Brividi e colpi di scena: questo true crime Netflix è così sconvolgente che non dimenticherai più
American Vandal è la serie Netflix che parodia il true crime prendendosi assolutamente sul serio: due stagioni di mockumentary sui casi più assurdi della storia della televisione, ricca di colpi di scena reali e personaggi che ti entrano nel cuore.
Nel catalogo Netflix esiste una serie che è stata definita "emozionante come un thriller, divertente come Knives Out" e che allo stesso tempo ti fa riflettere sull'intero genere che ami. Si chiama American Vandal, è una mockumentary in stile true crime uscita nel 2017, e la ragione per cui vale la pena parlarne ancora oggi è che la maggior parte di chi non l'ha vista non sa cosa si sta perdendo, mentre chi l'ha vista difficilmente l'ha dimenticata. La premessa è così assurda da sembrare un'idea scartata, eppure funziona con una precisione quasi scientifica: due ragazzi delle superiori realizzano un documentario stile Netflix su un caso criminale irrisolto nella propria scuola. Peccato che il caso riguardi chi abbia disegnato 27 peni sulle auto dei professori nel parcheggio. La serie si prende completamente sul serio. E per questo è geniale.
La premessa: il più serio documentario sul crimine più ridicolo
Peter Maldonado e Sam Ecklund sono due studenti del liceo di Hanover, California, appassionati di video e convinti che il loro compagno Dylan Maxwell sia stato ingiustamente accusato di aver vandalizzato 27 auto del corpo docente con disegni di genitali maschili. Dylan è il classico secchione sfigato diventato bullo periferico, con un curriculum disciplinare che lo rende il sospettato ovvio. Ma Peter e Sam non ci credono. Decidono quindi di realizzare un documentario che, usando tutte le convenzioni del true crime di punta, approfondisce prove forensi, testimonianze contraddittorie, timeline degli eventi, alibi da verificare e dinamiche sociali del liceo con la stessa serietà con cui Making a Murderer aveva affrontato il caso di Steven Avery.
Il risultato è qualcosa di difficile da descrivere senza rovinare l'esperienza: American Vandal usa il ridicolo del suo soggetto per costruire una critica genuina del genere true crime, della cultura scolastica americana, dei meccanismi di capro espiatorio e della fragilità dei sistemi disciplinari. Ogni episodio porta nuove prove, nuovi sospetti, nuovi colpi di scena reali che risolvono un aspetto del caso e ne aprono un altro. Il tutto con personaggi talmente ben costruiti che lo spettatore si trova a volergli bene nonostante l'assurdità della situazione.La prima stagione: l'autore dei 27 peni e il liceale più ingiustamente accusato d'America
La prima stagione ha 8 episodi e si chiude con uno dei finali più soddisfacenti e al tempo stesso più frustranti della televisione recente: soddisfacenti perché risponde alle domande principali, frustranti perché la risposta è esattamente del tipo che il true crime più onesto dovrebbe dare. La cosa che colpisce è come la serie riesca a far sembrare genuinamente importante sapere chi ha disegnato quei peni. Non perché il crimine lo sia, ovviamente, ma perché la storia di Dylan Maxwell, dell'ingiustizia che subisce, del modo in cui il sistema scolastico e la comunità reagiscono, è qualcosa di reale e riconoscibile sotto l'assurdità della superficie.
I creatori Dan Perrault e Tony Yacenda conoscono profondamente il linguaggio del documentary crime: le ricreazioni animate, gli screenshot di messaggi con zoom drammatici, le interviste con illuminazione morbida, le timeline visive, le prove forensi prese troppo sul serio. Ogni elemento è preciso, ogni strumento del genere viene usato per costruire una parodia che è anche un omaggio. La stagione è stata candidata agli Emmy nella categoria Outstanding Short Form Comedy or Drama Series, e chi l'ha giudicata ha dovuto fare i conti con il fatto che in termini di struttura narrativa era migliore di molti documentari veri.La seconda stagione: il Maniaco della Cacca e un caso ancora più complicato
La seconda stagione sposta Peter e Sam in un istituto diverso, per un caso ancora più assurdo se possibile: qualcuno sta avvelenando i distributori di bibite e il pranzo della scuola con delle feci, e la comunità scolastica è in preda al panico. Il Maniaco della Cacca è un antagonista quasi mitico, e l'indagine che i due intraprendono questa volta è più ambiziosa, più lunga e narrativamente più complessa. Introduce anche tematiche più pesanti sulla cultura digitale, il bullismo online e le conseguenze reali della fama scolastica nell'era dei social.
Alcuni preferiscono la prima stagione per la semplicità cristallina della sua premessa, altri trovano la seconda più matura e meglio scritta. Il dibattito è ancora acceso nelle community che amano la serie. L'unica cosa certa è che entrambe le stagioni si guardano in modalità compulsiva, e che la decisione di Netflix di cancellarla dopo due stagioni rimane tra le più criticate dagli appassionati del catalogo della piattaforma.
Perché guardarla adesso: la riscoperta della serie più sottovalutata di Netflix
American Vandal è disponibile su Netflix con entrambe le stagioni, per un totale di 16 episodi da circa 30 minuti ciascuno, il che la rende perfetta per una visione in una o due serate. Non è invecchiata: semmai è diventata più rilevante, perché il genere true crime che parodia è nel frattempo diventato ancora più inflazionato e i meccanismi che smonta sono ancora più riconoscibili. Chi l'ha vista all'uscita e vuole rivederla troverà dettagli che la prima volta aveva perso. Chi non l'ha mai vista ha davanti una delle esperienze di binge-watching più originali che il catalogo Netflix abbia mai prodotto.