Su Netflix, il buddy movie di Paul Feig in cui Melissa McCarthy mette in ombra Sandra Bullock
Come Melissa McCarthy salva il buddy cop movie di Paul Feig nonostante i difetti di sceneggiatura e ritmo.
Quando The Heat - Corpi da reato, disponibile su Netflix, arrivò nelle sale nell'estate del 2013, prometteva di essere la risposta femminile alle classiche buddy cop comedy dominate da testosterone e inseguimenti ad alta velocità. Sandra Bullock nei panni di un'agente FBI pedante e Melissa McCarthy come poliziotta di Boston dalla lingua tagliente: sulla carta, una coppia destinata a funzionare. Ma cosa dissero davvero le recensioni all'epoca, e perché questo film diretto da Paul Feig continua a dividere gli appassionati di commedie anche a distanza di anni. Il film ci presenta Sarah Ashburn, un'agente speciale dell'FBI interpretata da Bullock, il cui talento investigativo è oscurato solo dalla sua capacità di alienarsi ogni collega maschio con cui lavora. Quando il suo capo le offre l'opportunità di una promozione, Sarah deve dimostrare di saper lavorare in squadra: il compito è neutralizzare un spietato boss della droga a Boston.
Il merito principale va attribuito a Melissa McCarthy, che letteralmente domina lo schermo con una performance che mette in ombra Sandra Bullock e mescola acrobazie fisiche impressionanti e battute affilate. Feig spesso si limita a tenere la macchina da presa accesa mentre l'attrice sfoggia il suo arsenale comico, dimostrando anche una sorprendente capacità drammatica nei rari momenti sentimentali del film. Sandra Bullock, per quanto competente nel suo ruolo di spalla goffa e intenzionalmente impacciata, finisce inevitabilmente in secondo piano. È una dinamica che la critica notò all'epoca: McCarthy ruba letteralmente la scena in ogni inquadratura condivisa. Questo sbilanciamento, però, non affonda il film proprio perché l'attrice è talmente in stato di grazia da compensare ogni momento in cui la coppia non sembra perfettamente calibrata.
La sceneggiatura di Katie Dippold, co-showrunner di Parks and Recreation, merita un'attenzione particolare. Dippold offre una prospettiva femminile distintiva e rispettosa delle convenzioni del genere, commentando con intelligenza le dinamiche di genere contemporanee sul posto di lavoro. Lo fa attraverso mezzi evidenti, come la gag ricorrente di McCarthy che continua a imbattersi nelle sue avventure di una notte, ma anche con scelte più sottili: notate come nessuno dei due personaggi principali usi mai l'insulto più stereotipato riservato alle donne autoritarie. Il problema, tuttavia, sta nella struttura narrativa troppo lacunosa. Alcune sequenze comiche si trascinano oltre il necessario, e i momenti di tenerezza emotiva sono giustapposti in modo goffo alle scene più demenziali, creando stacchi che minano il potenziale satirico della sceneggiatura. Feig mantiene un ritmo generalmente sostenuto che permette al film di accumulare abbastanza munizioni comiche da far sì che, alla fine, i colpi a segno superino quelli mancati.