Joaquin Phoenix filosofo ubriaco: perché questo film di Woody Allen su Netflix divide ancora il pubblico
Su Netflix, c'è questo film di Woody Allen con Joaquin Phoenix: un film che divide tra filosofia, crimine e esistenzialismo. Perché quest'opera del 2015 è così controversa.
Dopo oltre mezzo secolo di cinema, Woody Allen continua imperterrito la sua marcia creativa con un film all'anno, una disciplina che mantiene dagli anni Ottanta con la costanza di un orologio svizzero. Irrational Man, uscito nel 2015 e disponibile su Netflix, rappresenta una delle sue opere più peculiari degli ultimi anni, un esperimento che divide critica e pubblico proprio per la sua natura sfuggente, difficile da incasellare nei generi tradizionali. Il professor Abe Lucas, interpretato da un Joaquin Phoenix in stato di grazia, arriva al fittizio Braylin College nel Rhode Island. L'estetica del campus sembra uscita direttamente da un catalogo J. Crew, un'ambientazione patinata e irraggiungibile per la classe media, ma questo tipo di escapismo ha sempre servito bene la filmografia di Allen, conferendo alle sue storie una qualità quasi onirica, sospesa tra realtà e aspirazione.
Il film utilizza una narrazione a doppia voce fuori campo, con entrambi i protagonisti che espongono i propri pensieri e il proprio posto nel mondo. Lucas trova improvvisamente un senso nella vita quando decide di commettere un crimine contro un giudice corrotto, dopo aver origliato per caso la storia di un'ingiustizia perpetrata da questo magistrato ai danni di una sconosciuta. Per Pollard, invece, l'eccitazione deriva semplicemente dal frequentare persone interessanti, anche se questo desiderio appare superficiale e poco sviluppato. Phoenix porta sullo schermo l'ennesimo personaggio assurdo della sua carriera, confermandosi uno dei pochi attori drammatici capaci di calibrare le proprie performance verso il registro comico senza che il pubblico nemmeno percepisca il cambiamento di registro. La sua capacità di incarnare contraddizioni viventi è ciò che rende Lucas credibile nonostante l'assurdità delle sue scelte.
Il problema principale di Irrational Man è proprio la sua identità sfuggente. Non è una commedia, non è un dramma, non è nemmeno un dramedy nel senso convenzionale del termine. Esiste in uno spazio tutto suo, che richiama i lavori più provocatori e filosoficamente densi di Allen come Crimini e misfatti o Match Point. Possiede l'alchimia delle sue opere precedenti, quella capacità di mescolare questioni esistenziali profonde con situazioni narrative intriganti. I personaggi risultano però irregolari, specialmente Emma Stone che, pur essendo un'attrice di talento, fatica con alcuni dialoghi alleniani che sulla sua bocca suonano un po' forzati. È interessante notare come, quando si parla di un film di Woody Allen, ci si ritrovi inevitabilmente a confrontarlo con i suoi anni d'oro come cineasta. Allen stesso non si è mai curato delle recensioni, un atteggiamento che rende il suo lavoro romantico o cinico a seconda della prospettiva da cui si osserva.
Irrational Man rappresenta Allen che fa Allen, senza concessioni alle mode o alle aspettative del pubblico contemporaneo, con tutti i pregi e i difetti che questo approccio comporta. Un film che non innova, certo, ma che conferma la capacità del regista di costruire narrazioni intellettualmente stimolanti, anche quando i risultati non raggiungono le vette dei suoi capolavori indiscussi.