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Dietro La donna senza passato c’è un libro, ma quanto c’è di vero? Ecco cosa Netflix ha cambiato nel film

La donna senza passato è tratto da una storia vera? Scopriamo il libro che ha ispirato il thriller Netflix e le principali differenze con il film.

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La donna senza passato sta attirando l'attenzione degli abbonati Netflix con un mistero costruito intorno a una domanda tanto semplice quanto inquietante: cosa accadrebbe se qualcuno arrivasse improvvisamente a dirci che la vita che ricordiamo non è quella che abbiamo realmente vissuto? È ciò che succede a Louise Andersen, protagonista del thriller danese arrivato sulla piattaforma il 28 agosto 2026. Ma il film è tratto da un libro? E quali sono le differenze? Scopriamolo in questo articolo!

Interpretata da Natalie Madueño, Louise vive una quotidianità tranquilla insieme al compagno Joachim quando uno sconosciuto irrompe nella sua esistenza sostenendo qualcosa di apparentemente impossibile: lei non sarebbe Louise, ma Helene Söderberg, sua moglie scomparsa anni prima. Da quel momento tutto ciò che la protagonista credeva di sapere su se stessa comincia a sgretolarsi. Dietro la donna senza memoria potrebbe infatti nascondersi l'erede di una famiglia estremamente ricca, legata a un potente impero nel settore delle spedizioni.

Ed è proprio il modo in cui il film intreccia amnesia, identità e segreti familiari ad aver spinto molti spettatori a chiedersi se dietro una vicenda tanto particolare possa esserci una storia realmente accaduta. La risposta, però, è no. La donna senza passato non è tratto da una storia vera, ma da un romanzo. Il punto di partenza è Den hemmelige kvinde, thriller pubblicato in Danimarca e arrivato nelle librerie italiane nel 2017 con lo stesso titolo scelto successivamente per il film, La donna senza passato. A firmarlo è Anna Ekberg, che non è però una scrittrice realmente esistente: si tratta dello pseudonimo utilizzato dagli autori danesi Anders Rønnow Klarlund e Jacob Weinreich.

La donna senza passato, fonte: Netflix

Il romanzo è stato pubblicato in Italia da Nord, nella traduzione di Alessandro Storti, e successivamente riproposto da TEA nel 2019. È inoltre un'opera autoconclusiva, quindi chi vuole recuperare la storia originale dopo aver visto il film non deve affrontare una saga o leggere altri volumi prima di questo. Il cuore della storia letteraria è già quello che ritroviamo sullo schermo. Louise soffre di problemi di memoria e conduce una nuova esistenza insieme a Joachim, fino al momento in cui Edmund Söderberg la riconosce e sostiene che la donna sia in realtà sua moglie Helene.

Da qui parte una ricerca della verità che costringe la protagonista a mettere in dubbio non soltanto i propri ricordi, ma anche le persone che affermano di conoscerla. Netflix ha quindi mantenuto il grande enigma attorno al quale ruota il libro, insieme ai nomi dei personaggi principali e al conflitto tra le due vite di Louise/Helene. Ma questo non significa che l'adattamento diretto da Barbara Topsøe-Rothenborg abbia seguito il romanzo alla lettera.

Una delle differenze più evidenti riguarda già il luogo nel quale incontriamo la protagonista. Nel libro Louise vive a Christiansø, minuscola isola danese nel mar Baltico, dove gestisce un caffè insieme a Joachim. È proprio lì che Edmund compare improvvisamente e sostiene di aver finalmente ritrovato la moglie scomparsa. La sinossi dell'edizione italiana del romanzo parte esattamente da questo incontro. Invece nel film questa nuova vita è stata spostata fuori dalla Danimarca. Louise e Joachim vivono sull'isola norvegese di Hidra, scelta che permette all'adattamento di sfruttare paesaggi più isolati e di accentuare visivamente la distanza tra la vita semplice costruita dalla protagonista dopo la perdita della memoria e il mondo privilegiato dal quale proviene Helene.

La donna senza passato, fonte: Netflix

Anche il passato della protagonista viene rielaborato per lo schermo. Netflix presenta esplicitamente Helene come appartenente a una famiglia proprietaria di un impero delle spedizioni: il ritorno nella sua vecchia esistenza significa quindi entrare nuovamente in un ambiente apparentemente perfetto, fatto di ricchezza e potere, dietro il quale cominciano però ad affiorare segreti sempre più pericolosi. L'adattamento cinematografico deve inoltre comprimere in meno di due ore una storia che nel romanzo italiano occupa 384 pagine.

È inevitabile, quindi, che alcune dinamiche vengano accelerate e che la psicologia dei personaggi trovi uno spazio differente rispetto alla pagina scritta. Il libro può restare più a lungo dentro l'incertezza della protagonista, mentre il film deve trasformare progressivamente quella crisi d'identità in un thriller fatto di indizi, sospetti e rivelazioni. Quello che non cambia è invece il vero motore della storia: Louise deve stabilire se le persone che le stanno raccontando il suo passato siano degne di fiducia e, soprattutto, capire perché Helene sia scomparsa. È proprio questo elemento a rendere il mistero più interessante della semplice domanda “chi è davvero Louise?”.

Ritrovare la propria identità non significa necessariamente risolvere tutto. Se Helene aveva abbandonato quella vita, resta infatti da capire cosa l'avesse portata a farlo e se tornare dalle persone che sostengono di essere la sua famiglia sia davvero una scelta sicura. Il film diretto da Barbara Topsøe-Rothenborg conserva questa componente da noir nordico e la affida a un cast guidato da Natalie Madueño. Al suo fianco troviamo Claes Bang nel ruolo di Edmund e Pål Sverre Hagen in quello di Joachim, oltre a Stina Ekblad, Ingrid Bolsø Berdal e Lars Simonsen.

Netflix classifica l'opera tra thriller, crime e drammi psicologici tratti da libri, sottolineando proprio amnesia, suspense e mistero tra le sue caratteristiche principali. La donna senza passato non ha quindi bisogno di un caso di cronaca reale per costruire la propria storia. Louise e Helene non sono donne realmente esistite e la famiglia Söderberg non nasconde un fatto di cronaca che il film abbia deciso di ricostruire. Alla base c'è invece un thriller letterario che utilizza l'amnesia per mettere in discussione qualcosa di molto più universale: quanto della nostra identità dipende dai ricordi e quanto, invece, dalle scelte compiute nel presente. Ed è forse proprio per questo che, una volta scoperto chi fosse Louise prima di perdere la memoria, la domanda più importante non è più soltanto quale delle sue due identità sia quella vera, ma quale vita voglia scegliere di vivere.

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