TV

Caso Diaco-Ravagnani, nessuna sanzione o provvedimento Rai: bufera social

Diaco torna in onda su BellaMà dopo la bufera per l'intervista a Ravagnani. La Rai non prende provvedimenti: ecco le ragioni della decisione dei vertici.

Condividi

Nessuna sanzione, nessun provvedimento disciplinare, nessuna presa di distanza ufficiale. Pierluigi Diaco torna regolarmente alla conduzione di BellaMà come se nulla fosse accaduto, nonostante la bufera mediatica scoppiata dopo l'intervista ad Alberto Ravagnani che ha fatto esplodere il caso tra Rai 2 e Ballando con le Stelle. La decisione arriva direttamente dai vertici Rai e rivela un orientamento preciso dell'azienda: ai piani alti della Rai prevarrebbe il ragionamento secondo cui Diaco avrebbe sbagliato i toni, ma non la sostanza delle domande poste all'ex sacerdote.

Una linea che fa discutere e che inevitabilmente apre interrogativi sul confine tra intervista incalzante e confronto che sconfina nel giudizio personale. Perché se è vero che un giornalista ha il diritto di porre domande scomode, è altrettanto vero che l'ospite dovrebbe poter manifestare il proprio disagio senza sentirsi sotto processo. E proprio questo è stato uno degli aspetti più contestati dell'intervista che ha visto Ravagnani in evidente imbarazzo di fronte a domande insistenti sulla propria sessualità e sulla vita sentimentale dopo l'addio al sacerdozio.

La puntata di mercoledì 4 novembre ha confermato la strategia del silenzio scelta dal conduttore. Nessun accenno alla vicenda in apertura, nessuna spiegazione e soprattutto nessuna scusa. Diaco ha esordito con il consueto atteggiamento, dedicando spazio al ricordo di Tinto Brass, scomparso nelle scorse ore, per poi entrare nel vivo della trasmissione con un tema dedicato agli amori tossici. Una scelta che ha deluso chi si aspettava almeno un chiarimento dopo le numerose critiche ricevute sui social e la dura presa di posizione di Milly Carlucci.

Secondo quanto ricostruito da Fanpage, ai vertici Rai la decisione di non intervenire sarebbe stata presa anche per evitare di alimentare uno scontro interno tra due trasmissioni della stessa azienda. Da una parte BellaMà, il programma pomeridiano di Rai 2 che ha costruito la propria identità proprio sulle interviste ruvide del conduttore. Dall'altra Ballando con le Stelle, uno degli appuntamenti di punta del sabato sera su Rai 1, il cui gruppo di lavoro avrebbe già deciso di non mandare più i concorrenti ospiti nel programma di Diaco.

Ma il caso ha ormai superato i confini del mondo televisivo, arrivando a coinvolgere anche la politica. La consigliera del Consiglio di amministrazione Rai Federica Frangi, indicata da Fratelli d'Italia, è intervenuta pubblicamente a difesa di Diaco, sostenendo che le polemiche sarebbero sproporzionate e ricordando che un giornalista ha il diritto di porre domande scomode, dirette e provocatorie. L'intervistato ha naturalmente il diritto di non rispondere, ha precisato Frangi, ma questo non può trasformarsi nel divieto di fare domande.

Un principio condivisibile quando si parla di informazione e servizio pubblico, ma che nel caso specifico sembra scontrarsi con una questione di metodo. Perché il nodo della discussione, almeno per una parte consistente di chi ha criticato Diaco, non riguarda tanto il diritto di fare domande quanto il modo in cui queste vengono poste. Il confine tra un'intervista incalzante e un confronto che rischia di trasformarsi in un interrogatorio personale può essere molto sottile, e nel caso di Ravagnani quel confine sarebbe stato ampiamente superato.

Il clima resta teso. Il gruppo di lavoro di Ballando con le Stelle, secondo quanto riportato dalle cronache, avrebbe preso la decisione di non inviare più i concorrenti del programma ospiti a BellaMà, una scelta che fotografa la frattura tra le due trasmissioni. Una frattura che l'azienda vorrebbe ricomporre senza clamore, puntando sul tempo e sulla volontà di non alimentare ulteriormente la discussione.

Pierluigi Diaco, dal canto suo, non ha rilasciato dichiarazioni e ha scelto di andare avanti con il proprio programma come se nulla fosse accaduto. Una scelta che potrebbe rivelarsi efficace nel far calare l'attenzione mediatica sulla vicenda, oppure alimentare ulteriori critiche da parte di chi interpreta il silenzio come mancanza di consapevolezza rispetto al dibattito sollevato.

Continua a leggere su BadTaste