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Questo film con Russell Crowe che incassò solo 321 milioni è diventato un fenomeno su Netflix

Da flop nel 2010, è ora tra i più visti su Netflix. Ecco perché questo film con Russell Crowe sta vivendo una rinascita inaspettata.

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Anni dopo il suo debutto deludente nelle sale cinematografiche, il Robin Hood di Ridley Scott e Russell Crowe sta vivendo una seconda giovinezza inaspettata. Il film del 2010, che ai tempi venne accolto con tiepido entusiasmo da critica e pubblico, è schizzato al settimo posto nella classifica dei 10 film più visti su Netflix negli Stati Uniti. La resurrezione streaming di questo kolossal da 155-237 milioni di dollari rappresenta uno dei casi più curiosi di rivalutazione postuma nell'era delle piattaforme digitali. All'epoca della sua uscita, Robin Hood raccolse appena 321,7 milioni di dollari al botteghino mondiale, cifra considerata deludente rispetto all'investimento massiccio e alle aspettative legate alla reunion tra Scott e Crowe dopo il trionfo di Il Gladiatore.

La collaborazione tra il regista britannico e l'attore neozelandese aveva infatti prodotto uno dei capolavori epici degli anni Duemila. Il Gladiatore non solo vinse l'Oscar come Miglior Film, ma consegnò a Crowe la statuetta come Miglior Attore per la sua interpretazione iconica di Massimo Decimo Meridio. Dopo quel successo planetario, i due avevano continuato a lavorare insieme con American Gangster e Body of Lies, consolidando un sodalizio artistico che sembrava destinato a produrre solo successi. Robin Hood doveva essere il loro quinto e ultimo film insieme, ma si rivelò il più controverso. I critici dell'epoca lo stroncarono con un severo 43 percento su Rotten Tomatoes, lamentando un approccio troppo serioso e cupo per una leggenda che storicamente si presta a toni più avventurosi e spensierati. L'audience si dimostrò leggermente più clemente, portando il punteggio al 58 percento, ma il verdetto complessivo rimase negativo: Scott aveva tolto il divertimento dalla storia dell'arciere di Sherwood.

Il film raccontava le origini di Robin Longstride, arciere dell'esercito di re Riccardo Cuor di Leone che, dopo la morte del sovrano, torna in Inghilterra assumendo l'identità di un cavaliere caduto. Qui incontra Marion Locksley, interpretata da Cate Blanchett, e si ritrova coinvolto in una cospirazione che minaccia il trono inglese. L'approccio revisionista e grondante realismo medievale di Scott trasformò la classica storia di cappa e spada in un dramma storico denso, lungo 140 minuti, che lasciò molti spettatori insoddisfatti. Eppure, nel febbraio 2026, qualcosa è cambiato. Il film sta registrando picchi di visualizzazioni significativi su Netflix, posizionandosi appena dietro a uscite recenti come The Smashing Machine e Masterminds. Questa rinascita non è completamente casuale: la figura di Robin Hood sta vivendo un momento di particolare rilevanza culturale.

Alla fine del 2025 è uscita una serie televisiva su MGM Plus con Sean Bean e Jack Patten nei panni del leggendario fuorilegge, riaccendendo l'interesse per il personaggio. Ancora più significativa è l'uscita di Robin Hood - Il prezzo del sangue, produzione A24 che vede Hugh Jackman nei panni di un Robin Hood invecchiato e tormentato dai fantasmi del suo passato criminale. Questo approccio dark e psicologico rappresenta l'ennesima reinterpretazione di una figura che ha attraversato secoli di narrazioni. La storia di Robin Hood ha infatti generato decine di adattamenti cinematografici e televisivi, da Kevin Costner in Robin Hood: Principe dei Ladri a Cary Elwes nella parodia Robin Hood: Un uomo in calzamaglia. Pochi però hanno centrato il bersaglio, conquistando contemporaneamente pubblico e critica. La maggior parte, compresa la versione di Crowe e Scott, ha mancato qualcosa: il tono giusto, il bilanciamento tra avventura e dramma, la capacità di rendere attuale un mito medievale.

Russell Crowe porta sullo schermo la sua consueta intensità fisica e un carisma da leader nato, mentre Cate Blanchett costruisce una Marion lontana dalla damigella in pericolo, più simile a una donna medievale che deve sopravvivere in un mondo brutale. La regia di Scott, come sempre, eccelle nelle sequenze d'azione e nella ricostruzione d'epoca, con battaglie cruente e paesaggi fangosi che restituiscono l'asprezza del Medioevo inglese. Il ritorno di Robin Hood nelle classifiche di streaming dimostra una verità sempre più evidente nell'era digitale: il giudizio immediato non è più definitivo. Film liquidati all'uscita possono trovare nuova vita, nuovi pubblici, nuove interpretazioni. La narrazione lineare del successo o del flop si è frantumata in mille percorsi possibili, dove un'opera può fallire al botteghino ma trionfare anni dopo su una piattaforma, beneficiando di un contesto culturale mutato o semplicemente della possibilità di essere vista senza pregiudizi.

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