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Venezia 83, sembra sangue sull’abito della regista di Woman Unknown: ecco cosa significa quel dettaglio

A Venezia 83 May el-Toukhy sorprende con un abito bianco che sembra macchiato di sangue: dietro il look della regista di Woman Unknown c’è un significato preciso.

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Sul red carpet di Venezia 83 è bastato che May el-Toukhy si voltasse per cambiare completamente la percezione del suo abito. Davanti, una lunga tunica bianca apparentemente essenziale; sulla schiena, invece, una grande chiazza rosso scarlatto che sembra sangue e trasforma il vestito in una vera e propria dichiarazione. La regista danese di origini egiziane ha scelto questo look per accompagnare la presentazione di Woman Unknown, il suo nuovo film in concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

El-Toukhy ha sfilato insieme al cast davanti ai fotografi, ma è stato proprio il particolare nascosto sul retro dell’abito ad attirare rapidamente l’attenzione. A guardarlo da vicino, infatti, non si tratta realmente di sangue. L’effetto è ottenuto attraverso una composizione di elementi e nappine rosse applicate sul tessuto bianco, disposte in modo da ricordare una ferita o una grande macchia che scende lungo la schiena. Una scelta tutt’altro che casuale, perché il vestito richiama direttamente uno dei temi più duri affrontati in Woman Unknown.

Il film, della durata di 124 minuti, è ambientato nella Danimarca del 1945, subito dopo la fine dell’occupazione nazista. Al centro della storia c’è Marie, una giovane domestica che spera di lasciarsi alle spalle la povertà sposando il proprio datore di lavoro. Il suo passato, però, rischia di distruggere tutto ciò che ha costruito. Woman Unknown guarda infatti anche a una delle pagine più controverse del dopoguerra europeo: quella delle donne accusate di aver avuto relazioni con i soldati tedeschi durante l’occupazione. Le cosiddette “collaboratrici orizzontali” venivano pubblicamente umiliate e sottoposte a violenze, spesso con la rasatura forzata dei capelli e altri rituali punitivi.

Nel film di el-Toukhy alcune di queste donne vengono inoltre marchiate sul corpo con svastiche dipinte di rosso. È proprio a quelle immagini che rimanderebbe il dettaglio scelto dalla regista per il red carpet: il rosso che irrompe sul bianco dell’abito riproduce visivamente le ferite e i segni impressi sui corpi femminili raccontati nel film. Anche l’accostamento cromatico acquista così un significato particolare. Bianco e rosso sono i colori della bandiera danese, ma nell’abito il secondo assume l’aspetto del sangue, facendo entrare sul tappeto rosso uno dei temi centrali dell’opera: il corpo delle donne trasformato in terreno sul quale esercitare vendetta, controllo e condanna sociale.

La scelta arriva inoltre in un’edizione della Mostra in cui la presenza delle registe nella competizione principale è diventata essa stessa oggetto di discussione. May el-Toukhy è l’unica donna ad aver diretto da sola un film di finzione tra i 21 titoli in corsa per il Leone d’Oro; Rachel Szor è invece co-regista del documentario NAZA. La stessa el-Toukhy ne ha parlato a Venezia, sottolineando come per le donne continuino a esistere ostacoli strutturali nell’industria cinematografica, a partire dalla possibilità di ottenere finanziamenti e realizzare progetti con la stessa continuità dei colleghi uomini. Secondo la regista, dopo i progressi seguiti al movimento #MeToo, negli ultimi anni si sarebbe registrato persino un arretramento sul fronte della parità.

Woman Unknown segna il ritorno dietro la macchina da presa della cineasta dopo Queen of Hearts, film del 2019 che aveva conquistato il premio del pubblico al Sundance Film Festival. Per il nuovo progetto el-Toukhy ha firmato anche la sceneggiatura insieme a Maren Louise Käehne, affidando il ruolo principale a Mathilde Arcel. Nel cast figurano inoltre Carsten Bjørnlund, Thorbjørn Hedegaard, Marina Bouras, Mia Plantin e Sofia Nolsøe.

Il film è stato presentato ufficialmente il 6 settembre nella Sala Grande del Lido e corre per il Leone d’Oro. E il suo passaggio a Venezia non si è limitato allo schermo: con quell’abito apparentemente candido e il dettaglio rosso nascosto sulla schiena, May el-Toukhy ha scelto di portare direttamente sul red carpet una delle immagini più dolorose della storia che ha deciso di raccontare.

Il rosso, del resto, è diventato in questi giorni anche un colore carico di significato sul red carpet di Venezia 83. Prima di May el-Toukhy, anche l'attrice Greta Scarano aveva attirato l’attenzione presentandosi al Lido con un evidente segno rosso dipinto sul volto, trasformando la passerella in uno spazio per veicolare un messaggio che andava oltre il cinema. Due gesti identici, accomunati dalla scelta di utilizzare un dettaglio visivo impossibile da ignorare per portare un significato preciso davanti agli obiettivi di tutto il mondo.

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