BIF&ST giorno 5: i grandi vecchi e i bambini si prendono per mano

Giovani autori, nuovi volti e grandi maestri: il BIF&ST si conferma un festival vivo e partecipato, capace di raccontare il presente del cinema e celebrare la sua storia con sale gremite e pubblico appassionato

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Il BIF&ST non è semplicemente una vetrina per il cinema italiano, ma soprattutto uno spazio in cui far esprimere la gioventù del nostro cinema (e non solo, evidentemente), dare voce a esordienti ed emergenti.

Lo sguardo della giovinezza

Tra questi, uno degli sguardi più intensi e luminosi è quello di Laura Samani, regista triestina al secondo film dopo il bellissimo Piccolo corpo: Un anno di scuola è stato presentato a Bari qualche mese dopo l’anteprima veneziana, che ha visto Giacomo Covi premiato come miglior attore nella sezione Orizzonti, nella sezione Doppio Testo dedicata al rapporto tra cinema e letteratura, in questo caso il film – una storia di ragazzi a scuola nella Trieste di inizio anni 2000, con una svedese capitata in un istituto tecnico maschile – e il romanzo omonimo scritto da Giani Stuparich nel 1929.

Oppure quello di Valentina Zanella, regista di Non è la fine del mondo, suo primo lungometraggio di finzione tratto dal romanzo di Alessia Gazzola: una commedia romantica ambientata nel mondo del cinema e del lavoro precario e sfruttato dei giovani artisti, interpretata da Fotinì Peluso e Andrea Bosca e realizzata con brio, soprattutto nei dialoghi.

O ancora, a dimostrazione che non di sola Italia vive il BIF&ST, c’è il carisma di Nadia Melliti, attrice esordiente che con La più piccola ha vinto il premio per la migliore attrice a Cannes e il César per la rivelazione dell’anno: il film, diretto da Hafsia Herzi sulla scia del suo mentore Abdellatif Kechiche (a cui il festival ha dedicato una retrospettiva), è il racconto della formazione sentimentale di una ragazza di origini nordafricane che deve far accettare alla famiglia e al mondo attorno a lei la propria omosessualità, trovando il coraggio di dichiararla, un film solido e bello che deve molta della sua riuscita proprio a Melliti.

Il respiro dei più saggi

Non mancano però omaggi e celebrazioni dei maestri riconosciuti e venerati, partendo da Pupi Avati, che ha presentato Nel tepore del ballo, la sua nuova opera che omaggia di nuovo la musica, una delle sue grandi passioni, per arrivare a Wes Studi, premio Oscar alla carriera, il più grande attore di origini native americane, che, dopo aver tenuto un incontro mattutino col pubblico a seguito della proiezione di Hostiles, il bel western di Scott Cooper, in serata ha ricevuto il premio onorario del festival, emozionando il Petruzzelli leggendo alcune poesie del suo popolo.

Piccola nota a margine del pezzo: uno dei segni di salute di un festival nel rapporto con il suo pubblico è il numero di persone che vanno a guardare i film del passato. Ieri, alle ore 21, la sala 5 del cinema Galleria era stracolma per la presentazione di Sei donne per l’assassino, il film di Mario Bava che nel 1964 inventò lo slasher. Peggio per me, che sono rimasto escluso; ottimo per il BIF&ST.

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