FILM

Diamanti e pugili: su Prime Video, Brad Pitt nel film di Guy Ritchie ancora perfetto dopo 26 anni

Dopo 26 anni, l'accento incomprensibile di Brad Pitt in questo film resta leggendario. Analisi del capolavoro di Guy Ritchie che non invecchia mai.

Condividi

Sono passati ventisei anni da quando Brad Pitt, Guy Ritchie, Jason Statham e un cast di volti riconoscibilissimi si sono riuniti per creare Snatch - Lo strappo, un crime caper disponibile su Prime Video che oggi funziona esattamente come nel 2000. Un quarto di secolo è un'eternità nel mondo del cinema, eppure questo film continua a essere citato, rivisto, celebrato. Non è invecchiato di un giorno. Anzi, sembra uscito ieri. Per Guy Ritchie, Snatch non rappresentava tecnicamente l'esordio. Quel merito spetta a Lock, Stock and Two Smoking Barrels, uscito appena due anni prima. Ma diciamoci la verità: è Snatch che ha conquistato l'immaginario collettivo in modo definitivo. Le due pellicole condividono molto, dal cast al ritmo frenetico, dalla struttura narrativa intrecciata allo stile visivo riconoscibile. Ma Snatch ha qualcosa in più, una scintilla che lo ha reso immortale nella cultura pop.

Il film è un perfetto esempio di crime comedy, un genere che richiede un equilibrio difficilissimo tra tensione e leggerezza. Ritchie orchestra diverse storyline che si intrecciano con la precisione di un orologio svizzero. C'è Turkish, il promoter di boxe interpretato da un giovanissimo Jason Statham al suo secondo ruolo importante, che insieme al socio Tommy, interpretato da Stephen Graham agli albori della carriera, cerca disperatamente un pugile per il loro prossimo incontro. La soluzione arriva nella forma di Mickey O'Neil, campione di bare-knuckle boxing e membro della comunità dei Travellers irlandesi. Ed è qui che entra in scena Brad Pitt con una performance che da sola vale il prezzo del biglietto. Il suo accento è talmente incomprensibile da risultare ridicolo, eppure funziona alla perfezione. Non è un difetto, è una scelta geniale. Pitt parla così velocemente e con una cadenza così marcata che persino gli altri personaggi faticano a capirlo, trasformando la barriera linguistica in elemento comico e narrativo insieme.

Quell'accento assurdo è diventato iconico proprio perché spinge oltre ogni limite del realismo fino a tornare indietro, dall'altra parte, dove diventa essenziale per il personaggio. Ma Snatch non è solo Mickey O'Neil. Ci sono diamanti rubati, incontri truccati, gangster che spiegano il significato della parola "nemesi", colpi di scena emotivi improvvisi. Ogni elemento si incastra nell'altro fino a formare un'unica storia coesa, raccontata con un ritmo che non concede un secondo di respiro. È un film che ti tiene incollato allo schermo dal primo all'ultimo minuto, e che alla seconda visione rivela dettagli che erano sfuggiti la prima volta. Lo stile registico di Ritchie è in piena forma in Snatch. I movimenti di camera frenetici, i montaggi serrati, le dissolvenze creative, i freeze frame accompagnati da didascalie ironiche: tutto ciò che ha reso il regista britannico riconoscibile è già qui, perfettamente formato. E siccome Ritchie non ha mai veramente cambiato il suo approccio negli ultimi venticinque anni, guardare Snatch oggi è come vedere un film contemporaneo.

Non c'è quella patina di "vecchio" che affligge tante opere degli anni Duemila. Potrebbe essere stato girato l'anno scorso. Il cast ha avuto carriere impressionanti dopo Snatch. Stephen Graham è diventato uno dei caratteristi più rispettati della televisione britannica e internazionale. Jason Statham ha costruito un impero d'azione. Vinnie Jones e Jason Flemyng sono volti fissi del cinema inglese. E poi c'è Brad Pitt, che con Snatch si trovava nel pieno della prima grande fase della sua carriera, quella che lo aveva consacrato come una delle più grandi star di Hollywood. Eppure, al di là delle performance, dello stile e della regia, Snatch funziona per un motivo molto più semplice: è una storia raccontata maledettamente bene. Ogni scena ha uno scopo, ogni personaggio contribuisce all'insieme, ogni battuta conta. Non ci sono tempi morti, non ci sono divagazioni inutili. È un film denso, compatto, efficiente. E nonostante la complessità della trama, non ti perdi mai.

Snatch è invecchiato bene perché non ha mai cercato di essere alla moda. Non insegue tendenze, non si appoggia a effetti speciali che diventano obsoleti, non fa riferimenti culturali datati. È un film fuori dal tempo perché costruito su elementi universali: personaggi memorabili, dialoghi brillanti, una trama ingegnosa. Tutto ciò che serve per creare un classico moderno. Ventisei anni dopo, Snatch resta un punto di riferimento per chiunque voglia fare un crime caper. È un film che puoi rivedere decine di volte e scoprire sempre qualcosa di nuovo. È un film che ha definito un'estetica, lanciato carriere, creato momenti iconici. E sì, è un film in cui Brad Pitt parla con un accento così assurdo da essere diventato leggendario.

Continua a leggere su BadTaste