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Venezia 2026, durante la proiezione del suo film Moretti si alza e va da uno spettatore: il motivo lascia basiti

Nanni Moretti interrompe la proiezione del suo film a Venezia 2026 per redarguire uno spettatore con il telefono acceso. L'episodio diventa virale.

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Nanni Moretti non smentisce mai se stesso. A 71 anni, il regista romano continua a incarnare quella figura di autore intransigente e senza compromessi che ha plasmato decenni di cinema italiano. E proprio alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, durante la proiezione ufficiale del suo nuovo film in concorso "Succederà questa notte", quella proverbiale intransigenza si è manifestata in modo tanto diretto quanto inaspettato.

Era sabato 4 settembre quando, nella prestigiosa Sala Grande del Lido, è andato in scena un episodio destinato a diventare uno degli aneddoti più raccontati di questa edizione del festival. Moretti si trovava seduto in galleria, il posto d'onore riservato agli autori durante le proiezioni ufficiali, accompagnato nientemeno che da Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale. Il film era appena iniziato, i titoli di testa scorrevano sullo schermo, quando l'attenzione del regista è stata catturata da qualcosa di disturbante: un uomo in platea, con il viso illuminato dallo schermo del proprio smartphone.

Durante la sequenza iniziale dei loghi dei produttori, Moretti aveva già notato quella luce innaturale provenire dalla platea sottostante. Ha lasciato correre, forse pensando che si trattasse di un momento passeggero. Poi sono comparsi i titoli di testa del film, e lo spettatore continuava imperterrito a fissare il proprio dispositivo. Quando è iniziata a diffondersi in sala la musica composta da Alberto Iglesias per la pellicola – una colonna sonora che Moretti stesso definirà poi "bellissima" – il telefono era ancora acceso, lo sguardo dello spettatore ancora catturato da quello schermo sbagliato.



A quel punto qualcosa si è rotto nella pazienza del regista. "Non ce l'ho fatta più", racconterà lui stesso a Repubblica ricostruendo l'episodio. E così, mentre la sala era immersa nel buio e il suo film entrava nel vivo, Nanni Moretti ha compiuto un gesto clamoroso: si è alzato dal proprio posto, ha percorso le scale che separano la galleria dalla platea, e si è diretto con passo deciso verso l'autore della distrazione.

In maniche di camicia, il regista ha attraversato il primo corridoio sulla destra della Sala Grande, seguito a vista da un incredulo Buttafuoco che assisteva alla scena senza riuscire probabilmente a credere ai propri occhi. Ha raggiunto lo spettatore con il telefono e gli ha intimato di spegnere immediatamente il dispositivo. Missione compiuta, Moretti è tornato al proprio posto e la proiezione è proseguita senza ulteriori interruzioni.

L'episodio ha sorpreso non solo il pubblico presente in sala, ma è rimbalzato rapidamente oltre i confini del Lido, diventando uno dei momenti più discussi di questa ottantatreesima edizione della Mostra. Per Moretti si tratta di un ritorno a Venezia dopo ben 37 anni di assenza dal festival, rendendo l'episodio ancora più significativo e simbolico.



Nella sua ricostruzione dei fatti, il regista ha sfoderato quella consueta ironia che lo contraddistingue, ma senza nascondere la frustrazione genuina provata in quel momento. L'obiettivo dichiarato era semplice e diretto: "Andare a far spegnere il telefonino a un tizio che proprio non ne voleva sapere di smettere di guardarlo". Una frase che, nella sua semplicità quasi colloquiale, racchiude l'essenza di una battaglia più ampia che Moretti ha sempre combattuto: quella per il rispetto del cinema come esperienza sacra, condivisa, da vivere con attenzione e devozione.

Il gesto del regista pone anche una questione più universale sul rapporto tra tecnologia e fruizione culturale. In un'epoca in cui gli smartphone sono diventati estensioni quasi organiche dei nostri corpi, la sala cinematografica rappresenta forse l'ultimo baluardo di un'esperienza collettiva che richiede concentrazione, presenza fisica e mentale, disconnessione dal mondo esterno. Che questo episodio sia avvenuto proprio durante una proiezione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia, uno dei palcoscenici più importanti del cinema mondiale, amplifica il paradosso e la portata simbolica del gesto.

La reazione dello spettatore redarguito non è stata resa nota, ma si può immaginare lo stupore nel vedersi di fronte uno dei più grandi registi italiani viventi che personalmente gli chiede di spegnere il telefono. Un momento che, con buona probabilità, quella persona non dimenticherà facilmente. "Succederà questa notte", il film al centro di questa vicenda, rappresenta per Moretti un ritorno alla competizione veneziana carico di aspettative.

La pellicola si inserisce in una filmografia che ha attraversato e raccontato decenni di storia italiana, sempre con quello sguardo critico e autoironico che ha reso il regista una figura unica nel panorama cinematografico nazionale e internazionale. Che proprio durante la prima proiezione ufficiale di questo lavoro si sia consumato un episodio così emblematico del carattere dell'autore aggiunge un ulteriore livello di significato all'evento.

La vicenda ha rapidamente fatto il giro del web e dei social media, dividendo l'opinione pubblica tra chi ha applaudito il gesto coraggioso del regista e chi lo ha trovato eccessivo. Ma forse questo è esattamente il tipo di discussione che Moretti ha sempre cercato di provocare: un confronto diretto, senza mediazioni, su cosa significhi davvero rispettare un'opera d'arte e l'esperienza collettiva della sua fruizione.

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