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Su Prime Video, c'è un film del 2004 con Robin Williams che nessuno ricorda (ma tutti dovrebbero vedere)

Su Prime Video, il thriller del 2004 con Robin Williams che ha anticipato i dilemmi sulla privacy, sorveglianza digitale e memoria nell'era moderna.

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Immaginate un futuro in cui ogni neonato può ricevere, alla nascita, un impianto di memoria. Non stiamo parlando di fantascienza distante, ma di una tecnologia che registra ogni singolo istante della vostra esistenza dal vostro punto di vista. Ogni esperienza, ogni momento, ogni scelta viene archiviata, conservata e, alla vostra morte, consegnata a un professionista con un compito tanto affascinante quanto inquietante: editare la vostra vita. Questo è il mondo disturbante e profetico di The Final Cut, film del 2004 scritto e diretto da Omar Naim, disponibile su Prime Video, con Robin Williams in uno dei suoi ruoli più oscuri e sottovalutati. Un'opera che all'epoca passò quasi inosservata, schiacciata da produzioni più rumorose, e che oggi merita una rivalutazione urgente. Perché se nel 2004 sembrava fantascienza speculativa, nel 2025 suona drammaticamente come un campanello d'allarme.

In questo futuro non troppo lontano, i "cutter" sono gli editori della memoria umana. Il loro lavoro consiste nel prendere l'intero archivio di una vita registrata e trasformarlo in una "rememory", un memoriale rispettabile da proiettare ai cari del defunto. Pensateci: non più vecchie foto ingiallite o filmini sgranati delle vacanze, ma letteralmente l'intera esistenza di una persona che scorre su uno schermo. Ma c'è un problema, ovviamente. Non tutte le memorie che accumuliamo sono degne di essere celebrate. Comportamenti deplorevoli, momenti oscuri, scelte riprovevoli: tutto questo materiale viene chirurgicamente rimosso dal cutter, distrutto per sempre, così che rimanga solo una versione idealizzata del defunto. La verità viene sacrificata sull'altare della reputazione postuma. Alan Hakman, interpretato da un Williams in stato di grazia drammatica, è il migliore nel mestiere. Freddo, distaccato, metodico, Alan lavora da solo alla sua consolle di montaggio, immune alle questioni morali che il suo lavoro solleva.

Per lui è tecnica pura: taglia il male, conserva il bene, consegna il prodotto finito. Ha una relazione intermittente con Delila, interpretata da Mira Sorvino, ma per il resto vive isolato nel suo universo di memorie altrui. I cutter seguono un codice rigoroso: non possono mescolare filmati da impianti diversi, non possono vendere le memorie di qualcuno e, soprattutto, non possono possedere essi stessi un impianto di memoria. Sono osservatori, mai osservati. Giudici, mai giudicati. La quiete professionale di Alan viene frantumata quando riceve l'incarico di montare la rememory di un uomo d'affari di alto profilo che lavorava proprio per l'azienda che produce questi dispositivi di memoria. Routine, pensa Alan, finché non riceve la visita di un ex collega, interpretato da Jim Caviezel, ora convertito in attivista contro questa tecnologia invasiva.

Caviezel sospetta che nelle memorie su cui Alan sta lavorando si nasconda materiale compromettente contro l'azienda produttrice, uno scandalo in grado di far crollare l'intero sistema. Ma Alan è vincolato dal suo codice etico professionale. Non può e non deve rivelare nulla. Eppure, scavando in quelle memorie, scopre qualcosa che lo riguarda personalmente, un ricordo che si collega a un trauma infantile che lo perseguita da sempre. Ed è qui che The Final Cut diventa davvero interessante. Tutte quelle regole ferree, quell'etica professionale che Alan ha sempre rispettato, iniziano a vacillare. Quando la storia personale si intreccia con quella professionale, quando il passato bussa alla porta del presente, quali scelte farai? Cosa sacrificherai? Naim costruisce questo mondo con intelligenza chirurgica. Non ci vengono spiegate mille cose attraverso dialoghi espositivi pesanti. Vediamo pubblicità futuristiche che promuovono l'impianto, assistiamo a riunioni di cutter che discutono delle loro scoperte con la stessa nonchalance con cui si commenta il meteo.

Robin Williams offre qui una delle sue interpretazioni più contenute e potenti. Abituati al suo genio comico esplosivo o ai suoi ruoli di mentore caloroso, vederlo così glaciale, così emotivamente blindato, è straniante e affascinante. Alan Hakman è un uomo che ha seppellito i propri sentimenti sotto strati di professionalità, che ha fatto del distacco la sua armatura. Williams riesce a trasmettere questo dolore congelato con una sottrazione recitativa ammirevole. Nel panorama del cinema di fantascienza degli anni Duemila, dominato da sequenze d'azione adrenalica e CGI sovrabbondante, The Final Cut rappresentava qualcosa di diverso: un film di idee, un thriller filosofico travestito da sci-fi. Forse è proprio per questo che è passato inosservato. Era fuori tempo, troppo riflessivo per il suo momento storico. Se siete fan dell'attore, su Netflix c'è un suo film di stampo decisamente diverso, ma che si è guadagnato lo status di cult.

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