FILM

Ethan Hawke e Uma Thurman su Prime Video, in questo capolavoro sci-fi anni '90 che merita la visione

Analisi del film di fantascienza su Prime Video con Ethan Hawke che ha anticipato i dilemmi etici sulla genetica. Un capolavoro troppo avanti per il suo tempo.

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Gli anni Novanta sono stati un'epoca d'oro per la fantascienza cinematografica. Mentre il pubblico si affollava nelle sale per vedere dinosauri clonati e alieni ostili, un piccolo film con Ethan Hawke e Uma Thurman provava a fare qualcosa di diverso. Gattaca - La porta dell'universo, disponibile su prime Video, uscì nel 1997 con l'ambizione di raccontare un futuro distopico non attraverso esplosioni e inseguimenti spaziali, ma attraverso l'architettura minimalista, la genetica e le implicazioni morali della perfezione biologica programmata. Il risultato fu un capolavoro di fantascienza speculativa che però lasciò molti spettatori freddi, confusi, distanti. Non perché fosse un film sbagliato, ma perché era semplicemente troppo avanti, troppo cerebrale, troppo impegnato a esplorare ogni angolo delle sue idee per preoccuparsi di risultare immediatamente accessibile. La trama di Gattaca ruota attorno a Vincent Freeman, interpretato da Hawke, un uomo nato naturalmente in un mondo dove la manipolazione genetica ha creato una società a due velocità.

Da una parte i "validi", concepiti in laboratorio con il DNA ottimizzato per eliminare malattie e massimizzare talenti. Dall'altra gli "in-validi", nati dall'amore e dal caso, condannati a lavori umili perché il loro codice genetico non è abbastanza perfetto. Vincent sogna di andare nello spazio, ma il suo cuore difettoso e la sua miopia lo rendono inadatto secondo i parametri della società. Così acquista l'identità genetica di Jerome Morrow, un nuotatore paralizzato interpretato da Jude Law, e si infiltra nella Gattaca Aerospace Corporation. Quando un responsabile della missione viene assassinato, Vincent rischia di essere scoperto mentre la polizia setaccia il complesso alla ricerca di indizi genetici. Quello che rende Gattaca un'opera unica nel panorama fantascientifico è il suo approccio visivo. Niente astronavi scintillanti o metropoli verticali illuminate al neon. Il regista e sceneggiatore Andrew Niccol ha scelto una via opposta: linee pulite, architetture brutaliste, colori freddi che oscillano tra il verde acqua e il grigio. Ogni inquadratura sembra studiata al millimetro, ogni ambiente respira ordine e controllo.

Il film utilizza il design per comunicare la rigidità di una società ossessionata dalla perfezione genetica. Gli spazi sono ampi ma oppressivi, luminosi ma privi di calore. Non c'è nulla di futuristico nel senso tradizionale del termine: le auto sembrano uscite dagli anni Sessanta, i computer sono praticamente assenti, l'abbigliamento è formale e anonimo. Gattaca costruisce il suo futuro guardando al passato, creando un mondo senza tempo che risulta più inquietante proprio perché familiare. Il cinema di fantascienza moderno ha chiaramente imparato la lezione. Film come Arrival o Her hanno adottato un approccio simile, preferendo l'understatement visivo alla spettacolarizzazione. Ma nel 1997, quando uscì Gattaca, questa scelta fu considerata coraggiosa al limite della follia commerciale. Il cuore tematico del film batte attorno al determinismo genetico, all'idea che il nostro DNA possa e debba definire chi siamo e cosa possiamo diventare. Vincent incarna la ribellione contro questo principio: un "in-valido" che attraverso determinazione, sacrificio e inganno raggiunge l'impossibile.

Il film prende posizione netta contro l'abilismo, mostrando come una società che classifica gli individui in base al loro corredo genetico non sia tanto diversa da quelle che discriminano per razza o classe sociale. Eppure Gattaca non si accontenta di lanciare un messaggio e andarsene. Esplora ogni piega della sua premessa, ponendo domande scomode. Cosa significa essere umani quando la biologia può essere controllata? La volontà può davvero superare i limiti del corpo? E se sì, a che prezzo. Il rapporto tra Vincent e Jerome diventa una complessa meditazione sull'identità, sul valore del sacrificio, sulla differenza tra quello che siamo e quello che vogliamo essere? Qui però emerge anche il limite principale del film. Nella sua ossessione per le idee, Gattaca perde qualcosa di fondamentale: il calore umano. I personaggi sono spesso veicoli per concetti filosofici più che esseri di carne e sangue. Le loro relazioni, compresa quella romantica tra Vincent e Irene interpretata da Uma Thurman, sembrano costruite più per servire la trama che per rappresentare autentiche connessioni emotive.

La distanza emotiva è amplificata dalla fotografia e dalla recitazione volutamente controllata. Tutto è misurato, trattenuto, freddo. Questo approccio serve la visione estetica del film, ma rischia di alienare lo spettatore che cerca un ancoraggio emotivo. È difficile affezionarsi a personaggi che sembrano sempre a un passo dal pubblico, intrappolati nella gabbia concettuale costruita dal regista. La pellicola ha ricevuto recensioni positive dalla critica ed è stata nominata all'Oscar per la migliore scenografia, riconoscimento che testimonia l'eccellenza del suo design visivo. Ma al botteghino non sfondò, e negli anni successivi non è entrato nel canone dei classici della fantascienza come Matrix o Blade Runner. Troppi elementi lavoravano contro di esso: troppo cerebrale per il pubblico mainstream, troppo freddo per generare passaparola entusiasta, troppo ambizioso nel voler bilanciare thriller procedurale e filosofia speculativa.

Eppure, guardando Gattaca oggi, con il dibattito sulla manipolazione genetica, la tecnologia CRISPR e le questioni etiche legate alla selezione degli embrioni più attuali che mai, il film appare quasi profetico. Non ha immaginato tecnologie fantascientifiche, ma ha anticipato dilemmi morali reali che la società sta affrontando proprio ora. La fantascienza dovrebbe essere progressiva, guardare avanti, sfidare le convenzioni. Ma non può spingersi così tanto avanti da perdere il pubblico lungo la strada. Gattaca (la cui serie in programma è stata cancellata) ha commesso questo errore generoso: ha creduto troppo nell'intelligenza degli spettatori, ha rifiutato di semplificare, ha insistito nel mantenere la complessità anche quando questo significava sacrificare l'accessibilità immediata. Forse è per questo che rimane un capolavoro nascosto, un film che viene riscoperto da chi cerca qualcosa di più sostanzioso nel genere fantascientifico.

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