FILM

Due marinai, una barca e un uragano: il nuovo film su Netflix racconta la vera tragedia di Acapulco

La storia vera di due marinai sopravvissuti all'uragano Otis ad Acapulco diventa un film Netflix. Il disaster movie messicano con 800 persone coinvolte nella produzione.

Condividi

Tre anni fa, nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 2023, l'uragano Otis si abbatté su Acapulco con una ferocia che nessuno aveva previsto. Categoria cinque, venti a 270 chilometri orari, un mostro meteorologico che in poche ore trasformò la celebre località balneare messicana in uno scenario apocalittico. Edifici squarciati, alberi sradicati, intere colline franate. Il bilancio fu drammatico: almeno 52 morti e 31 dispersi, la maggior parte dei quali marinai. Eppure, in mezzo al disastro totale, emerse l'impossibile: la storia di due marinai, Marlon Valdez e Jonathan Chico, che sopravvissero alla furia di Otis rimanendo sulle loro barche. Non cercarono riparo a terra, non fuggirono. Resistettero ai venti che distruggevano palazzi, aggrappati alle imbarcazioni che avrebbero dovuto diventare la loro tomba galleggiante. Quando il regista messicano Jorge Michel Grau, 53 anni, lesse quella storia su EL PAÍS, rimase folgorato.

Da quel reportage è nato un progetto cinematografico senza precedenti per il cinema nazionale messicano: un film catastrofico, intitolato Surviving Hurricane Otis, prodotto da Netflix e Perro Azul. Nel corso di tre anni, 800 persone hanno lavorato al progetto. Cinquecento di loro si sono dedicate esclusivamente agli effetti visivi. Negli studi Churubusco di Città del Messico hanno costruito una vasca d'acqua di 200 metri quadrati e tre imbarcazioni da otto tonnellate ciascuna per le riprese acquatiche. Hanno utilizzato ventilatori industriali e cannoni ad acqua. Il team aveva preparato un grafico dettagliato che mostrava come si muoveva il vento e come saliva il livello del mare in ogni momento dell'uragano. I personaggi principali del film sono Whirpul e Cándido, due fratellastri interpretati da attori, ma la presenza di Marlon e Jonathan è stata fondamentale durante tutta la produzione.

I due veri sopravvissuti hanno fatto da consulenti, hanno lavorato con gli attori, sono stati sul set, hanno aiutato in postproduzione controllando i codici radio tra le imbarcazioni nella sceneggiatura. Appaiono anche in una scena sullo schermo: sono loro che comunicano via radio con i protagonisti quando l'uragano colpisce. I due marinai, oggi 27enni, dicono di essere emozionati ma anche nervosi all'idea di vedere l'adattamento cinematografico della loro esperienza. Nessuno dei due è tornato in mare dopo l'uragano. Marlon vive a Playa del Carmen, dove lavora in un hotel, e Jonathan è uno sviluppatore di software a Città del Messico. Le cicatrici di quella notte sono ancora troppo profonde. Ma c'è un altro angolo del film che è profondamente messicano: la disuguaglianza sociale. Quando Otis colpì Acapulco nella notte del 25 ottobre 2023, decine di capitani, marinai, meccanici e hostess si trovavano a bordo delle imbarcazioni.

Erano stati tutti mandati dai proprietari di yacht e barche a vela per vigilare su di esse. Questa pratica, comune nel paese quando le tempeste minacciano, è nota come "velar". Quel giorno, anche se l'arrivo di Otis era noto, i proprietari di imbarcazioni da dentro e, soprattutto, da fuori Acapulco mandarono i lavoratori ad affrontare un uragano per proteggere imbarcazioni che erano per lo più assicurate. Ventiquattro marinai rimangono dispersi. È questa la dimensione più inquietante della storia: uomini mandati a rischiare la vita per proteggere beni materiali, mentre i proprietari restavano al sicuro lontano dalla costa. Marlon e Jonathan non scelsero di affrontare Otis per eroismo: lo fecero perché qualcuno glielo aveva ordinato, perché avevano bisogno di quel lavoro, perché nella scala sociale messicana un marinaio vale meno di uno yacht.

"Un film su un disastro naturale di questa portata non era mai stato fatto in Messico", sottolinea Michel Grau. "Ci sono alcuni film sui terremoti – io stesso ne ho uno, 7:19 – ma a un livello di budget che considereresti cinema indipendente. Questo è un film che il cinema messicano non aveva mai visto prima". Per il regista si tratta del progetto più grande mai intrapreso. I numeri parlano chiaro: vasca da 200 metri quadrati, tre barche da otto tonnellate, 500 persone dedicate agli effetti visivi, una ricostruzione minuziosa ora per ora dell'evoluzione dell'uragano. Ma dietro la spettacolarità tecnica c'è una storia umana potente, quella di "due persone ordinarie che affrontano lo straordinario".

Continua a leggere su BadTaste