FILM

Carcere femminile, un neonato e una separazione: questo film su Netflix ti farà commuovere

Su NEtflix, la storia vera di detenute che formano un coro per salutare una bambina. Il film taiwanese che commuove con musica, redenzione e speranza.

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C'è qualcosa di profondamente universale nel potere della musica. Qualcosa che trascende le sbarre, i pregiudizi, le storie personali più complicate. Se avete amato Sister Act, se vi siete mai commossi davanti a un coro che canta all'unisono, preparatevi: Sunshine Women's Choir è il film taiwanese che non sapevate di stare aspettando. È diventato il maggior incasso locale di Taiwan e ora è disponibile su Netflix, pronto a conquistare anche il pubblico occidentale con la sua miscela irresistibile di lacrime, speranza e armonie vocali da brividi. Diretto da Gavin Lin, il film è un remake dell'opera coreana Harmony del 2010, ma non fatevi ingannare dall'etichetta di "remake": questa è un'opera che sta in piedi con gambe solidissime, capace di parlare al cuore senza bisogno di confronti. La storia si svolge interamente in un carcere femminile, un ambiente che il cinema spesso dipinge in tonalità cupe e disperate.

Qui invece troviamo un approccio diverso, più luminoso ma mai ingenuo: una visione della detenzione che punta alla riabilitazione, alla possibilità di riscatto, senza nascondere le ombre e le difficoltà della vita dietro le sbarre. Al centro della narrazione c'è Li Hui-Zhen, interpretata con straordinaria sensibilità da Chen Yi-Han. La incontriamo mentre partorisce tra le mura del penitenziario, dando alla luce una bambina che potrà tenere con sé solo fino al compimento del terzo anno di età. È una norma che suona crudele, e lo è, ma il film non si ferma al giudizio facile. Mostra invece come Li Hui-Zhen cerchi di trasformare quel tempo limitato in qualcosa di prezioso, in un dono che sua figlia possa portare con sé anche quando saranno separate. La svolta arriva quando alla piccola viene diagnosticata una malattia agli occhi che richiede cure specialistiche, ottenibili solo all'esterno del carcere.

La separazione dovrà avvenire prima del previsto. E qui nasce l'idea del coro: la bambina adora la musica, e sua madre vuole regalarle un addio che sia anche una celebrazione, un momento di bellezza pura che possa restare impresso nella memoria. Ma formare un coro in prigione non è come organizzare le prove in una chiesa di quartiere. Le tensioni tra le detenute, le diffidenze, i rancori personali rendono tutto maledettamente complicato. Sunshine Women's Choir è, nella sua essenza, un film sull'unità. Sull'idea che persone diversissime, con storie spesso drammatiche alle spalle, possano trovare un terreno comune attraverso qualcosa di più grande di loro. Il coro diventa metafora e strumento: cantare insieme significa mettere da parte l'ego, sincronizzarsi, accettare che la propria voce ha valore solo se si fonde con quella degli altri. È una lezione che vale dentro e fuori dalle mura di un penitenziario.

Il cast è un vero ensemble, con ogni attrice che porta sul set qualcosa di autentico e toccante. Accanto a Chen Yi-Han brilla Judy Ongg nei panni di Yang Yu-Ying, affettuosamente chiamata "Nonna" dalle compagne di cella. Ex cantante famosa, è in prigione per aver ucciso il marito e il figlio. Sulla carta, un personaggio che potrebbe risultare impossibile da amare. Eppure, il film riesce nell'impresa di renderla profondamente umana, sfaccettata, persino adorabile. Il suo arco narrativo è quello più compiuto, con un finale emotivo che colpisce dritto allo stomaco.

Sunshine Women's Choir rimane un'esperienza cinematografica che scalda il cuore e bagna gli occhi. È un film che crede nella bontà delle persone, nella possibilità di redenzione, nel fatto che anche nei luoghi più improbabili può nascere qualcosa di bello. Non è un film perfetto, ma è un film necessario, soprattutto in tempi in cui il cinismo sembra l'unica risposta accettabile alla complessità del mondo. Le performance sono tutte di alto livello, con Chen Yi-Han, Judy Ongg e Ho Manxi che guidano il cast con interpretazioni intense e sfumate. Il sacrificio di Li Hui-Zhen, che rinuncia al tempo con sua figlia perché questa possa vedere e avere una vita migliore, è qualcosa che tocca corde universali. È il tipo di amore che non chiede nulla in cambio, che accetta il dolore pur di proteggere chi si ama.

E alla fine, quando il coro canta per quella bambina, quando quelle voci si alzano in un canto che è insieme saluto e benedizione, è difficile non sentirsi parte di qualcosa di più grande. La musica ha questo potere: ci ricorda che siamo connessi, che le nostre storie individuali si intrecciano, che possiamo scegliere di costruire ponti invece di alzare muri. Sunshine Women's Choir non è solo un film su un coro in prigione. È un film sulla maternità impossibile, sulla sorellanza nata dalla sofferenza condivisa, sulla forza che serve per continuare a sperare quando tutto sembra perduto. È un film che merita di essere visto, condiviso, celebrato. E se alla fine vi ritroverete con gli occhi lucidi e un sorriso sul volto, sappiate che non siete soli. È esattamente quello che dovrebbe fare il cinema quando funziona davvero.

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