FILM

Ellen Burstyn riceve il Leone d’Oro a Venezia 83 e ricorda L’Esorcista: “Mi infortunai, ma cambiò il cinema”

Ellen Burstyn riceve il Leone d’Oro alla carriera a Venezia 83 e torna a raccontare L’Esorcista, l’incidente sul set e il rapporto con William Friedkin.

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A 93 anni Ellen Burstyn non ha alcuna intenzione di trasformare la sua carriera in un ricordo. L'attrice di L'esorcista, Alice non abita più qui e Requiem for a Dream continua a lavorare, a insegnare all'Actors Studio e soprattutto a guardare al cinema con la stessa curiosità degli inizi. A Venezia 83 è arrivato però il momento di fermarsi almeno per qualche minuto e voltarsi indietro: la Mostra le ha consegnato il Leone d'Oro alla carriera, uno dei riconoscimenti più importanti della sua lunghissima storia professionale.

A consegnarle il premio è stata Maggie Gyllenhaal, che l'ha diretta in Flesh Impact, cortometraggio presentato proprio al Lido e realizzato in occasione del centenario della nascita di Marilyn Monroe. Un progetto decisamente particolare: Dakota Johnson interpreta Marilyn da giovane, mentre Burstyn immagina come avrebbe potuto essere l'icona hollywoodiana se fosse arrivata a compiere cent'anni. Però per l'attrice il legame con Monroe non è soltanto cinematografico. Burstyn ha raccontato di averla vista una volta dal vivo quando era ancora agli inizi della propria carriera.

Si trovavano in un locale notturno e Marilyn, dopo averla guardata, le fece un piccolo cenno d'intesa. Un gesto apparentemente insignificante che Burstyn non ha mai dimenticato. Anni dopo avrebbe scoperto qualcosa in più sulla donna che si nascondeva dietro quella celebrità grazie a Ralph Roberts, suo massaggiatore, che in precedenza era stato anche massaggiatore e confidente di Monroe. Dai suoi racconti emergeva una Marilyn molto diversa dal personaggio pubblico, capace persino di camminare per strada senza trucco e passare completamente inosservata, per poi trasformarsi deliberatamente nella star che tutti conoscevano.

Il Leone d'Oro è stato inevitabilmente anche l'occasione per ripercorrere alcuni dei film che hanno segnato la vita di Burstyn. E nessuno probabilmente pesa quanto L'esorcista. Il capolavoro diretto da William Friedkin nel 1973 cambiò per sempre la storia dell'horror e trasformò definitivamente l'attrice in una star internazionale, ma dietro quelle immagini si nasconde anche un ricordo molto meno piacevole. Burstyn ha infatti ricordato ancora una volta l'incidente avvenuto durante le riprese. Friedkin, ha spiegato, era un regista di enorme talento, ma disposto a spingersi molto lontano pur di ottenere l'inquadratura che aveva in mente.

Per lei questo significò subire un vero infortunio alla schiena durante una scena particolarmente violenta. “William Friedkin è stato un regista di grande talento, ma era anche uno di quei registi che avrebbe fatto di tutto per ottenere la ripresa, incluso farmi infortunare alla schiena”, ha raccontato Burstyn, spiegando che L'esorcista fu un'esperienza capace di cambiarle la vita, ma anche estremamente dolorosa dal punto di vista fisico. Nonostante questo, l'attrice continua a riconoscere l'enorme importanza del film, visto che secondo Burstyn, L'esorcista non si limitò a diventare un successo: contribuì a rendere il cinema horror più profondo e complesso, dimostrando che il genere poteva affrontare temi e personaggi con un'ambizione fino ad allora piuttosto rara.

Il film di Friedkin è stato inoltre selezionato per la conservazione nel National Film Registry della Library of Congress. Subito dopo arrivò un'altra svolta fondamentale. Forte del successo ottenuto con L'esorcista, Warner Bros. voleva realizzare un nuovo film con lei e iniziò a sottoporle diversi copioni. Burstyn, però, si accorse che praticamente tutti i personaggi femminili che le venivano proposti appartenevano a un modello che non riconosceva più. Erano donne costruite quasi esclusivamente in funzione degli uomini: mogli e compagne che aspettavano il ritorno del protagonista mentre lui affrontava il mondo.

Ellen Burstyn ne L'esorcista, fonte: Warner Bros.

Burstyn voleva invece interpretare quella che definiva una “donna vera”, qualcuno alle prese con la propria esistenza, i propri desideri e le proprie difficoltà. Da quella volontà nacque Alice non abita più qui. Per dirigerlo venne scelto un regista ancora lontanissimo dallo status che avrebbe raggiunto negli anni successivi: Martin Scorsese. Il film avrebbe regalato a Burstyn l'Oscar come miglior attrice e sarebbe diventato uno dei titoli simbolo della trasformazione della rappresentazione femminile nel cinema americano degli anni Settanta. Proprio il cambiamento vissuto dalle donne nell'industria cinematografica è stato uno dei temi sui quali Burstyn si è soffermata maggiormente a Venezia.

Quando iniziò a lavorare, ha ricordato con ironia, vedere una donna sul set significava quasi automaticamente trovarsi davanti a un'attrice: dietro la macchina da presa la presenza femminile era praticamente inesistente. La situazione è cambiata progressivamente, anche grazie al movimento femminista e a figure come Gloria Steinem. Oggi le donne occupano ruoli tecnici e creativi che all'inizio della carriera di Burstyn sarebbero stati difficili persino da immaginare. La parità, ha sottolineato, non è ancora stata raggiunta, ma la distanza rispetto al passato è enorme. Ma a 93 anni Burstyn non guarda soltanto indietro: durante il suo passaggio veneziano ha parlato anche del futuro e in particolare della tecnologia, confessando di osservare con una certa inquietudine la velocità con cui sta evolvendo.

L'attrice ha richiamato il concetto di “singolarità”, cioè il momento nel quale la tecnologia potrebbe iniziare a svilupparsi sempre più autonomamente, sottolineando quanto sia difficile prevedere dove porterà questa trasformazione. Una preoccupazione che non le impedisce comunque di continuare a lavorare. Oltre a Flesh Impact, Burstyn è infatti protagonista di Place to Be di Kornél Mundruczó insieme a Taika Waititi, presentato anch'esso a Venezia 83. Nel film interpreta una vedova che intraprende un viaggio da Chicago a New York e finisce per creare un legame inatteso con un uomo incontrato lungo il percorso. La cosa sorprende persino lei.

Burstyn ha ammesso che non avrebbe mai immaginato di trovarsi ancora a 93 anni davanti alla macchina da presa, tantomeno da protagonista. Eppure continua ad accettare nuovi ruoli seguendo una regola estremamente semplice: una sceneggiatura deve riuscire a farla ridere o piangere, meglio ancora entrambe le cose. Il Leone d'Oro alla carriera arriva così mentre la carriera di Ellen Burstyn, paradossalmente, è ancora tutt'altro che conclusa. Dopo oltre 150 interpretazioni, un Oscar, due Emmy e un Tony, Venezia ha celebrato più di sessant'anni di cinema. Lei, nel frattempo, sembra già interessata soprattutto alla prossima storia che valga la pena raccontare.

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