Dalle supercar ai trattori: Jeremy Clarkson scopre la campagna, in questa serie in Top 10 su Prime Video
Jeremy Clarkson abbandona le supercar per gestire una fattoria. Scopri cosa ha imparato dalla vita agricola nella serie La fattoria Clarkson su Amazon Prime.
A Chadlington, nel distretto di Cotswolds, si estende una tenuta agricola che sembra sospesa nel tempo. Campi a vista d'occhio, paesaggi da cartolina, quella serenità bucolica che appartiene all'immaginario collettivo della campagna inglese. Almeno fino a quando il fattore che la gestisce non va in pensione e tutto ricade sotto la responsabilità del proprietario: Jeremy Clarkson, il giornalista e conduttore televisivo famoso per Top Gear e The Grand Tour, un uomo che di agricoltura non sa praticamente nulla.
La fattoria Clarkson, in Top 10 su Prime Video, cattura proprio questa dicotomia impossibile. Da una parte c'è il Clarkson che tutti conoscono: provocatorio, divisivo, abituato a sfrecciare su bolidi da centinaia di migliaia di euro. Dall'altra c'è un uomo di sessant'anni che si commuove davanti a una distesa mal seminata per colpa della sua inesperienza, che si sporca le mani per la prima volta nella vita, che scopre quanto poco sappia del mondo reale.
La serie, composta da otto episodi da circa cinquanta minuti ciascuno, non è un gioco né un reality. È la vera vita di Jeremy Clarkson che si reinventa agricoltore sulla sua proprietà di centinaia di acri, con quarantadue campi coltivati, prati, animali, pascoli, boschi, torrenti e paludi. E il risultato è una delle produzioni Amazon più riuscite e sorprendenti di questi ultimi anni.
La serie esplora la scoperta della vita agricola passo dopo passo. L'acquisto del trattore, il piano di coltivazione, la pastorizia, il raccolto. Tutti processi che, sulla carta, potrebbero sembrare noiosi. Ma la troupe riesce nell'impresa di rendere avvincente ogni aspetto, soprattutto grazie ai personaggi che affiancano Jeremy in questa avventura.
Ciò che rende La fattoria Clarkson un fenomeno, almeno per il pubblico britannico, è proprio questa evoluzione inattesa di un personaggio che non stravolge totalmente le sue caratteristiche ma le ammorbidisce, le rende meno spigolose. Jeremy Clarkson, noto per le sue opinioni provocatorie e il suo essere divisivo, si ritrova faccia a faccia con una realtà che non può dominare con il suo portafoglio o la sua fama.
Jeremy si rende conto presto che non sempre è possibile pagare per ottenere condizioni o risultati migliori. La maggior parte delle volte non si può far altro che obbedire alle leggi dell'ambiente, subire le conseguenze del meteo, ricominciare daccapo dopo aver visto mesi di lavoro andare perduti per una grandinata o una siccità. "Ho imparato", ammette Clarkson a un certo punto, "che questa vita ti spezza la schiena ed è complicata. Per essere un fattore devi anche essere un bravo agronomo, un meteorologo, un meccanico, un veterinario, un esperto di alberi. E tutto questo ti porterà a soffrire d'insonnia".
È proprio questa consapevolezza a rendere lo show qualcosa di più di una semplice messa in scena tragicomica. La fattoria Clarkson diventa, quindi, un documentario sulla forza dei nuovi inizi, sulla scoperta del valore del lavoro altrui, sull'umiltà che arriva quando ti rendi conto di quanto poco sai.