Su Netflix, c'è il capolavoro di Elia Kazan con Marlon Brando che supera Il Padrino su Rotten Tomatoes
Questo film supera Il Padrino su Rotten Tomatoes con il 99%. Scopri perché questo capolavoro del 1954 ha un punteggio più alto del film di Coppola.
Quando si parla di Marlon Brando, l'immagine che si materializza istantaneamente è quella di Don Vito Corleone: la voce rauca, lo sguardo penetrante, il gatto accarezzato con noncuranza mentre dispensa sentenze di vita e di morte. Il Padrino di Francis Ford Coppola, uscito nel 1972, non è solo il film più iconico della carriera di Brando, ma probabilmente uno dei capolavori assoluti della storia del cinema. Eppure, su Rotten Tomatoes, non è il suo film con il punteggio più alto. Il dato fa sobbalzare chiunque conosca anche superficialmente la filmografia dell'attore americano. Il Padrino vanta infatti un formidabile 97% sulla piattaforma di aggregazione recensioni, con 152 critiche raccolte nel corso dei decenni. Un consenso schiacciante, che testimonia quanto il film di Coppola abbia attraversato intatto le mode e le generazioni. Ma c'è un altro crime movie nella carriera di Brando che raggiunge l'incredibile cifra del 99%: Fronte del porto di Elia Kazan, uscito nel 1954.
Ma come è possibile che Il Padrino, film che domina regolarmente le classifiche dei critici e del pubblico come il più grande di sempre, non abbia raggiunto lo stesso livello di unanimità critica? La risposta sta nella natura stessa delle due opere e nel modo in cui sono state accolte nel loro tempo. Fronte del porto arrivò in un momento in cui il cinema americano stava attraversando una trasformazione profonda. Il film fu accolto come un capolavoro del neorealismo all'americana, una testimonianza cruda e senza filtri della corruzione che divorava le organizzazioni sindacali. Quando Il Padrino uscì, diciotto anni dopo, Fronte del porto era già canonizzato come uno dei pilastri dell'epoca d'oro di Hollywood. Nessuno osava metterlo in discussione. Il Padrino, invece, è sempre stato un film più divisivo, almeno tra quella minoranza di critici che hanno osato andare controcorrente. Alcuni lo hanno trovato eccessivamente sensazionalista, un melodramma mafioso vestito da grande cinema. Ironia della sorte, questa fu esattamente l'obiezione che lo stesso Coppola mosse inizialmente al romanzo di Mario Puzo, prima di accettare di dirigere il film.
Altri critici hanno accusato il film di essere pretenzioso, o di glorificare la vendetta senza porsi alcuna questione morale sul tema. C'è poi la questione della performance di Brando. Se il suo Terry Malloy è unanimemente considerato un trionfo di fisicità e vulnerabilità emotiva, il Don Vito Corleone ha suscitato qualche perplessità. Una piccola frangia di recensori ha definito l'interpretazione caricaturale, troppo costruita, persino pigra. Le celebri guance imbottite di cotone, che Brando usò per creare la voce del personaggio, sono state lette da alcuni come un trucco superficiale piuttosto che come una scelta attoriale profonda. Eppure, proprio questa capacità di Il Padrino di polarizzare, di non lasciare indifferenti, potrebbe essere la vera misura della sua grandezza. I capolavori autentici raramente mettono d'accordo tutti: provocano, disturbano, obbligano a prendere posizione. Fronte del porto può vantare il minor numero di detrattori nella filmografia di Brando, ed è un merito che va riconosciuto senza riserve.