La donna senza passato, come finisce? La spiegazione del finale e la verità dietro l’ultima scena
Come finisce La donna senza passato? Spieghiamo il finale del thriller Netflix, la verità su Helene e il significato dell’ultima misteriosa scena.
La donna senza passato costruisce per quasi tutta la sua durata un mistero attorno all'identità della protagonista, ma è soltanto nell'ultima parte che il thriller Netflix mette finalmente insieme tutti i pezzi. Chi è davvero Louise? Perché ha perso la memoria? Cosa nasconde Edmund? E, soprattutto, cosa significa quella strana ultima scena che sembra rimettere in discussione persino ciò che abbiamo appena scoperto? Attenzione: l'articolo contiene spoiler sul finale di La donna senza passato.
È durante questa indagine che Helene entra in contatto con la vera Louise Andersen. Quest'ultima possiede informazioni fondamentali su quanto sta accadendo e diventa una delle persone attraverso cui Helene cerca di ricostruire le attività criminali nascoste dietro l'azienda. Le cose precipitano la notte della scomparsa di Helene. La vera Louise muore durante il confronto con Edmund, mentre Helene, rimasta sul ponte e senza una via d'uscita, si getta nel vuoto verso una nave che sta passando sotto di lei.
Sopravvive, ma il trauma le provoca l'amnesia. Quando viene ritrovata ha con sé gli effetti personali di Louise e, non avendo alcun ricordo capace di smentire quei documenti, finisce per assumere inconsapevolmente l'identità della donna morta. È così che nasce la “Louise” conosciuta all'inizio del film. Non si tratta quindi di un'identità costruita per ingannare Joachim o per sfuggire volontariamente alla famiglia. Helene crede davvero di essere quella donna e, negli anni successivi, costruisce in Norvegia una nuova esistenza e una relazione autentica con Joachim.
Arriva a drogarla, a manipolarla e a sfruttare proprio la sua amnesia per presentarla come psicologicamente instabile. Se nessuno può fidarsi dei ricordi di Helene, anche le sue accuse possono essere facilmente screditate. Un ruolo fondamentale è giocato anche dallo specchietto rotto che accompagna la protagonista. L'oggetto non è soltanto un simbolo piuttosto evidente della sua identità frammentata: al suo interno si trova la prova che permette di collegare il presente a ciò che Helene stava cercando di denunciare prima della scomparsa.
Ma Edmund non è l'unico responsabile. Il finale allarga infatti il quadro alla stessa famiglia Söderberg e soprattutto a Caroline, madre di Edmund. Si scopre che la morte del padre di Helene, Aksel, non era stata un semplice incidente. Caroline, che in passato era stata anche amante e segretaria dell'uomo, lo aveva fatto precipitare dalle scale. Dietro l'immagine rispettabile della famiglia esiste dunque una rete di segreti che precede persino gli eventi vissuti direttamente dalla protagonista.
Helene non torna con Edmund e non cancella gli anni vissuti come Louise. Sceglie Joachim, torna in Norvegia e porta con sé Alexander. La sua nuova famiglia diventa quindi una sorta di incontro tra le due esistenze: da Helene recupera il figlio e la consapevolezza delle proprie origini, mentre della vita costruita come Louise conserva Joachim e tutto ciò che ha scelto liberamente dopo aver perso la memoria. Resta però un'ultima domanda, ed è proprio il film a lasciarla aperta.
Nella scena conclusiva Helene, Joachim e Alexander sono insieme in acqua. La donna ricorda improvvisamente un dettaglio legato al rapporto del figlio con il mare. Alexander, sorpreso, le chiede se ora riesca a ricordare. Helene ammette che alcuni ricordi stanno tornando. Subito dopo guarda lo specchietto rotto che aveva già accompagnato il riaffiorare del passato e infine rivolge uno sguardo direttamente verso la macchina da presa. La musica assume per un istante un tono più inquietante e il film si interrompe. È un dettaglio importante perché impedisce di leggere il finale come una conclusione completamente rassicurante.
Decider sottolinea proprio come il finale lasci aperta questa inquietante possibilità, senza però trasformarla in una rivelazione esplicita. Ed è qui che il romanzo da cui è tratto il film aiuta a leggere la scena in maniera diversa. Nel libro Den hemmelige kvinde di Anna Ekberg, pseudonimo degli scrittori Anders Rønnow Klarlund e Jacob Weinreich, l'amnesia di Helene viene presentata in maniera molto meno ambigua: i ricordi riaffiorano progressivamente, come frammenti di un puzzle, e la protagonista non sa se riuscirà mai a recuperarli tutti. Non c'è quindi una vera indicazione che abbia finto di aver perso la memoria.
Il film sembra partire dalla stessa idea, ma sceglie di aggiungere un'ultima nota di inquietudine. Quel “ricordo alcune cose”, accompagnato dallo sguardo in camera, non conferma che Helene abbia mentito: suggerisce semplicemente che lo spettatore non può sapere quanto del suo passato sia ormai tornato. E forse è proprio questa la chiave del finale di La donna senza passato. Helene non deve più scegliere se essere Louise oppure tornare a essere la donna che era prima. Ha scoperto la verità, ha recuperato Alexander e ha scelto Joachim, costruendo una vita che contiene entrambe le sue identità. Lo specchio rimane rotto, ma Helene non ha più bisogno di ricomporlo perfettamente per sapere chi vuole essere.