. The Get Down pagò il prezzo di questa implacabile logica algoritmica.

Oggi la serie vive in una sorta di limbo digitale. È ancora disponibile su Netflix, ma pochi la scoprono, pochi la ricordano. Non ha avuto il tempo di diventare un cult, non ha generato meme, non ha lasciato un'eredità duratura nel panorama televisivo. Eppure chiunque l'abbia vista riconosce che c'era qualcosa di speciale, qualcosa che meritava di essere portato a compimento. The Get Down resta una promessa non mantenuta, un assaggio di grandezza che non ha mai potuto esprimersi pienamente.

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