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DiCaprio rivela il film, su Netflix, che ha segnato il suo passaggio da attore a collaboratore di Scorsese

Leonardo DiCaprio rivela che questo è l'unico suo film che riguarda sempre. Scopri perché il biopic su Howard Hughes ha segnato la sua carriera.

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Leonardo DiCaprio raramente guarda i suoi film. È una confessione che molti attori condividono, quasi un tabù del mestiere: rivedersi sullo schermo genera imbarazzo, insicurezza, la tentazione ossessiva di correggere ogni minima imperfezione. Eppure, c'è un'eccezione nella filmografia del divo californiano. Un'opera che continua a rivedere, a distanza di oltre vent'anni dalla sua uscita, con un sentimento che va oltre la semplice nostalgia professionale. Il film in questione è The Aviator, il biopic del 2004 disponibile su Netflix, diretto da Martin Scorsese che racconta la vita turbolenta di Howard Hughes, visionario pioniere dell'aviazione, produttore cinematografico e magnate afflitto da un crescente disturbo ossessivo-compulsivo. A rivelarlo è lo stesso DiCaprio in una recente intervista a Esquire, dove ha spiegato che questa pellicola rappresenta molto più di un semplice ruolo nella sua carriera: è il momento in cui è passato da interprete a vero collaboratore artistico.

The Aviator arriva in un punto di svolta della collaborazione tra Scorsese e DiCaprio. I due avevano già lavorato insieme in Gangs of New York nel 2002, ma quel progetto, pur ambizioso, era stato concepito e costruito dal maestro italoamericano. Con The Aviator la dinamica cambia radicalmente. DiCaprio aveva trascorso un decennio portando con sé un libro su Howard Hughes, coltivando l'idea di trasformarlo in film. Inizialmente aveva quasi realizzato il progetto con Michael Mann, ma un conflitto di programmazione fece saltare l'accordo. A quel punto, l'attore decise di proporre il materiale a Scorsese. Aveva trent'anni quando il film prese vita. Per la prima volta sentì di non essere solo un attore scritturato per interpretare un personaggio, ma parte integrante del processo creativo. Una responsabilità nuova, totalizzante, che gli permise di capire cosa significhi costruire un'opera cinematografica dall'interno, contribuendo alle scelte narrative, estetiche e produttive. Questa consapevolezza ha lasciato un'impronta indelebile nella sua percezione del cinema e del proprio ruolo all'interno dell'industria.

La scelta di Howard Hughes come soggetto non fu casuale. Il magnate texano rappresentava un personaggio dalle mille sfaccettature: genio visionario capace di rivoluzionare l'aviazione e il cinema hollywoodiano, ma al contempo prigioniero delle proprie ossessioni mentali. The Aviator copre un arco narrativo che va dal 1927 al 1947, due decenni in cui Hughes produsse il kolossal Hell's Angels, stabilì record di velocità aerea, corteggiò alcune delle dive più famose di Hollywood come Katharine Hepburn e Ava Gardner, e iniziò la sua discesa negli abissi del disturbo ossessivo-compulsivo. Per DiCaprio, dare vita a Hughes significò esplorare territori interpretativi complessi. Doveva incarnare il carisma sfrontato dell'aviatore playboy, la determinazione maniacale dell'innovatore tecnologico, e la fragilità psicologica di un uomo che progressivamente perdeva il controllo della propria mente. Scorsese gli offrì lo spazio per sperimentare, per osare, per sbagliare e correggere. Il regista, maestro nel dirigere attori attraverso improvvisazione controllata e intensità emotiva, trovò in DiCaprio un interprete capace di sostenere il peso drammatico di un personaggio così denso.

Il cast di The Aviator è uno dei più stellari mai assemblati per un biopic. Cate Blanchett, in una performance che le valse l'Oscar come miglior attrice non protagonista, ricreò Katharine Hepburn con una precisione quasi inquietante, catturando il suo accento patricio, i suoi modi spicci, la sua energia anarchica. Kate Beckinsale interpretò Ava Gardner, John C. Reilly fu lo sceneggiatore Noah Dietrich, Alec Baldwin vestì i panni del magnate Juan Trippe, mentre Alan Alda diede corpo al senatore corrotto Ralph Owen Brewster. Persino Gwen Stefani fece una fugace apparizione nei panni dell'attrice Jean Harlow. Scorsese orchestrò questa moltitudine di talenti con la precisione di un direttore d'orchestra, creando un affresco visivo e narrativo che omaggiava il cinema hollywoodiano dell'epoca attraverso una fotografia che evolveva cromaticamente man mano che la pellicola procedeva. Le scene iniziali, ambientate negli anni Venti, furono girate con tonalità che richiamavano il Technicolor bipack a due colori, mentre le sequenze successive adottarono progressivamente palette più ricche, fino al pieno Technicolor degli anni Quaranta. Un espediente formale che rendeva omaggio alla storia del cinema stesso.

Vedere sullo schermo non solo una grande interpretazione, ma il ricordo tangibile di quando ha smesso di essere semplicemente un attore e ha iniziato a essere un artista completo, capace di influenzare il processo creativo dall'inizio alla fine. Un passaggio fondamentale per chiunque lavori nel cinema, ma ancora più significativo per chi, come lui, era già una star mondiale a trent'anni e avrebbe potuto adagiarsi sulla rendita della propria immagine. Howard Hughes, in fondo, non era poi così diverso da DiCaprio. Entrambi hanno raggiunto il successo giovanissimi, entrambi hanno dovuto affrontare le pressioni di un'industria spietata, entrambi hanno cercato di trasformare le proprie ossessioni in opere d'arte. Forse è anche per questo che The Aviator continua a parlare al suo interprete principale, a distanza di oltre vent'anni: perché in quel film DiCaprio non ha solo interpretato un personaggio, ma ha trovato un riflesso di sé stesso e del proprio percorso artistico.

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